Bleach Soul Society

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Scheda di Yuuki Fong, Studente | Energia Gialla
view post Posted on 13/10/2009, 17:49Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 9/2/2010, 23:46



Scheda Shinigami


imageDati Personali

† Nome Utente: Yami Kaguya
† Nome PG: Yuuki Shihoin Fong
† Età Sviluppo Konpaku: 17 Anni
† Età Spirituale Konpaku: 170 Anni
† Sesso: Femmina
† Altezza: 164 cm
† Peso: 56 kg
† Occhi: Dorati
† Capelli: Neri

† Grado: Studentessa
† Energia: Gialla
† Brigata:: Nessuna
† Categoria:: Shinigami
† Elemento:: Nessuno



~

Ho incrinato le ossa perchè sopportassero qualsiasi impatto. Ho strappato i muscoli perchè fossero la mia armatura e i miei arieti. Ho stirato i tendini perchè non ci fosse angolatura che non potessero raggiungere. Affilata con lo scopo di combattere, e senza un fodero che renda tutto ciò superfluo...il mio corpo non è altro che una lama sguainata.

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~


† Caratteristiche Psico-fisiche †

Il fisico di Yuuki è sempre stato molto longilineo, e il suo portamento è diventato impeccabile praticamente pochi mesi dopo la nascita, come consuetudine per i figli dei nobili. Solo il suo cambio di vita però, ha reso chiare le differenze in termini pratici che la sua struttura fisica le ha donato. Quasi a incarnare la scientifica inferiorità di massa muscolare che le donne soffrono rispetto agli uomini, anche il corpo spirituale di questa ragazza possiede ben poca della forza che caratterizza i suoi compagni. Tuttavia sembra che le doti atletiche che hanno reso famosa la sorella, siano state in misura minore ereditate anche da Yuuki stessa. Oltre a una rapidità maggiore, Yuuki possiede un'innata abilità nel controllare i propri spostamenti, il che si traduce in una facilità anormale nel cambiare le proprie traiettorie di spostamento in tempi brevissimi. Pur dovendosi affidare ai riflessi per farlo, se tali si rivelano sufficienti Yuuki è capace di correre alla massima velocità e spostarsi in qualsiasi direzione senza che questa subisca cambiamenti considerevoli. Ciò include quindi anche procedere evitando ostacoli lanciati contro di sè, naturalmente se percepiti in tempo.

Forza: 125
Velocità: 162.5
Resistenza: 150
Zanjutsu: 150
Kido: 150
Hoho: 162.5






Caratteristiche Reiatsu - Affinità Elementali


Affinità: ??? [Liv 0]
Il reiatsu di Yuuki ha un colore bianco, per quanto ancora non sappia emetterlo in maniera sufficientemente chiara da poterlo distinguere per più di qualche istante.
Non è ancora chiaro se possieda delle affinità elementali.



~

Non ho Artigli. Non ho Zanne. Non ho Corazze. Non ho Veleni. Non ho Armi.
Ho solo questi Pugni e questi Calci. Non posso fare altro che credere in loro e Combattere.


~



Stili di Combattimento



Hakuda - Colpi Bianchi

Caratteristica principale delle Unità Segrete, è la maestria nell'Hakuda, il combattimento corpo a corpo senza l'utilizzo di armi. Yuuki ha dovuto piegarsi a tale regola, sia per i suoi obiettivi, sia per il fatto che in quanto prigioniera e poi servitrice, non le è mai stato concesso tenere armi. Quale idiota darebbe un'arma a qualcuno di cui tiene la testa sotto il proprio piede?
Tuttavia, mai come in questo caso il detto "la necessità aguzza l'ingegno, ha trovato il suo rappresentante pratico. Yuuki padroneggia tre stili, di cui ha appreso sfogliando la biblioteca Fong e passando anni della sua vita su vari trattati, sino a scegliere quelli che preferiva. Tuttavia sono solo conoscenze scritte, e forse per questo le sue abilità marziali non hanno mai mostrato una qualche superiorità rispetto ad altri guerrieri.

Krav Maga

Il Krav Maga nasce dall'opera di sintesi di Imi Lichtenfeld su indicazione dell'esercito israeliano. Agli inizi degli anni '50, parallelamente alla nascita dello stato di Israele, a Lichtenfeld venne richiesto di sviluppare un sistema di combattimento efficace ma rapido da apprendere, al fine di addestrare le neonate forze armate israeliane, subito impegnate in una durissima lotta.
L'esperienza di Lichtenfeld influenzò pesantemente lo stile e la filosofia del Krav Maga. Grande ginnasta, pugile e campione di lotta libera, alla base teorica aggiunse una grande esperienza di lotta di strada, maturata in una gioventù in parte passata a lottare per la vita nei vicoli della Bratislava occupata dai Tedeschi.

Il Krav Maga è una "tecnica di combattimento" semplice e pratica, priva di qualunque filosofia o preconcetto ideologico. E' nata per essere appresa in breve tempo ed essere usata in un contesto bellico, con un unica regola: annientare senza permettere nemmeno di provare ad essere annientati.
Il Krav Maga predilige un approccio offensivo, che caratterizza questo sistema di combattimento. Se altre arti marziali tradizionali, soprattutto di matrice orientale, tendono ad associare oltre all'insegnamento delle tecniche un sistema filosofico e spirituale, il Krav Maga risponde a criteri di tipo militare quali l'efficacia e la rapidità con cui si arriva al risultato desiderato, che è la neutralizzazione dell'avversario.
Dove spesso molte arti marziali prediligono un'impostazione attendista che lascia all'avversario la prima mossa, il Krav Maga punta ad una rapida neutralizzazione dell'avversario prima che questi possa diventare una minaccia. Ciò appare normale d'altronde, considerato la sua natura di programma di addestramento accelerato per i soldati dello stato di Israele, dove il suo utilizzo era studiato per l'impiego verso tutti coloro che non appartenessero alla propria fazione non appena si metteva piede nel campo di battaglia. Il krav-maga è una sintesi armonica di tecniche derivate dalle arti marziali, da sistemi di lotta a mani nude e dai metodi del Close Combat del Maggiore Firebairn, un mix di colpi a mano aperta diretti a punti sensibili come naso e gola, pugni di stile pugilistico, leve agli arti del Judo e del Ju-Jitsu, e calci e ginocchiate tipici della Thai Boxe.

Capoeira

La capoeira è, nella sua origine, una lotta di liberazione dissimulata nella danza, in un gioco di arguzia. Con ogni probabilità affonda le sue origini nelle tecniche di lotta tribali dell'Africa centro-occidentale, ma si sviluppa in Brasile durante l'epoca coloniale, quando vi vennero deportati gli schiavi africani. La tradizione vuole che gli schiavi di origini africane si esercitassero nella lotta con l'intento di conquistare la libertà; l'apparenza di danza tribale aveva quindi lo scopo di celare tali intenzioni e metterli al sicuro dalla punizione dei padroni.

I movimenti variano a seconda del ritmo che il capoeirista segue, ottenendo un ritmo di combattimento piuttosto irregolare. Nel caso di Yuuki comunque, la ragazza ha enfatizzato particolarmente l'aspetto più combattivo che elegante di tale stile, quindi ha imparato a basarsi sui ritmi personali piuttosto che su uno esterno. Tuttavia l'uso delle gambe è alla base di tale stile, e pertanto richiede una buona dose di abilità per poter essere attuato in un combattimento reale. Per quanto lo conosca quindi, Yuuki usa raramente tale stile in uno scontro a rischio della vita. Perlopiù, ha appreso questo stile per compensare gli altri prettamente offensivi e crudeli, con uno che cura più l'esecuzione solitaria che l'efficacia in battaglia

Kali

Ovviamente, uno Shinigami resta uno Shinigami. Combattere a mani nude contro un aggressore armato pone sempre il primo combattente in una condizione di svantaggio. Gli Shinigami hanno varie tecniche per rendere il proprio corpo un arma, ma è nella loro natura combattere e crescere con la propria lama. Ecco perchè Yuuki ha cercato di imparare anche l'unico stile a mano armata a cui si è interessata per più di due minuti.
Il Kali è un arte marziale filippina la cui peculiarità risiede nell'uso delle armi all'inizio del proprio percorso di formazione marziale, anzichè a livelli più avanzati come in molte altre. La base è l'arma, e dopo vengono le tecniche a mano nuda, che rassomigliano quelle a mano armata, facendo quindi capire quanto tale condizione sia fondamentale nella mentalità di questo stile.
Un concetto tipico dell'Escrima è la "numerazione degli angoli": gli attacchi vengono portati seguendo particolari traiettorie che comunque rientrano in "zone" che delimitano la figura umana del bersaglio. Principalmente il corpo umano viene divisa in due parti da una linea verticale immaginaria: questa divide il bersaglio in due parti (destra e sinistra). A livello della vita si esegue la stessa cosa ma in orizzontale, e così un'altra volta nella zona superiore così creata. In tali Sei zone così formate, conseguentemente, i filippini hanno creato un sistema di numerazione che identifica queste zone e l'allievo che impara le difese dai vari attacchi, impara anche a gestire allo stesso modo qualsiasi tipo di colpo portato in una determinata zona. Gli stili di Kali-Arnis-Escrima sono tanti, ma tutti hanno questi quattro angoli (che diventano cinque considerando anche quello costituito dagli attacchi portati direttamente sulla linea centrale verticale) iniziali in comune: a seconda della scuola, questi angoli possono aumentare tramite ulteriori differenzazioni e distinguo in 7, 12, 15, 24 o più angoli.
Yuuki applica poco tale stile, ma si è sforzata comunque per impararne almeno i concetti fondamentali e più utili.




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~

Guardami. Più ti fissi su di me, meno lo fai sulla mia spada. Quindi guardami, guardami quanto ti pare. Se poi l'ultima cosa che vedi non ti è piaciuta....sono solo c***i tuoi.

~



Equipaggiamento
[Kudo utilizzati:10/10]

Armi da Corpo a Corpo



- Tanto

Sorta di pugnale giapponese, il Tanto è un vero e proprio coltello, simile ad un Ninja-To di ridotte dimensioni. Veniva portato all’interno dell’uniforme (shozuko) e fermamente legato con la cintura (obi). Il caso di Yuuki appartiene al secondo di questi due infatti, dato che è solita portarlo in posizione parallela alla cintura, con l'elsa parallela al terreno.

Quantità: 1 | Costo: 4 Kudo

Armi da Lancio



- Pugnale da Lancio

Quest'arma occupa uno spazio minimo ed è dotata di una lama sottile ma abbastanza tagliente. Non è dotata di manico come i normali pugnali ma consta di un unico pezzo in metallo. Questo ne facilita il trasporto e permette all'arma di raggiungere buone velocità. Estremamente duttile spesso viene utilizzata in quantità multiple con lanci di due o tre Pugnali.

Quantità: 4 | Costo: 0.5*(4) Kudo

- Senpen Banka

Una manciata di queste piccole palline può infastidire il proprio avversario. Esse sono piccole sfere ricche di polvere da sparo che scoppiano poco dopo essere lanciate. Il loro effetto più evidente è quello di creare una piccola nube di fumo, se usate con intelligenza sono capaci di creare dei tagli leggeri sulla cute del nemico. Una manciata corrisponde a 10 palline.

Quantità: 1*10 | Costo: 3 Kudo

Oggetti di Cura



- Bende di Cura

Queste Bende non permettono una guarigione perfetta di una ferita. L'unico giovamento che portano è che limitano la perdita di sangue e se ben strette anche la percezione del dolore, permettendo di continuare un duello senza troppi fastidi. Ovviamente vanno cambiate ogni due turni poichè il loro effetto è solo temporaneo. La lunghezza di un rotolo di bende è di 3 metri. Possono essere utilizzate anche per fasciare le mani e aumentare così la presa su svariati tipi di oggetti.

Quantità: 1 | Costo: 1 Kudo



Indumenti



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- Sacca Porta Oggetti

Sacca che viene posizionata dietro la schiena all'altezza della cinta, in modo da raggiungerle senza farsi vedere dal proprio avversario. Possono fungere da porta armi o porta oggetti a seconda dell'utilizzo che si vuole farne.

Quantità: 1x3 | Costo: 0 Kudo

- Vestiti:

I vestiti di Yuuki sono quelli che hanno richiesto meno stoffa in assoluto al sarto, non si possono avere molti dubbi su tale fatto. L'inclinazione delle Unità Segrete a uno stile molto defilato in puro stile Shinobi, si è riflettuto sulle divise di tale squadra, come la divisa attuale del Capitano della II° Divisione mostra. Tuttavia le regole del Gotei 13 ha posto un limite di decenza a tale divisa. Cosa che Yuuki invece, ha comodamente ignorato.
Il kimono smanicato che indossava con i Fong ha lasciato spazio al normale kimono bianco dell'accademia Shinigami, cosa normale. Solo che la ragazza, ne ha ovviamente rivisto in maniera radicale lo stile. Una maglia nera a collo alto copre la parte del torso, ed è coperta a sua volta dalla giacca accademica le cui maniche sono state tagliate e ristrette per essere aderenti alla pelle. La parte inferiore è stata scartata, e al suo posto a coprire il fundoshi che la ragazza indossa, c'è una semplice minigonna lunga sino a metà polpaccio e con uno spacco laterale che in definitiva permette all'indumento di coprire solo la parte posteriore ed anteriore del corpo. Un obi grigio ferma in vita la casacca, e a sua volta una cintura nera assicura il Tanto al fianco sinistro della divisa.
Le gambe sono coperte da degli stivali in cuoio nero che ricoprono ciascun arto dalla caviglia a metà della coscia, con un piccolo tacco sul tallone. Comodo e pratico, lo è sicuramente.
Sebbene non la porti mai, nella sacca tiene sempre una fascia bianca simile a una sciarpa, che usa all'occorrenza per coprirsi parte del volto o semplicemente quando fà freddo.




~

Se mi conosci, sai cosa sò fare. Se mi conosci, sai come mi comporterò con te. Se mi conosci, sai anticiparmi. Se mi conosci, sai come uccidermi.
Nel momento in cui apprenderà in dettaglio la diversità di chi gli stà di fronte, il miglior amico diventerà l'unico in grado di uccidermi facilmente.


~



Abilità Particolari



Controllo del Reiatsu [Liv: I]

Con questa abilità si riconosce al combattente di possedere le capacità base per manipolare il proprio Reiatsu. In questo modo si è in grado di far scorrere la propria energia in qualsiasi parte del corpo rendendola più efficiente, potente o rapida.


Grado: Studente | Consumo: //




~

Me ne hanno parlato come di magia, ma non ci sono trucchi. Blatero frasi sconnesse, ma non è per distrarti. Sposto gli oggetti e perforo la carne, miracoli agli occhi del'uomo.
Sembrano poteri divini, guardandoli.
Ma li hanno Chiamati Kido. La via che seguo è quindi quella del Demone.


~



Tecniche Kido


Sho! (Spinta) - Hadou N° 1 -

Divisione: Tutte
Formula di Attivazione: Sconosciuta

Puntando il dito contro il bersaglio e recitando la formula di rito, si genera dallo stesso una piccola onda d'urto. Questa anche se invisibile, va a colpire come aria compressa il bersaglio provocando danni Marginali da contusione. Anche se l'impatto non è molto potente, può risultare una tecnica dannosa se rivolta a parti deboli del corpo come gli occhi o la gola. Inoltre può essere utilizzata per rompere o spostare oggetti di piccole dimensioni.
Restrizioni: Se il parametro resistenza dell'avversario è maggiore a quello kidou dell'utilizzatore la tecnica risulterà inefficace.


Restrizioni: Nessuna | Consumo: Basso | Grado: Studente

Byakurai! (Bagliore Bianco) - Hadou N° 4 -

Divisione: Tutte
Formula di Attivazione: Convergi, luce, negli spazi di oscurità!

Un raggio di energia che si crea dall'indice e dal medio e si propaga nella stessa direzione da essi indicata. Il diametro di questo raggio è di 4 cm ed è in grado di coprire una distanza massima di 8 metri. Colpendo un bersaglio in pieno è in grado di provocare una ferita Bassa da perforazione, la tecnica è in grado di penetrare qualsiasi muscolo, ma s'infrange sulle ossa. Per questa pecca è richiesta una grande precisione e solo coloro che riescono ad usarla con strategia, sono in grado di rendere questa tecnica fatale; puntandola nelle giuste direzioni conosciute dai più abili utilizzatori di Arte magica. Con un ottima padronanza del reiatsu si è in grado di deviare il raggio in base alla propria volontà, aumentando così le possibilità di colpire il bersaglio.


Restrizioni: Richiede Controllo del Reiatsu Lv.3 per la deviazione del raggio | Consumo: Basso | Grado: Studente


Invisible Kick - Hakuda -

Divisione: Tutte
Formula di Attivazione: Assente

Attacco fisico di straordinaria potenza. Con questa tecnica si raggiunge la massima velocità possibile e, quasi scomparendo alla vista dell'avversario, si è capaci di sferrare un calcio dal basso verso l'alto diretto al mento. La potenza del colpo non è devastante ma può causare un forte stordimento e si fonda sul principio dell'imprevedibilità.

Restrizioni: Nessuna | Consumo: Medio-Basso | Grado: Studente


Ryu Mei Sen (Colpo Del Drago che Grida) - Zanjutsu -

Divisione: Tutte
Formula di Attivazione: Assente

Si tratta di un Notoujutsu, ovvero una tecnica di Rinfodero della spada. Riponendo l'arma ad altissima velocità si genera un ultrasuono che stordisce momentaneamente l'avversario causando disturbi medi all'equilibrio e la coordinazione esponendolo a successivi attacchi. Gli effetti perdurano per tutto il turno in corso e si esauriranno completamente solo al termine di quello successivo. Tapparsi le orecchie non offre protezione.

Restrizioni: Nessuna | Consumo: Basso | Grado: Studente




Background



- Le Cronache dell'erede Decaduta di Shihoin



- Capitolo I: La Principessa e La Luna

dove si parla di sbarre di ferro,
cuori di pietra
e famiglie di coccio.



..Yoruichi, uh...
Sentire questo nome, mi provoca sempre sentimenti contrastanti. Nostalgia, ilarità, divertimento, il più delle volte.
Così come irritazione, invidia....odio, molto più spesso.
O almeno, così era in passato. Questi sentimenti si sono accompagnati a vicenda per oltre cent'anni, quando pensavo a lei. Poi mi sono semplicemente venuti a noia e li ho dimenticati. Ora mi restano soprattutto i primi tre, anche se il più frequente è nuovo: una sensazione nel petto, che sembra tanto derisione.
Certo, che sia sparita mi ha aiutato a liberarmi della sua ombra. Ancora non capisco perchè l'abbia fatto così, da un giorno all'altro, ma pare debba scoprirlo da sola. Se solo me ne importasse... per ora Yoruichi e gli Shihouin mi hanno cancellato dalla loro vita, e così ho fatto io per quanto possibile. Cerco anzi di ricordarli quanto meno mi è possibile.
Se però devo dire la mia storia, beh il pavimento è comodo. Se volete sedervi, fate pure.
...
Pff.....
Scusate se rido, ma la vostra faccia non la vedevo da tanto tempo. Da quando sono stata "invitata ad andarmene", più o meno. Probabilmente vi chiederete com'è possibile, che abbiate davanti la copia sputata di una traditrice. Beh, la spiegazione è tremendamente semplice. Secondo voi Yoruichi è la 22° erede del Casato Shihouin, no? Beh...no. O almeno, non è l'unica. E' più corretto parlare delle ventiduesime , eredi degli Shihouin. Io, e mia sorella.
Lo sò, lo sò, non mi credete, sorridete un secondo di più e vi darò un buon motivo per digrignare i denti, ve l'assicuro. Vi và di stare a sentire con calma e senza provocare? Sì?
Ricominciamo allora.
Anche se ora mi trovo qui, sono nata nel palazzo degli Shihouin. Io e Yoru siamo venute al mondo insieme, ma solo una di noi avrebbe potuto, e dovuto, assumere il ruolo di Comandante Supremo delle Unità Segrete. Decisero però di rimandare il verdetto con la prescelta, e intanto farci crescere data l'impossibilità di stabilire il ruolo cardine degli Shihouin con certezza avendo davanti due neonate. E già la prospettiva di affidare la guida del casato a una donna, qualsiasi fosse la scelta, creava discussioni accese di per sè senza aggiungere altra carne al fuoco. Certo dopo Ventuno eredi maschi, alcuni avrebbero anche potuto capire che la fazione conservatrice avesse non pochi sostenitori.
Tutte preoccupazioni inutili comunque, come immaginate. Dal giorno in cui compimmo tre anni come Konpaku, i dubbi iniziarono a dissiparsi uno dopo l'altro, e non certo in mio favore. Io giocavo con la palla, mentre Yoruichi scagliava Anken. Io giocavo alla lotta, e intanto lei applicava i principi dell'Hakuda. Io correvo, e lei iniziava ad applicare le basi dello Shunpo. Questo fino ai dieci anni, quando mi resi conto che solo io delle due, ero ancora una bambina. Lei già una guerriera. Più la guardavo, e più sentivo qualcosa afferrarmi lo stomaco. Capii dopo, che era la paura data dalla mia incapacità di afferrare come ragionava. Ascoltando una bambina parlare al pari di un adulto, sentivo l'istinto urlare per farmi allontanare da lei più che potevo. Era sempre solare, lo sò, non c'era niente in lei che incutesse timore, piuttosto orgoglio per gli adulti e rispetto per gli altri. Era così per tutti, ma non per me. Io la temevo in ogni momento che passavamo insieme. Temevo il giorno in cui avrei dovuto affrontarla per decidere chi di noi era meritevole di assumere la guida del casato. Temevo che mi uccidesse cogliendo l'occasione. Yoruichi era coraggiosa, abile, ligia alle sue responsabilità eppure ironica e sfrontata. Io ero vigliacca, incapace di tirare dritto un Anken, e remissiva. Furono probabilmente la mia vigliaccheria e la mia debolezza, a condurmi verso l'atto folle che compii la notte precedente il nostro 13° compleanno. La notte in cui afferrai un Anken in silenzio, e mi gettai su Yoruichi mentre dormiva. Dopo, a mente fredda, non seppi nemmeno perchè non avessi semplicemente avuto più fiducia in lei. O perchè non fossi rimasta come la vigliacca remissiva che ero in un angolo e in silenzio, sino a che non fosse stato chiaro che non ero in grado di ostacolarla in nessun modo. Ormai era troppo tardi. Prima ancora di rendermene conto affondai il pugnale nelle coperte, ritrovandomi l'istante successivo sbattuta a terra con mia sorella sopra di me, il mio braccio bloccato dal suo insanguinato. Ci fissammo un istante, uno dei rari in cui non riusciva a tenere quella faccia impassibile che la caratterizzava di giorno. Poi le porte si spalancarono, i membri della Prima Squadra Punitiva impiegarono un istante per osservare la situazione, e un altro per separarci. La mia posizione di intimità col pavimento però divenne solo più profonda, tanto che mi sembrava la guardia volesse bucarlo col mio zigomo. Yoru invece dovette combattere solo perchè la piantassero di cercare di curarla e ci lasciassero parlare.
E forse, se avessi saputo che quella sarebbe stata l'ultima volta in cui l'avrei vista, avrei voluto spiegarle anche io. Ma così non fu, venni sollevata di forza e portata dove mia sorella e io, non potevamo vederci.
Le conseguenze del mio gesto, potete immaginarle. Altrimenti ecco l'elenco: una notte in cella, la mattina dopo il processo. Composto dalla mera sentenza, ma a loro piace chiamare "processo" ogni discussione con un giudizio alla fine. Probabilmente pure per scegliere le scarpe al mattino.
I capi di accusa furono tradimento della famiglia, codardia, e tentato fratricidio. La privazione del mio titolo fu invece la sentenza. Venni disconosciuta dagli Shihouin, dai miei genitori, senza la minima esitazione sul mio destino. E difatti non ebbi alcun trattamento di favore, visto il luogo dove venni mandata: ovvero il Nido del Verme.
In un primo momento, alcuni si opposero a tale punizione. Dissero che sebbene corrispondessi ad "elemento pericoloso", non era necessario confinarmi in un simile posto, e che potevo avere un ruolo nelle famiglie minori se educata secondo un regime in cui fossi stata alla base, e non alla sommità della piramide. Venni quindi affidata alla famiglia Fong come servitrice, ma mi rifiutai di lavorare. Mi dissero che l'alternativa era il Nido, ma continuai a dire di no. Non che volessi sembrare forte. Ero solo incapace di accettare cosa avevo perso, o la nuova vita che avrei avuto di fronte sino alla morte. Venni quindi confinata nel Nido, separata dagli altri "ospiti" perchè non mi vedessero in volto, e perchè a differenza loro, io un crimine l'avevo commesso. Sapevo cosa voleva dire finire là. Sapevo, che avevo perso la mia occasione per evitarl. Ma non sapevo cosa fare per rimediare, nè ero riuscita a ragionare a mente lucida prima. Finii per piangere, per giorni, sino a che mi stancai di farlo, senza ottenere alcuna risoluzione su ciò che dovevo fare.


- Capitolo II: La Catena e Il Collare



dove si parla di assassini falliti,
servi in carriera e
colpi bassi



In sintesi non volevo morire, ma non volevo nemmeno vivere in quel modo. Passai un anno praticamente così, rassegnandomi infine al fatto che ormai la mia vita si sarebbe conclusa là, che avrei vissuto in una stanza senza vivere davvero nel mondo.
Poi arrivò lui.
Un giorno l'uomo che mi portava i pasti, non li lasciò sul limitare delle sbarre con un gesto seccato. Entrò nella cella, e si avvicinò a me. In un primo tempo i Fong avevano provato a farmi lavorare a bastonate, letteralmente, quindi mi ritirai in un angolo temendo una qualche riconsiderazione sulla parte "indolore" della mia pena. Il tutto fissandolo con un misto di odio e paura, non riconoscendolo. Ma lui lasciò il piatto vicino a me, limitandosi a dire che avevo un aspetto orribile, e che mi conveniva mangiare, dato come il suo occhio sopraffino vedesse come se ben nutrita, avrei potuto sviluppare un corpo da favola. Ammetto che lo fissai con sorpresa un attimo. Era il commento più idiota che avessi sentito da quando ero nata. Ma se ne andò senza attender risposta. E quando tornò il giorno successivo, mi toccò un fianco, lamentandosi che era poco in carne. Lo schiaffo che scagliai non arrivò mai alla sua faccia, ma lo sentii ridere mentre prendeva le distanze, congratulandosi per la vitalità ma ripetendo che dovevo mangiare. Dato che se almeno mettevo su qualche curva, almeno avrebbe potuto godersi un buono spettacolo quando veniva a trovarmi. In risposta, gli tirai contro il piatto, urlandogli che poteva anche non venire.
Cosa che però fece sul serio. Bastardo...mpf...
Mi lasciò tre giorni da sola senza cibo, poi tornò con calma. Appena mise il piatto a terra, mi ci gettai subito, divorando gli onigiri e il riso al curry che vi erano sopra. Fu allora che la sentii. Una mano sulla testa mi accarezzò con dolcezza, mentre nell'ombra riconoscevo un sorriso non ironico, ma allegro. Disse ridendo che così andava meglio, ma che dovevo inghiottire se non volevo sembrare un criceto. Per come mi ero riempita la bocca, immagino. Arrossii di vergogna per la prima volta in vita mia, allontanandomi e fissandolo senza parlare mentre bevevo cercando di contrastare l'istinto a bere tutta la brocca in un soffio. Lui si alzò con la stessa tranquillità con cui era venuto, dicendo che aveva da fare al momento, ma che sarebbe tornato l'indomani con una porzione un pò più grande per farsi perdonare. E come l'aveva fatto in male, mantenne la promessa in bene allo stesso modo. Tornò. E dopo tanto, sorrisi di nuovo al pensiero che non ero più sola.

Iniziò quindi a venire più spesso anche senza la scusa dei pasti, portandosi dietro il suo pranzo o del lavoro da sbrigare, e condividendo quei momenti con me. Prese a domandarmi in breve tempo e in maniera insistente la mia storia, e alla fine cedetti. Dovetti pure dirgli il mio nome, capendo così che ormai ero stata totalmente cancellata dal mondo esterno. Ero messa male, se quei tizi nemmeno sapevano chi ero, mentre mi tenevano segregata là dentro. Lui invece non mi disse il suo nome, mai. Il motivo, era che non voleva dare informazioni su di sè ai prigionieri, essendo un membro della 3° unità, quella detentiva. Ammetto che mi punse sul vivo, risvegliando con la sua superiorità il mio vecchio orgoglio. Alla fine, offesa, gli misi il broncio per qualche giorno, dicendogli che poteva pure tenersi i suoi segreti. Così imparava a essere dispettoso. Certo, mi attraversò la testa che potesse lasciarmi "a secco" di nuovo, ma credevo in lui. Solo in lui, effettivamente. Dentro di me sapevo non l'avrebbe fatto.
Però in un certo senso, lo fece comunque. Se ne andò di lì a breve.
Qualche giorno dopo, mi disse che era stato promosso alla Prima Unità, le Forze Punitive, e che sarebbe venuto qualcun altro a occuparsi di me. Calò un silenzio, in cui mi disse quasi a disagio di non guardarlo come se mi avesse comunicato la mia data di esecuzione. Ma nemmeno mi ero accorta di aver assunto l'espressione di un condannato a morte. Sentivo solo un dolore che non riconoscevo, ma che capivo in parte. Avevo recuperato parte del mio contegno, grazie a lui. Ero di nuovo in forze, grazie ai suoi metodi. Se lui se ne fosse andato, temevo che sarei di nuovo scivolata verso la morte o impazzita, non potendo più parlare con nessuno come prima. Non ero capace di vivere da sola, l'avevo capito, e glielo dissi chiaramente, chiedendogli come poteva abbandonarmi così, dopo essersi mostrato gentile come se gliene importasse di me.
Lui però mi disse di non fare la bambina, che non era mio padre. In tutti i sensi. Lui non voleva che restassi là, e per quello aveva accettato la promozione da guardia carceraria ad assassino. Voleva che uscissi da lì, non importava a quale prezzo. Se l'avessi fatto, se avessi anch'io lavorato per i Fong sino a ritrovarlo, mi avrebbe detto il suo nome dandomi il benvenuto lui stesso nella Prima Unità. Ma capire che voleva darmi un obiettivo, non lenì il dolore che sentivo. Non riuscivo a parlare, nè a capire.
Riuscii solo a gettarmi addosso a lui, dicendo che non volevo aspettare tanto per rivederlo. Ma fu irremovibile. Mi disse che dovevo cambiare, e che non mi avrebbe aiutata a rimanere ciò che ero. L'avrebbe fatto se fossi diventata ciò che ero destinata ad essere. Gli dissi che ormai non ero più una Shihouin, che non era più quello il mio destino. Ma lui mi sorrise, dicendomi che mi avrebbe aspettata perchè mi prendessi il mio ruolo nella prima Unità. Lo fissai andarsene, senza nemmeno poter chiamare il suo nome per farlo voltare verso di me. Urlai tanto, che vennero a dirmi di smetterla per non causare sommosse fra i prigionieri. Cercai di afferrarli dalle sbarre, che ora erano diventate un impedimento verso l'unica persona che poteva evitarmi di impazzire, e non verso un mondo che mi aveva rifiutata. Dopo tanto, e forse per la prima volta, volevo la libertà più di ogni altra cosa.

Fu lui a salvarmi, ora lo capisco più che mai. I primi giorni piansi ancora, ma alla fine fissai quelle sbarre con un nuovo sentimento. Rabbia. Qualcosa che un vigliacco può provare, ma non attuare. Lui mi aveva invece dato la forza per fare il passo successivo.
Il giorno dopo, chiesi se potevo uscire. Ovviamente mi venne detto di no. Lo ripetei, e di nuovo mi venne detto di no. Fu così per altri sei mesi, che però non passai invano. Lui mi aveva raccontato, di quanti allenamenti aveva fatto. Mi tornarono alla mente i ricordi di Yoru. Così, finii per imitarli entrambi, con ritmi più serrati, ovvero pari a quelli di mia sorella. Avevo tutti i giorni e tutte le notti, per farlo. Di certo non avevo impegni.
E alla fine, ebbi la mia occasione. Attesi una successiva promozione di uno dei guardiani, pazientemente. Sino a che quello che mi portava i pasti, non cambiò di nuovo. Quando entrò nella cella, attesi in un angolo, fingendomi mezza morta come il primo anno. Anche se Lui avesse mai detto a qualcuno che ero tornata più vitale, nei sei mesi successivi mi ero di nuovo finta rassegnata alla mia sorte. Ma ormai mi aveva cambiata nel profondo. E quel tizio se ne accorse a sue spese. Tutti i membri della terza unità, erano maestri nell'Hakuda. Dominare i detenuti a mani nude, era un requisito essenziale. Ma se lui era nuovo, poteva non essere ancora del tutto pronto a un assalto in grande stile. Fu dura, sì. Venni sbattuta a terra, sì. Ma a trovarsi una scheggia nella schiena, fu lui. La mia ex-ciotola, rotta nella colluttazione. Si vendicò amaramente per quello scherzetto, certo. Ma chissà perchè, qualche giorno dopo ricevetti la visita di uno dei tizi che mi aveva messa là dentro quasi due anni prima. Mi chiese perchè l'avevo fatto, dopo tutto quel tempo. La mia risposta, era che volevo uscire, a qualunque costo. E me lo permise. A due condizioni. La prima, fu di non fregiarmi mai più del mio cognome, e di assumere il loro. E la seconda...fu che avrebbero giudicato loro quale incarichi affidarmi. Ma non me ne importava. Volevo rivederlo. Ad ogni costo. Così accettai, e lasciai il Nido. Finendo forse in un posto peggiore.
L'ex 22° erede, venne infatti sbattuta a lavare i piatti e a pulire i pavimenti insieme ai servi. Le angherie erano all'ordine del giorno, ma dalla rassegnazione, passai presto alla vendetta. Lassativi nelle bevande, sonniferi nei pasti. Scherzi, mai danni reali. Che però mi fecero capire, quanto fossi cambiata. Iniziai anch'io a sorridere di più, e a capire in parte Yoru. Mi guadagnai presto la simpatia degli altri inservienti, con quei gesti e il mio nuovo carattere. L'astio dalle altri parti c'era già, e tale rimase. Ma non dimenticai mai, quella promessa. Avevo i giorni occupati, ma le notti erano ancora libere. E i calli sulle mani imputati alle ore passate a strofinare, erano in realtà quelli di un pugno che si scarica su un tronco. La rapidità nel passare lo straccio nei corridoi, il risultato degli allenamenti nel correre. La cura per i piatti era inferiore di poco a quella per le armi. Volevo rivederlo più di ogni altra cosa. Dovevo trovare un modo, per entrare nella prima unità punitiva. Me lo ripetevo ogni giorno. Due dei Fong intanto, erano morti, alla loro seconda missione. Altri due, alla loro prima. Chi era stato sorpreso a chiedersi se l'élite dei fong...non era poi tutta questa élite, era stato frustato. Io ridevo, sotto la mia maschera di indifferenza. Prima e seconda missione...praticamente degli idioti che si erano fatti ammazzare perchè usciti troppo presto dalla cuccia. Non me ne curai, sapendo che c'e n'erano altri due di fong, l'ultimo dei maschi e l'unica femmina. Anzi, pensai che purtroppo c'erano altri due ostacoli alla mia possibilità di entrare nell'Unità Punitiva, fosse anche solo perchè non c'era nessun altro da offrire per tale ruolo. E poco dopo, tale possibilità divenne reale. Ma lo stesso giorno in cui l'ultimo dei Fong morì, fu anche quello in cui persi il mio motivo per lottare.
Ero in cucina, avevo appena finito di aiutare per la cena, e mi era stato dato il permesso di cenare a mia volta per poter quindi servire i padroni più tardi. Ma proprio allora, vidi che la gente si riversava nel corridoio, correndo verso l'entrata. Buttando fuori la testa, vidi che nel giardino c'era una lettiga, con sopra un panno insanguinato. Il capofamiglia vi era accanto, fissandolo con disprezzo misto a tristezza. Doveva essere l'ultimo dei suoi figli maschi, visto che la femmina era lì accanto, lo stesso sguardo in volto. Sorrisi. Ne restava solo una, doveva solo muoversi a crepare anche lei.
Tornai quindi a mangiare, venendo quindi chiamata per annunciare la cena. Una volta fatto, tutti gli uomini se ne andarono, lasciando la lettiga con altri cinque che avrebbero consegnato il corpo, ovunque dovessero farlo. Mi avvicinai però ad esso, nonostante dovessi seguire i Fong nella sala da pranzo. Non seppi perchè lo feci. Arrivai affianco al corpo, e lo fissai. Sentivo che mi dicevano di allontanarmi, ma sollevai il panno lo stesso come in trance.
Fu così che mi riunii con Lui. A fissarmi con le orbite vuote e il corpo macchiato di sangue, c'era il ragazzo della prigione. Rimasi pietrificata, incapace di parlare. Sentivo le voci ovattate anche se erano a due metri da me. Poi sentii delle mani spingermi via, e non opposi resistenza, mentre versavo le mie prime lacrime per qualcun altro che non fossi io. Era un Fong, ed era morto. Avevo desiderato la sua morte. Sua e di sua sorella. Dio mi aveva accontentato? Ora, mi accontentava? Non avrebbe potuto non farmi nascere o farmi uccidere prima, allora?!
Quei pensieri mi rimbombarono in testa, sino a che non sentii le guardie commentare, come tutti i maschi della famiglia fossero stati una vergogna. Due alla prima, due alla seconda, e l'ultimo alla sesta missione, praticamente degli assassini negati. Tutti morti come reclute. Gli stessi pensieri che avevo avuto io.
Ma non con lui in mezzo. Non con in gioco la memoria dell'unico uomo a cui avessi mai voluto bene consapevolmente in tutta la mia vita.
Fu come la notte con Yoru. Agii senza pensare, solo che stavolta sapevo bene come farlo. Colpii prima uno di loro, poi un altro. Non capirono perchè, ma non mi importava. Mi urlarono di smetterla, e io replicavo di non parlare così di Lui. Nemmeno sapevo come si chiamava. Nemmeno lo sapevo. Dovevo usare uno stupido pronome per chiamare la persona più importante della mia vita.
Venni tramortita ovviamente, e finii davanti al padrone come un deja vu. Lo ascoltai appena, senza poter spiegare i motivi del mio gesto. O meglio, non avevo voglia di farlo. Nel mezzo però, il padrone guardò le guardie che si erano occupate dell'ultimo suo vergognoso figlio. Presentavano vari ematomi, e una di loro non c'era. Dura stare in piedi dopo un calcio in certi posti, immagino.
Ad ogni modo, mi sentenziarono presto. Cinque giorni di cella, e poi avrebbero deciso. Li passai a riflettere, su cosa dovevo fare. Non arrivai a nulla, e così fecero loro, decretando quindi che potevo tornare alla mia vita e ai miei compiti. Passò un altro anno, in cui seppi che l'ultima figlia, era stata assegnata alla guardia diretta di Yoru. Appresi la notizia senza vero interesse, ignorando l'esultanza dei Fong per come sembrasse che almeno l'unica figlia, avrebbe portato onore alla famiglia svolgendo il suo compito sino a una morte onorevole. Mi forzai a ignorarli, prima di finire di nuovo in cella e impedire di avere figli a un altro di loro. Probabilmente, la mia carriera come assassino sarebbe finita là. Ma la mia vita e quella di Yoru, sembravano doversi intrecciare un ultima volta.

Fu circa cento anni fà. All'età di settant'anni, ormai da oltre 50 sotto i fong, vidi il casato in agitazione come non mai. Le voci girarono per giorni, e tutte le Unità Mobili erano coinvolte nella più grossa operazione che avessi mai visto, il via vai fra la Seconda e la Prima era continuo, e le farfalle infernali volavano quasi a stormi. La Pattuglia era sempre in azione, e l'ultima Fong sembrava me 30 anni prima come umore. Non sò perchè, non sò come. Ma Yoruichi se ne era andata non solo dal Seireitei, ma dalla Soul Society. Dopo aver abbandonato ogni suo titolo, la sua ubicazione sembrava essere sconosciuta. La notizia si sparse per tutto il Seireitei, il casato Shihouin probabilmente avrebbe voluto sprofondare sottoterra. Tutti i miei pensieri però, erano su come la donna che aveva avuto un ruolo fondamentale nel farmi finire dov'ero, avesse lasciato vacante quel posto. Tutto inutile. La mia paura, il mio arrendermi al fatto che fosse lei la migliore...tutto finì in fumo dato che alla fine nessuna di noi, aveva alla fine ottenuto quel maledetto ruolo.
A quel punto, non sapevo più davvero che fare. Tutti i cardini della mia vita, erano spariti. Davanti alla Sua tomba, mi lamentai come una vecchia rimbambita che si dimentica del discorso appena fatto. Ripetevo le mie lamentele una dopo l'altra, volevo solo sputare fuori tutto ciò che sentivo. Sino a che mi lamentai che non avrei potuto mantenere la mia promessa per colpa sua. E fu allora, che capii. Capii il significato che stava dietro a ciò che mi aveva detto quel giorno. Di fare ciò a cui ero destinata, di prendermi il ruolo che mi spettava nella Prima Unità. Il cui posto di Comandante Supremo, era ora vacante. L'erede legittima, scomparsa. Il trono, era aperto al migliore.
Non sapevo, cosa aveva provato per me. Sapevo cos'avevo provato io per lui. E quelle sue parole mi rimasero in testa. Lui voleva io entrassi nella prima unità punitiva. Ma non come poteva fare lui. Avrei dovuto fare di meglio.
Ne sarei stato il comandante, assumendo il ruolo che gli Shihouin avevano praticamente creato per loro tramandandoselo di generazione in generazione come il loro più grande orgoglio.
Ma non l'avrei fatto per rispettare il loro casato. Ma per Lui.

E per Me.



- Epilogo (o prologo?)



dove si parla di...



Per ora un ragazzo dagli occhi d'argento, e una missione fredda come una lama alla gola.



CODICE
<div style="border:1px solid black; color:white;background-color: 2C0000;text-align:left; margin: 15px 15 10px;"><p align="center">[color=gray][size=7]<b>S</b>[/size]cheda [size=7]<b>S</b>[/size]hinigami[/color]</p>
<p align="center"><table width="450px" cellspacing="14" cellpadding="0" border="0"><tbody>

<tr>
<td>[IMG]http://img83.imageshack.us/img83/1368/yuukii.jpg[/IMG]</td>
<td style="text-align: left;"><font size="1"><span style="font-weight: bold; color: gray;">[size=1]Dati Personali[/size]</span>

<span style="text-decoration: underline; color: gray;"><b>† Nome Utente</b>:</span> [color=white]Yami Kaguya[/color]
<span style="color: gray; text-decoration: underline;"><b>† Nome PG</b>:</span> [color=white]Yuuki <s>Shihoin</s> Fong[/color]
<span style="text-decoration: underline; color: gray;"><b>† Età Sviluppo Konpaku</b>:</span> [color=white]17 Anni[/color]
<span style="text-decoration: underline; color: gray;"><b>† Età Spirituale Konpaku</b>:</span> [color=white]170 Anni[/color]
<span style="text-decoration: underline; color: gray;"><b>† Sesso</b>:</span> [color=white]Femmina[/color]
<span style="text-decoration: underline; color: gray;"><b>† Altezza</b>:</span> [color=white]164 cm[/color]
<span style="text-decoration: underline; color: gray;"><b>† Peso</b>:</span> [color=white]56 kg[/color]
<span style="text-decoration: underline; color: gray;"><b>† Occhi</b>:</span> [color=white]Dorati [/color]
<span style="text-decoration: underline; color: gray;"><b>† Capelli</b>:</span> [color=white]Neri[/color]

<span style="text-decoration: underline; color: gray;"><b>† Grado</b>:</span> [color=white]Studentessa[/color]
<span style="text-decoration: underline; color: gray;"><b>† Energia</b>:</span> [color=white]Gialla[/color]
<span style="text-decoration: underline; color: gray;"><b>† Brigata:</b>:</span> [color=white]Nessuna[/color]
<span style="text-decoration: underline; color: gray;"><b>† Categoria:</b>:</span> [color=white]Shinigami[/color]
<span style="text-decoration: underline; color: gray;"><b>† Elemento:</b>:</span> [color=white]Nessuno[/color]
</font></td>
</tr></tbody>

</table></p>

<p align="center"> ~

<i>[color=purple]Ho incrinato le ossa perchè sopportassero qualsiasi impatto. Ho strappato i muscoli perchè fossero la mia armatura e i miei arieti. Ho stirato i tendini perchè non ci fosse angolatura che non potessero raggiungere. Affilata con lo scopo di combattere, e senza un fodero che renda tutto ciò superfluo...il mio corpo non è altro che una lama sguainata. [/color]</i>

[IMG]http://fc03.deviantart.com/fs30/f/2008/116/3/9/Yoruichi_Shihoin_Sig_by_MarsR.jpg[/IMG]

~</p>
<p align="center"><table width="600px" cellspacing="0" cellpadding="0" border="0"><tbody>

<tr width= "600px"><font size="1"><span style="font-weight: bold; color: gray;"><p align="center">[size=1]† Caratteristiche Psico-fisiche †[/size]</p></span>
</tr>

</table></p><center><table width="600px" height="85px" cellspacing="0" cellpadding="0" border="0">
<td width="300px">[color=white]<i>Il fisico di Yuuki è sempre stato molto longilineo, e il suo portamento è diventato impeccabile praticamente pochi mesi dopo la nascita, come consuetudine per i figli dei nobili. Solo il suo cambio di vita però, ha reso chiare le differenze in termini pratici che la sua struttura fisica le ha donato. Quasi a incarnare la scientifica inferiorità di massa muscolare che le donne soffrono rispetto agli uomini, anche il corpo spirituale di questa ragazza possiede ben poca della forza che caratterizza i suoi compagni. Tuttavia sembra che le doti atletiche che hanno reso famosa la sorella, siano state in misura minore ereditate anche da Yuuki stessa. Oltre a una rapidità maggiore, Yuuki possiede un'innata abilità nel controllare i propri spostamenti, il che si traduce in una facilità anormale nel cambiare le proprie traiettorie di spostamento in tempi brevissimi. Pur dovendosi affidare ai riflessi per farlo, se tali si rivelano sufficienti Yuuki è capace di correre alla massima velocità e spostarsi in qualsiasi direzione senza che questa subisca cambiamenti considerevoli. Ciò include quindi anche procedere evitando ostacoli lanciati contro di sè, naturalmente se percepiti in tempo.</i>[/color]</td>
<td><p align="center"><span style="text-decoration: underline; color: gray;">Forza:</span>[color=white] 125[/color]
<span style="text-decoration: underline; color: gray;">Velocità:</span> [color=white]162.5[/color]
<span style="text-decoration: underline; color: gray;">Resistenza:</span> [color=white]150[/color]
<span style="text-decoration: underline; color: gray;">Zanjutsu:</span> [color=white]150[/color]
<span style="text-decoration: underline; color: gray;">Kido:</span> [color=white]150[/color]
<span style="text-decoration: underline; color: gray;">Hoho:</span> [color=white]162.5[/color]


</p></font></td></tbody>

</table></center>



<font size="1"><span style="font-weight: bold; color: gray;"><p align="center">[size=1]Caratteristiche Reiatsu - Affinità Elementali[/size]</p></span>
<center><table width="600px" height="60px" cellspacing="0" cellpadding="0" border="0">
<td><center><span style="text-decoration: underline; color: gray;">Affinità:</span> [color=white] ??? [Liv 0][/color]</center>
<td width="300px">[color=white]Il reiatsu di Yuuki ha un colore bianco, per quanto ancora non sappia emetterlo in maniera sufficientemente chiara da poterlo distinguere per più di qualche istante.
Non è ancora chiaro se possieda delle affinità elementali.[/color]</td>

</table></center></font>


<p align="center"> ~

<i>[color=purple] Non ho Artigli. Non ho Zanne. Non ho Corazze. Non ho Veleni. Non ho Armi.
Ho solo questi Pugni e questi Calci. Non posso fare altro che credere in loro e Combattere. [/color]</i>

~</p>

<p align="center">[size=1][color=gray]<b><b>S</b>tili di Combattimento</b></p>[/color][/size]
<p align="center"><table border="0" width="60%">

<tr>
<td><div style="width:600px;height:200px;overflow-y: scroll; border:0px solid lightgray;">
[color=gray]<b>Hakuda - Colpi Bianchi</b>[/color]

[color=white]Caratteristica principale delle Unità Segrete, è la maestria nell'Hakuda, il combattimento corpo a corpo senza l'utilizzo di armi. Yuuki ha dovuto piegarsi a tale regola, sia per i suoi obiettivi, sia per il fatto che in quanto prigioniera e poi servitrice, non le è mai stato concesso tenere armi. Quale idiota darebbe un'arma a qualcuno di cui tiene la testa sotto il proprio piede?
Tuttavia, mai come in questo caso il detto "la necessità aguzza l'ingegno, ha trovato il suo rappresentante pratico. Yuuki padroneggia tre stili, di cui ha appreso sfogliando la biblioteca Fong e passando anni della sua vita su vari trattati, sino a scegliere quelli che preferiva. Tuttavia sono solo conoscenze scritte, e forse per questo le sue abilità marziali non hanno mai mostrato una qualche superiorità rispetto ad altri guerrieri.
<div style="margin-left: 50px; color: white; text-align: justify; font-family: verdana, tahoma, arial; font-size: 7pt; line-height: 150%">
[color=gray]<b>Krav Maga</b>[/color]

Il Krav Maga nasce dall'opera di sintesi di Imi Lichtenfeld su indicazione dell'esercito israeliano. Agli inizi degli anni '50, parallelamente alla nascita dello stato di Israele, a Lichtenfeld venne richiesto di sviluppare un sistema di combattimento efficace ma rapido da apprendere, al fine di addestrare le neonate forze armate israeliane, subito impegnate in una durissima lotta.
L'esperienza di Lichtenfeld influenzò pesantemente lo stile e la filosofia del Krav Maga. Grande ginnasta, pugile e campione di lotta libera, alla base teorica aggiunse una grande esperienza di lotta di strada, maturata in una gioventù in parte passata a lottare per la vita nei vicoli della Bratislava occupata dai Tedeschi.

Il Krav Maga è una "tecnica di combattimento" semplice e pratica, priva di qualunque filosofia o preconcetto ideologico. E' nata per essere appresa in breve tempo ed essere usata in un contesto bellico, con un unica regola: annientare senza permettere nemmeno di provare ad essere annientati.
Il Krav Maga predilige un approccio offensivo, che caratterizza questo sistema di combattimento. Se altre arti marziali tradizionali, soprattutto di matrice orientale, tendono ad associare oltre all'insegnamento delle tecniche un sistema filosofico e spirituale, il Krav Maga risponde a criteri di tipo militare quali l'efficacia e la rapidità con cui si arriva al risultato desiderato, che è la neutralizzazione dell'avversario.
Dove spesso molte arti marziali prediligono un'impostazione attendista che lascia all'avversario la prima mossa, il Krav Maga punta ad una rapida neutralizzazione dell'avversario prima che questi possa diventare una minaccia. Ciò appare normale d'altronde, considerato la sua natura di programma di addestramento accelerato per i soldati dello stato di Israele, dove il suo utilizzo era studiato per l'impiego verso tutti coloro che non appartenessero alla propria fazione non appena si metteva piede nel campo di battaglia. Il krav-maga è una sintesi armonica di tecniche derivate dalle arti marziali, da sistemi di lotta a mani nude e dai metodi del Close Combat del Maggiore Firebairn, un mix di colpi a mano aperta diretti a punti sensibili come naso e gola, pugni di stile pugilistico, leve agli arti del Judo e del Ju-Jitsu, e calci e ginocchiate tipici della Thai Boxe.

[color=gray]<b>Capoeira </b>[/color]

La capoeira è, nella sua origine, una lotta di liberazione dissimulata nella danza, in un gioco di arguzia. Con ogni probabilità affonda le sue origini nelle tecniche di lotta tribali dell'Africa centro-occidentale, ma si sviluppa in Brasile durante l'epoca coloniale, quando vi vennero deportati gli schiavi africani. La tradizione vuole che gli schiavi di origini africane si esercitassero nella lotta con l'intento di conquistare la libertà; l'apparenza di danza tribale aveva quindi lo scopo di celare tali intenzioni e metterli al sicuro dalla punizione dei padroni.

I movimenti variano a seconda del ritmo che il capoeirista segue, ottenendo un ritmo di combattimento piuttosto irregolare. Nel caso di Yuuki comunque, la ragazza ha enfatizzato particolarmente l'aspetto più combattivo che elegante di tale stile, quindi ha imparato a basarsi sui ritmi personali piuttosto che su uno esterno. Tuttavia l'uso delle gambe è alla base di tale stile, e pertanto richiede una buona dose di abilità per poter essere attuato in un combattimento reale. Per quanto lo conosca quindi, Yuuki usa raramente tale stile in uno scontro a rischio della vita. Perlopiù, ha appreso questo stile per compensare gli altri prettamente offensivi e crudeli, con uno che cura più l'esecuzione solitaria che l'efficacia in battaglia

[color=gray]<b>Kali</b>[/color]

Ovviamente, uno Shinigami resta uno Shinigami. Combattere a mani nude contro un aggressore armato pone sempre il primo combattente in una condizione di svantaggio. Gli Shinigami hanno varie tecniche per rendere il proprio corpo un arma, ma è nella loro natura combattere e crescere con la propria lama. Ecco perchè Yuuki ha cercato di imparare anche l'unico stile a mano armata a cui si è interessata per più di due minuti.
Il Kali è un arte marziale filippina la cui peculiarità risiede nell'uso delle armi all'inizio del proprio percorso di formazione marziale, anzichè a livelli più avanzati come in molte altre. La base è l'arma, e dopo vengono le tecniche a mano nuda, che rassomigliano quelle a mano armata, facendo quindi capire quanto tale condizione sia fondamentale nella mentalità di questo stile.
Un concetto tipico dell'Escrima è la "numerazione degli angoli": gli attacchi vengono portati seguendo particolari traiettorie che comunque rientrano in "zone" che delimitano la figura umana del bersaglio. Principalmente il corpo umano viene divisa in due parti da una linea verticale immaginaria: questa divide il bersaglio in due parti (destra e sinistra). A livello della vita si esegue la stessa cosa ma in orizzontale, e così un'altra volta nella zona superiore così creata. In tali Sei zone così formate, conseguentemente, i filippini hanno creato un sistema di numerazione che identifica queste zone e l'allievo che impara le difese dai vari attacchi, impara anche a gestire allo stesso modo qualsiasi tipo di colpo portato in una determinata zona. Gli stili di Kali-Arnis-Escrima sono tanti, ma tutti hanno questi quattro angoli (che diventano cinque considerando anche quello costituito dagli attacchi portati direttamente sulla linea centrale verticale) iniziali in comune: a seconda della scuola, questi angoli possono aumentare tramite ulteriori differenzazioni e distinguo in 7, 12, 15, 24 o più angoli.
Yuuki applica poco tale stile, ma si è sforzata comunque per impararne almeno i concetti fondamentali e più utili.[/color]</div>
</div></td>
</tr>

</table></p>


<p align="center"> [IMG]http://img28.imageshack.us/img28/8924/yuukiarmi.jpg[/IMG]

~

<i>[color=purple] Guardami. Più ti fissi su di me, meno lo fai sulla mia spada. Quindi guardami, guardami quanto ti pare. Se poi l'ultima cosa che vedi non ti è piaciuta....sono solo c***i tuoi. [/color]</i>

~</p>

<center>[size=1][color=gray]<b>Equipaggiamento</b>[/color]
[color=gray][size=0][Kudo utilizzati:10/10][/color][/size][/size]</center>
<p align="center">[size=1][color=gray]<b>Armi da Corpo a Corpo</b></p>[/color][/size]
<p align="center"><table border="0" width="60%">

<tr>
<td><div style="width:600px;height:200px;overflow-y: scroll; border:0px solid lightgray;">
[color=gray]- <b><u>T</u></b>anto[/color]

[color=white]Sorta di pugnale giapponese, il Tanto è un vero e proprio coltello, simile ad un Ninja-To di ridotte dimensioni. Veniva portato all’interno dell’uniforme (shozuko) e fermamente legato con la cintura (obi). Il caso di Yuuki appartiene al secondo di questi due infatti, dato che è solita portarlo in posizione parallela alla cintura, con l'elsa parallela al terreno.[/color]

[color=gray]Quantità: 1 | Costo: 4 Kudo[/color]
<p align="center">[size=1][color=gray]<b>Armi da Lancio</b></p>[/color][/size]

[color=gray]- <b><u>P</u></b>ugnale da Lancio[/color]

[color=white]Quest'arma occupa uno spazio minimo ed è dotata di una lama sottile ma abbastanza tagliente. Non è dotata di manico come i normali pugnali ma consta di un unico pezzo in metallo. Questo ne facilita il trasporto e permette all'arma di raggiungere buone velocità. Estremamente duttile spesso viene utilizzata in quantità multiple con lanci di due o tre Pugnali.[/color]

[color=gray]Quantità: 4 | Costo: 0.5*(4) Kudo[/color]

[color=gray]- <u><b>S</b></u>enpen Banka [/color]

[color=white]Una manciata di queste piccole palline può infastidire il proprio avversario. Esse sono piccole sfere ricche di polvere da sparo che scoppiano poco dopo essere lanciate. Il loro effetto più evidente è quello di creare una piccola nube di fumo, se usate con intelligenza sono capaci di creare dei tagli leggeri sulla cute del nemico. Una manciata corrisponde a 10 palline.[/color]

[color=gray]Quantità: 1*10 | Costo: 3 Kudo[/color]
<p align="center">[size=1][color=gray]<b>Oggetti di Cura</b></p>[/color][/size]

[color=gray]- <b><u>B</u></b>ende di Cura[/color]

[color=white]Queste Bende non permettono una guarigione perfetta di una ferita. L'unico giovamento che portano è che limitano la perdita di sangue e se ben strette anche la percezione del dolore, permettendo di continuare un duello senza troppi fastidi. Ovviamente vanno cambiate ogni due turni poichè il loro effetto è solo temporaneo. La lunghezza di un rotolo di bende è di 3 metri. Possono essere utilizzate anche per fasciare le mani e aumentare così la presa su svariati tipi di oggetti.[/color]

[color=gray]Quantità: 1 | Costo: 1 Kudo[/color]
</div></td>
</tr>

</table></p>

<p align="center">[size=1][color=gray]<b>Indumenti</b></p>[/color][/size]
<p align="center"><table border="0" width="60%">

<tr>
<td><div style="width:600px;height:400px;overflow-y: scroll; border:0px solid lightgray;">
<div style="float: left; margin-right: 4px">[size=23][IMG]http://img690.imageshack.us/img690/9223/kisukeandyoruichibysans.jpg[/IMG][/size]</div>
[color=gray]- <b><u>S</u></b>acca Porta Oggetti[/color]

[color=white]Sacca che viene posizionata dietro la schiena all'altezza della cinta, in modo da raggiungerle senza farsi vedere dal proprio avversario. Possono fungere da porta armi o porta oggetti a seconda dell'utilizzo che si vuole farne.[/color]

[color=gray]Quantità: 1x3 | Costo: 0 Kudo[/color]

[color=gray]- <b><u>V</u></b>estiti:[/color]

[color=white]I vestiti di Yuuki sono quelli che hanno richiesto meno stoffa in assoluto al sarto, non si possono avere molti dubbi su tale fatto. L'inclinazione delle Unità Segrete a uno stile molto defilato in puro stile Shinobi, si è riflettuto sulle divise di tale squadra, come la divisa attuale del Capitano della II° Divisione mostra. Tuttavia le regole del Gotei 13 ha posto un limite di decenza a tale divisa. Cosa che Yuuki invece, ha comodamente ignorato.
Il kimono smanicato che indossava con i Fong ha lasciato spazio al normale kimono bianco dell'accademia Shinigami, cosa normale. Solo che la ragazza, ne ha ovviamente rivisto in maniera radicale lo stile. Una maglia nera a collo alto copre la parte del torso, ed è coperta a sua volta dalla giacca accademica le cui maniche sono state tagliate e ristrette per essere aderenti alla pelle. La parte inferiore è stata scartata, e al suo posto a coprire il fundoshi che la ragazza indossa, c'è una semplice minigonna lunga sino a metà polpaccio e con uno spacco laterale che in definitiva permette all'indumento di coprire solo la parte posteriore ed anteriore del corpo. Un obi grigio ferma in vita la casacca, e a sua volta una cintura nera assicura il Tanto al fianco sinistro della divisa.
Le gambe sono coperte da degli stivali in cuoio nero che ricoprono ciascun arto dalla caviglia a metà della coscia, con un piccolo tacco sul tallone. Comodo e pratico, lo è sicuramente.
Sebbene non la porti mai, nella sacca tiene sempre una fascia bianca simile a una sciarpa, che usa all'occorrenza per coprirsi parte del volto o semplicemente quando fà freddo.[/color]</div></td>
</tr>

</table></p>


<p align="center"> ~

<i>[color=purple] Se mi conosci, sai cosa sò fare. Se mi conosci, sai come mi comporterò con te. Se mi conosci, sai anticiparmi. Se mi conosci, sai come uccidermi.
Nel momento in cui apprenderà in dettaglio la diversità di chi gli stà di fronte, il miglior amico diventerà l'unico in grado di uccidermi facilmente.[/color]</i>

~</p>

<p align="center">[size=1][color=gray]<b>Abilità Particolari</b>[/color]</p>[/size]
<p align="center"><table border="0" width="60%">

<tr>
<td><div style="width:600px;height:200px;overflow-y: scroll; border:0px solid lightgray;">
[color=gray][color=gray]<b>Controllo del Reiatsu</b>[/color] [color=white][Liv: I]

Con questa abilità si riconosce al combattente di possedere le capacità base per manipolare il proprio Reiatsu. In questo modo si è in grado di far scorrere la propria energia in qualsiasi parte del corpo rendendola più efficiente, potente o rapida.[/color]

[color=gray]Grado: Studente | Consumo: // [/color]</div></td>
</tr>

</table></p>


<p align="center"> ~

<i>[color=purple] Me ne hanno parlato come di magia, ma non ci sono trucchi. Blatero frasi sconnesse, ma non è per distrarti. Sposto gli oggetti e perforo la carne, miracoli agli occhi del'uomo.
Sembrano poteri divini, guardandoli.
Ma li hanno Chiamati Kido. La via che seguo è quindi quella del Demone. [/color]</i>

~</p>

<center>[size=1][color=gray]<b>Tecniche Kido</b>[/color][/size]</center>
<p align="center"><table border="0" width="60%">

<tr>
<td><div style="width:600px;height:500px;overflow-y: scroll; border:0px solid lightgray;">
[color=gray]<b> <u>S</u></b>ho! (Spinta) - Hadou N° 1[/color] -

[color=005580]Divisione:[/color] [color=white]Tutte[/color]
[color=005580]Formula di Attivazione:[/color] [color=white]Sconosciuta[/color]

[color=white]<i>Puntando il dito contro il bersaglio e recitando la formula di rito, si genera dallo stesso una piccola onda d'urto. Questa anche se invisibile, va a colpire come aria compressa il bersaglio provocando danni Marginali da contusione. Anche se l'impatto non è molto potente, può risultare una tecnica dannosa se rivolta a parti deboli del corpo come gli occhi o la gola. Inoltre può essere utilizzata per rompere o spostare oggetti di piccole dimensioni.
Restrizioni: Se il parametro resistenza dell'avversario è maggiore a quello kidou dell'utilizzatore la tecnica risulterà inefficace.</i>[/color]

[color=005580]Restrizioni: Nessuna | Consumo: Basso | Grado: Studente [/color]

[color=gray]<b> <u>B</u></b>yakurai! (Bagliore Bianco) - Hadou N° 4[/color] -

[color=005580]Divisione:[/color] [color=white]Tutte[/color]
[color=005580]Formula di Attivazione:[/color] <i>[color=gray]Convergi, luce, negli spazi di oscurità![/color]</i>
[color=white]<i>
Un raggio di energia che si crea dall'indice e dal medio e si propaga nella stessa direzione da essi indicata. Il diametro di questo raggio è di 4 cm ed è in grado di coprire una distanza massima di 8 metri. Colpendo un bersaglio in pieno è in grado di provocare una ferita Bassa da perforazione, la tecnica è in grado di penetrare qualsiasi muscolo, ma s'infrange sulle ossa. Per questa pecca è richiesta una grande precisione e solo coloro che riescono ad usarla con strategia, sono in grado di rendere questa tecnica fatale; puntandola nelle giuste direzioni conosciute dai più abili utilizzatori di Arte magica. Con un ottima padronanza del reiatsu si è in grado di deviare il raggio in base alla propria volontà, aumentando così le possibilità di colpire il bersaglio.</i>[/color]

[color=005580]Restrizioni: Richiede Controllo del Reiatsu Lv.3 per la deviazione del raggio | Consumo: Basso | Grado: Studente [/color]


[color=gray]<b> <u>I</u></b>nvisible Kick - Hakuda [/color] -

[color=005580]Divisione:[/color][color=white] Tutte[/color]
[color=005580]Formula di Attivazione:[/color] [color=white]<i>Assente</i>[/color]

[color=white]<i>Attacco fisico di straordinaria potenza. Con questa tecnica si raggiunge la massima velocità possibile e, quasi scomparendo alla vista dell'avversario, si è capaci di sferrare un calcio dal basso verso l'alto diretto al mento. La potenza del colpo non è devastante ma può causare un forte stordimento e si fonda sul principio dell'imprevedibilità.</i>[/color]

[color=005580]Restrizioni: Nessuna | Consumo: Medio-Basso | Grado: Studente[/color]


[color=gray]<b> <u>R</u></b>yu Mei Sen (Colpo Del Drago che Grida) - Zanjutsu[/color] -

[color=005580]Divisione:[/color] [color=white]Tutte[/color]
[color=005580]Formula di Attivazione:[/color] <i>[color=white]Assente[/color]</i>

[color=white]<i>Si tratta di un Notoujutsu, ovvero una tecnica di Rinfodero della spada. Riponendo l'arma ad altissima velocità si genera un ultrasuono che stordisce momentaneamente l'avversario causando disturbi medi all'equilibrio e la coordinazione esponendolo a successivi attacchi. Gli effetti perdurano per tutto il turno in corso e si esauriranno completamente solo al termine di quello successivo. Tapparsi le orecchie non offre protezione.</i>[/color]

[color=005580]Restrizioni: Nessuna | Consumo: Basso | Grado: Studente [/color]

[/color]
</div></td>
</tr>

</table></p>

<p align="center">[size=1][color=005580]<b>Background</b></p>[/color][/size]
<p align="center"><table border="0" width="60%">

<tr>
<td><div style="width:600px;height:400px;overflow-y: scroll; border:0px solid lightgray;">
[color=purple]- <b>Le Cronache dell'erede Decaduta di Shihoin</b> [/color]</p>

<p align="center">[color=yellow]- <b>Capitolo I: La Principessa e La Luna</b>[/color]

[color=white]dove si parla di sbarre di ferro,
cuori di pietra
e famiglie di coccio.[/color]</p>

<i>[color=white]..Yoruichi, uh...
Sentire questo nome, mi provoca sempre sentimenti contrastanti. Nostalgia, ilarità, divertimento, il più delle volte.
Così come irritazione, invidia....odio, molto più spesso.
O almeno, così era in passato. Questi sentimenti si sono accompagnati a vicenda per oltre cent'anni, quando pensavo a lei. Poi mi sono semplicemente venuti a noia e li ho dimenticati. Ora mi restano soprattutto i primi tre, anche se il più frequente è nuovo: una sensazione nel petto, che sembra tanto derisione.
Certo, che sia sparita mi ha aiutato a liberarmi della sua ombra. Ancora non capisco perchè l'abbia fatto così, da un giorno all'altro, ma pare debba scoprirlo da sola. Se solo me ne importasse... per ora Yoruichi e gli Shihouin mi hanno cancellato dalla loro vita, e così ho fatto io per quanto possibile. Cerco anzi di ricordarli quanto meno mi è possibile.
Se però devo dire la mia storia, beh il pavimento è comodo. Se volete sedervi, fate pure.
...
Pff.....
Scusate se rido, ma la vostra faccia non la vedevo da tanto tempo. Da quando sono stata "invitata ad andarmene", più o meno. Probabilmente vi chiederete com'è possibile, che abbiate davanti la copia sputata di una traditrice. Beh, la spiegazione è tremendamente semplice. Secondo voi Yoruichi è la 22° erede del Casato Shihouin, no? Beh...no. O almeno, non è l'unica. E' più corretto parlare delle ventiduesime , eredi degli Shihouin. Io, e mia sorella.
Lo sò, lo sò, non mi credete, sorridete un secondo di più e vi darò un buon motivo per digrignare i denti, ve l'assicuro. Vi và di stare a sentire con calma e senza provocare? Sì?
Ricominciamo allora.
Anche se ora mi trovo qui, sono nata nel palazzo degli Shihouin. Io e Yoru siamo venute al mondo insieme, ma solo una di noi avrebbe potuto, e dovuto, assumere il ruolo di Comandante Supremo delle Unità Segrete. Decisero però di rimandare il verdetto con la prescelta, e intanto farci crescere data l'impossibilità di stabilire il ruolo cardine degli Shihouin con certezza avendo davanti due neonate. E già la prospettiva di affidare la guida del casato a una donna, qualsiasi fosse la scelta, creava discussioni accese di per sè senza aggiungere altra carne al fuoco. Certo dopo Ventuno eredi maschi, alcuni avrebbero anche potuto capire che la fazione conservatrice avesse non pochi sostenitori.
Tutte preoccupazioni inutili comunque, come immaginate. Dal giorno in cui compimmo tre anni come Konpaku, i dubbi iniziarono a dissiparsi uno dopo l'altro, e non certo in mio favore. Io giocavo con la palla, mentre Yoruichi scagliava Anken. Io giocavo alla lotta, e intanto lei applicava i principi dell'Hakuda. Io correvo, e lei iniziava ad applicare le basi dello Shunpo. Questo fino ai dieci anni, quando mi resi conto che solo io delle due, ero ancora una bambina. Lei già una guerriera. Più la guardavo, e più sentivo qualcosa afferrarmi lo stomaco. Capii dopo, che era la paura data dalla mia incapacità di afferrare come ragionava. Ascoltando una bambina parlare al pari di un adulto, sentivo l'istinto urlare per farmi allontanare da lei più che potevo. Era sempre solare, lo sò, non c'era niente in lei che incutesse timore, piuttosto orgoglio per gli adulti e rispetto per gli altri. Era così per tutti, ma non per me. Io la temevo in ogni momento che passavamo insieme. Temevo il giorno in cui avrei dovuto affrontarla per decidere chi di noi era meritevole di assumere la guida del casato. Temevo che mi uccidesse cogliendo l'occasione. Yoruichi era coraggiosa, abile, ligia alle sue responsabilità eppure ironica e sfrontata. Io ero vigliacca, incapace di tirare dritto un Anken, e remissiva. Furono probabilmente la mia vigliaccheria e la mia debolezza, a condurmi verso l'atto folle che compii la notte precedente il nostro 13° compleanno. La notte in cui afferrai un Anken in silenzio, e mi gettai su Yoruichi mentre dormiva. Dopo, a mente fredda, non seppi nemmeno perchè non avessi semplicemente avuto più fiducia in lei. O perchè non fossi rimasta come la vigliacca remissiva che ero in un angolo e in silenzio, sino a che non fosse stato chiaro che non ero in grado di ostacolarla in nessun modo. Ormai era troppo tardi. Prima ancora di rendermene conto affondai il pugnale nelle coperte, ritrovandomi l'istante successivo sbattuta a terra con mia sorella sopra di me, il mio braccio bloccato dal suo insanguinato. Ci fissammo un istante, uno dei rari in cui non riusciva a tenere quella faccia impassibile che la caratterizzava di giorno. Poi le porte si spalancarono, i membri della Prima Squadra Punitiva impiegarono un istante per osservare la situazione, e un altro per separarci. La mia posizione di intimità col pavimento però divenne solo più profonda, tanto che mi sembrava la guardia volesse bucarlo col mio zigomo. Yoru invece dovette combattere solo perchè la piantassero di cercare di curarla e ci lasciassero parlare.
E forse, se avessi saputo che quella sarebbe stata l'ultima volta in cui l'avrei vista, avrei voluto spiegarle anche io. Ma così non fu, venni sollevata di forza e portata dove mia sorella e io, non potevamo vederci.
Le conseguenze del mio gesto, potete immaginarle. Altrimenti ecco l'elenco: una notte in cella, la mattina dopo il processo. Composto dalla mera sentenza, ma a loro piace chiamare "processo" ogni discussione con un giudizio alla fine. Probabilmente pure per scegliere le scarpe al mattino.
I capi di accusa furono tradimento della famiglia, codardia, e tentato fratricidio. La privazione del mio titolo fu invece la sentenza. Venni disconosciuta dagli Shihouin, dai miei genitori, senza la minima esitazione sul mio destino. E difatti non ebbi alcun trattamento di favore, visto il luogo dove venni mandata: ovvero il Nido del Verme.
In un primo momento, alcuni si opposero a tale punizione. Dissero che sebbene corrispondessi ad "elemento pericoloso", non era necessario confinarmi in un simile posto, e che potevo avere un ruolo nelle famiglie minori se educata secondo un regime in cui fossi stata alla base, e non alla sommità della piramide. Venni quindi affidata alla famiglia Fong come servitrice, ma mi rifiutai di lavorare. Mi dissero che l'alternativa era il Nido, ma continuai a dire di no. Non che volessi sembrare forte. Ero solo incapace di accettare cosa avevo perso, o la nuova vita che avrei avuto di fronte sino alla morte. Venni quindi confinata nel Nido, separata dagli altri "ospiti" perchè non mi vedessero in volto, e perchè a differenza loro, io un crimine l'avevo commesso. Sapevo cosa voleva dire finire là. Sapevo, che avevo perso la mia occasione per evitarl. Ma non sapevo cosa fare per rimediare, nè ero riuscita a ragionare a mente lucida prima. Finii per piangere, per giorni, sino a che mi stancai di farlo, senza ottenere alcuna risoluzione su ciò che dovevo fare.[/color]</i>

<p align="center">[color=yellow]- <b>Capitolo II: La Catena e Il Collare</b>[/color]</p>

<p align="center">[color=white]dove si parla di assassini falliti,
servi in carriera e
colpi bassi[/color]</p>

<i>[color=white]In sintesi non volevo morire, ma non volevo nemmeno vivere in quel modo. Passai un anno praticamente così, rassegnandomi infine al fatto che ormai la mia vita si sarebbe conclusa là, che avrei vissuto in una stanza senza vivere davvero nel mondo.
Poi arrivò lui.
Un giorno l'uomo che mi portava i pasti, non li lasciò sul limitare delle sbarre con un gesto seccato. Entrò nella cella, e si avvicinò a me. In un primo tempo i Fong avevano provato a farmi lavorare a bastonate, letteralmente, quindi mi ritirai in un angolo temendo una qualche riconsiderazione sulla parte "indolore" della mia pena. Il tutto fissandolo con un misto di odio e paura, non riconoscendolo. Ma lui lasciò il piatto vicino a me, limitandosi a dire che avevo un aspetto orribile, e che mi conveniva mangiare, dato come il suo occhio sopraffino vedesse come se ben nutrita, avrei potuto sviluppare un corpo da favola. Ammetto che lo fissai con sorpresa un attimo. Era il commento più idiota che avessi sentito da quando ero nata. Ma se ne andò senza attender risposta. E quando tornò il giorno successivo, mi toccò un fianco, lamentandosi che era poco in carne. Lo schiaffo che scagliai non arrivò mai alla sua faccia, ma lo sentii ridere mentre prendeva le distanze, congratulandosi per la vitalità ma ripetendo che dovevo mangiare. Dato che se almeno mettevo su qualche curva, almeno avrebbe potuto godersi un buono spettacolo quando veniva a trovarmi. In risposta, gli tirai contro il piatto, urlandogli che poteva anche non venire.
Cosa che però fece sul serio. Bastardo...mpf...
Mi lasciò tre giorni da sola senza cibo, poi tornò con calma. Appena mise il piatto a terra, mi ci gettai subito, divorando gli onigiri e il riso al curry che vi erano sopra. Fu allora che la sentii. Una mano sulla testa mi accarezzò con dolcezza, mentre nell'ombra riconoscevo un sorriso non ironico, ma allegro. Disse ridendo che così andava meglio, ma che dovevo inghiottire se non volevo sembrare un criceto. Per come mi ero riempita la bocca, immagino. Arrossii di vergogna per la prima volta in vita mia, allontanandomi e fissandolo senza parlare mentre bevevo cercando di contrastare l'istinto a bere tutta la brocca in un soffio. Lui si alzò con la stessa tranquillità con cui era venuto, dicendo che aveva da fare al momento, ma che sarebbe tornato l'indomani con una porzione un pò più grande per farsi perdonare. E come l'aveva fatto in male, mantenne la promessa in bene allo stesso modo. Tornò. E dopo tanto, sorrisi di nuovo al pensiero che non ero più sola.

Iniziò quindi a venire più spesso anche senza la scusa dei pasti, portandosi dietro il suo pranzo o del lavoro da sbrigare, e condividendo quei momenti con me. Prese a domandarmi in breve tempo e in maniera insistente la mia storia, e alla fine cedetti. Dovetti pure dirgli il mio nome, capendo così che ormai ero stata totalmente cancellata dal mondo esterno. Ero messa male, se quei tizi nemmeno sapevano chi ero, mentre mi tenevano segregata là dentro. Lui invece non mi disse il suo nome, mai. Il motivo, era che non voleva dare informazioni su di sè ai prigionieri, essendo un membro della 3° unità, quella detentiva. Ammetto che mi punse sul vivo, risvegliando con la sua superiorità il mio vecchio orgoglio. Alla fine, offesa, gli misi il broncio per qualche giorno, dicendogli che poteva pure tenersi i suoi segreti. Così imparava a essere dispettoso. Certo, mi attraversò la testa che potesse lasciarmi "a secco" di nuovo, ma credevo in lui. Solo in lui, effettivamente. Dentro di me sapevo non l'avrebbe fatto.
Però in un certo senso, lo fece comunque. Se ne andò di lì a breve.
Qualche giorno dopo, mi disse che era stato promosso alla Prima Unità, le Forze Punitive, e che sarebbe venuto qualcun altro a occuparsi di me. Calò un silenzio, in cui mi disse quasi a disagio di non guardarlo come se mi avesse comunicato la mia data di esecuzione. Ma nemmeno mi ero accorta di aver assunto l'espressione di un condannato a morte. Sentivo solo un dolore che non riconoscevo, ma che capivo in parte. Avevo recuperato parte del mio contegno, grazie a lui. Ero di nuovo in forze, grazie ai suoi metodi. Se lui se ne fosse andato, temevo che sarei di nuovo scivolata verso la morte o impazzita, non potendo più parlare con nessuno come prima. Non ero capace di vivere da sola, l'avevo capito, e glielo dissi chiaramente, chiedendogli come poteva abbandonarmi così, dopo essersi mostrato gentile come se gliene importasse di me.
Lui però mi disse di non fare la bambina, che non era mio padre. In tutti i sensi. Lui non voleva che restassi là, e per quello aveva accettato la promozione da guardia carceraria ad assassino. Voleva che uscissi da lì, non importava a quale prezzo. Se l'avessi fatto, se avessi anch'io lavorato per i Fong sino a ritrovarlo, mi avrebbe detto il suo nome dandomi il benvenuto lui stesso nella Prima Unità. Ma capire che voleva darmi un obiettivo, non lenì il dolore che sentivo. Non riuscivo a parlare, nè a capire.
Riuscii solo a gettarmi addosso a lui, dicendo che non volevo aspettare tanto per rivederlo. Ma fu irremovibile. Mi disse che dovevo cambiare, e che non mi avrebbe aiutata a rimanere ciò che ero. L'avrebbe fatto se fossi diventata ciò che ero destinata ad essere. Gli dissi che ormai non ero più una Shihouin, che non era più quello il mio destino. Ma lui mi sorrise, dicendomi che mi avrebbe aspettata perchè mi prendessi il mio ruolo nella prima Unità. Lo fissai andarsene, senza nemmeno poter chiamare il suo nome per farlo voltare verso di me. Urlai tanto, che vennero a dirmi di smetterla per non causare sommosse fra i prigionieri. Cercai di afferrarli dalle sbarre, che ora erano diventate un impedimento verso l'unica persona che poteva evitarmi di impazzire, e non verso un mondo che mi aveva rifiutata. Dopo tanto, e forse per la prima volta, volevo la libertà più di ogni altra cosa.

Fu lui a salvarmi, ora lo capisco più che mai. I primi giorni piansi ancora, ma alla fine fissai quelle sbarre con un nuovo sentimento. Rabbia. Qualcosa che un vigliacco può provare, ma non attuare. Lui mi aveva invece dato la forza per fare il passo successivo.
Il giorno dopo, chiesi se potevo uscire. Ovviamente mi venne detto di no. Lo ripetei, e di nuovo mi venne detto di no. Fu così per altri sei mesi, che però non passai invano. Lui mi aveva raccontato, di quanti allenamenti aveva fatto. Mi tornarono alla mente i ricordi di Yoru. Così, finii per imitarli entrambi, con ritmi più serrati, ovvero pari a quelli di mia sorella. Avevo tutti i giorni e tutte le notti, per farlo. Di certo non avevo impegni.
E alla fine, ebbi la mia occasione. Attesi una successiva promozione di uno dei guardiani, pazientemente. Sino a che quello che mi portava i pasti, non cambiò di nuovo. Quando entrò nella cella, attesi in un angolo, fingendomi mezza morta come il primo anno. Anche se Lui avesse mai detto a qualcuno che ero tornata più vitale, nei sei mesi successivi mi ero di nuovo finta rassegnata alla mia sorte. Ma ormai mi aveva cambiata nel profondo. E quel tizio se ne accorse a sue spese. Tutti i membri della terza unità, erano maestri nell'Hakuda. Dominare i detenuti a mani nude, era un requisito essenziale. Ma se lui era nuovo, poteva non essere ancora del tutto pronto a un assalto in grande stile. Fu dura, sì. Venni sbattuta a terra, sì. Ma a trovarsi una scheggia nella schiena, fu lui. La mia ex-ciotola, rotta nella colluttazione. Si vendicò amaramente per quello scherzetto, certo. Ma chissà perchè, qualche giorno dopo ricevetti la visita di uno dei tizi che mi aveva messa là dentro quasi due anni prima. Mi chiese perchè l'avevo fatto, dopo tutto quel tempo. La mia risposta, era che volevo uscire, a qualunque costo. E me lo permise. A due condizioni. La prima, fu di non fregiarmi mai più del mio cognome, e di assumere il loro. E la seconda...fu che avrebbero giudicato loro quale incarichi affidarmi. Ma non me ne importava. Volevo rivederlo. Ad ogni costo. Così accettai, e lasciai il Nido. Finendo forse in un posto peggiore.
L'ex 22° erede, venne infatti sbattuta a lavare i piatti e a pulire i pavimenti insieme ai servi. Le angherie erano all'ordine del giorno, ma dalla rassegnazione, passai presto alla vendetta. Lassativi nelle bevande, sonniferi nei pasti. Scherzi, mai danni reali. Che però mi fecero capire, quanto fossi cambiata. Iniziai anch'io a sorridere di più, e a capire in parte Yoru. Mi guadagnai presto la simpatia degli altri inservienti, con quei gesti e il mio nuovo carattere. L'astio dalle altri parti c'era già, e tale rimase. Ma non dimenticai mai, quella promessa. Avevo i giorni occupati, ma le notti erano ancora libere. E i calli sulle mani imputati alle ore passate a strofinare, erano in realtà quelli di un pugno che si scarica su un tronco. La rapidità nel passare lo straccio nei corridoi, il risultato degli allenamenti nel correre. La cura per i piatti era inferiore di poco a quella per le armi. Volevo rivederlo più di ogni altra cosa. Dovevo trovare un modo, per entrare nella prima unità punitiva. Me lo ripetevo ogni giorno. Due dei Fong intanto, erano morti, alla loro seconda missione. Altri due, alla loro prima. Chi era stato sorpreso a chiedersi se l'élite dei fong...non era poi tutta questa élite, era stato frustato. Io ridevo, sotto la mia maschera di indifferenza. Prima e seconda missione...praticamente degli idioti che si erano fatti ammazzare perchè usciti troppo presto dalla cuccia. Non me ne curai, sapendo che c'e n'erano altri due di fong, l'ultimo dei maschi e l'unica femmina. Anzi, pensai che purtroppo c'erano altri due ostacoli alla mia possibilità di entrare nell'Unità Punitiva, fosse anche solo perchè non c'era nessun altro da offrire per tale ruolo. E poco dopo, tale possibilità divenne reale. Ma lo stesso giorno in cui l'ultimo dei Fong morì, fu anche quello in cui persi il mio motivo per lottare.
Ero in cucina, avevo appena finito di aiutare per la cena, e mi era stato dato il permesso di cenare a mia volta per poter quindi servire i padroni più tardi. Ma proprio allora, vidi che la gente si riversava nel corridoio, correndo verso l'entrata. Buttando fuori la testa, vidi che nel giardino c'era una lettiga, con sopra un panno insanguinato. Il capofamiglia vi era accanto, fissandolo con disprezzo misto a tristezza. Doveva essere l'ultimo dei suoi figli maschi, visto che la femmina era lì accanto, lo stesso sguardo in volto. Sorrisi. Ne restava solo una, doveva solo muoversi a crepare anche lei.
Tornai quindi a mangiare, venendo quindi chiamata per annunciare la cena. Una volta fatto, tutti gli uomini se ne andarono, lasciando la lettiga con altri cinque che avrebbero consegnato il corpo, ovunque dovessero farlo. Mi avvicinai però ad esso, nonostante dovessi seguire i Fong nella sala da pranzo. Non seppi perchè lo feci. Arrivai affianco al corpo, e lo fissai. Sentivo che mi dicevano di allontanarmi, ma sollevai il panno lo stesso come in trance.
Fu così che mi riunii con Lui. A fissarmi con le orbite vuote e il corpo macchiato di sangue, c'era il ragazzo della prigione. Rimasi pietrificata, incapace di parlare. Sentivo le voci ovattate anche se erano a due metri da me. Poi sentii delle mani spingermi via, e non opposi resistenza, mentre versavo le mie prime lacrime per qualcun altro che non fossi io. Era un Fong, ed era morto. Avevo desiderato la sua morte. Sua e di sua sorella. Dio mi aveva accontentato? Ora, mi accontentava? Non avrebbe potuto non farmi nascere o farmi uccidere prima, allora?!
Quei pensieri mi rimbombarono in testa, sino a che non sentii le guardie commentare, come tutti i maschi della famiglia fossero stati una vergogna. Due alla prima, due alla seconda, e l'ultimo alla sesta missione, praticamente degli assassini negati. Tutti morti come reclute. Gli stessi pensieri che avevo avuto io.
Ma non con lui in mezzo. Non con in gioco la memoria dell'unico uomo a cui avessi mai voluto bene consapevolmente in tutta la mia vita.
Fu come la notte con Yoru. Agii senza pensare, solo che stavolta sapevo bene come farlo. Colpii prima uno di loro, poi un altro. Non capirono perchè, ma non mi importava. Mi urlarono di smetterla, e io replicavo di non parlare così di Lui. Nemmeno sapevo come si chiamava. Nemmeno lo sapevo. Dovevo usare uno stupido pronome per chiamare la persona più importante della mia vita.
Venni tramortita ovviamente, e finii davanti al padrone come un deja vu. Lo ascoltai appena, senza poter spiegare i motivi del mio gesto. O meglio, non avevo voglia di farlo. Nel mezzo però, il padrone guardò le guardie che si erano occupate dell'ultimo suo vergognoso figlio. Presentavano vari ematomi, e una di loro non c'era. Dura stare in piedi dopo un calcio in certi posti, immagino.
Ad ogni modo, mi sentenziarono presto. Cinque giorni di cella, e poi avrebbero deciso. Li passai a riflettere, su cosa dovevo fare. Non arrivai a nulla, e così fecero loro, decretando quindi che potevo tornare alla mia vita e ai miei compiti. Passò un altro anno, in cui seppi che l'ultima figlia, era stata assegnata alla guardia diretta di Yoru. Appresi la notizia senza vero interesse, ignorando l'esultanza dei Fong per come sembrasse che almeno l'unica figlia, avrebbe portato onore alla famiglia svolgendo il suo compito sino a una morte onorevole. Mi forzai a ignorarli, prima di finire di nuovo in cella e impedire di avere figli a un altro di loro. Probabilmente, la mia carriera come assassino sarebbe finita là. Ma la mia vita e quella di Yoru, sembravano doversi intrecciare un ultima volta.

Fu circa cento anni fà. All'età di settant'anni, ormai da oltre 50 sotto i fong, vidi il casato in agitazione come non mai. Le voci girarono per giorni, e tutte le Unità Mobili erano coinvolte nella più grossa operazione che avessi mai visto, il via vai fra la Seconda e la Prima era continuo, e le farfalle infernali volavano quasi a stormi. La Pattuglia era sempre in azione, e l'ultima Fong sembrava me 30 anni prima come umore. Non sò perchè, non sò come. Ma Yoruichi se ne era andata non solo dal Seireitei, ma dalla Soul Society. Dopo aver abbandonato ogni suo titolo, la sua ubicazione sembrava essere sconosciuta. La notizia si sparse per tutto il Seireitei, il casato Shihouin probabilmente avrebbe voluto sprofondare sottoterra. Tutti i miei pensieri però, erano su come la donna che aveva avuto un ruolo fondamentale nel farmi finire dov'ero, avesse lasciato vacante quel posto. Tutto inutile. La mia paura, il mio arrendermi al fatto che fosse lei la migliore...tutto finì in fumo dato che alla fine nessuna di noi, aveva alla fine ottenuto quel maledetto ruolo.
A quel punto, non sapevo più davvero che fare. Tutti i cardini della mia vita, erano spariti. Davanti alla Sua tomba, mi lamentai come una vecchia rimbambita che si dimentica del discorso appena fatto. Ripetevo le mie lamentele una dopo l'altra, volevo solo sputare fuori tutto ciò che sentivo. Sino a che mi lamentai che non avrei potuto mantenere la mia promessa per colpa sua. E fu allora, che capii. Capii il significato che stava dietro a ciò che mi aveva detto quel giorno. Di fare ciò a cui ero destinata, di prendermi il ruolo che mi spettava nella Prima Unità. Il cui posto di Comandante Supremo, era ora vacante. L'erede legittima, scomparsa. Il trono, era aperto al migliore.
Non sapevo, cosa aveva provato per me. Sapevo cos'avevo provato io per lui. E quelle sue parole mi rimasero in testa. Lui voleva io entrassi nella prima unità punitiva. Ma non come poteva fare lui. Avrei dovuto fare di meglio.
Ne sarei stato il comandante, assumendo il ruolo che gli Shihouin avevano praticamente creato per loro tramandandoselo di generazione in generazione come il loro più grande orgoglio.
Ma non l'avrei fatto per rispettare il loro casato. Ma per Lui.

E per Me.[/color]
</i>

<p align="center">[color=yellow]- <b>Epilogo (o prologo?)</b>[/color]</p>

<p align="center">[color=white]dove si parla di...[/color]</p>

[color=white]<i>Per ora un ragazzo dagli occhi d'argento, e una missione fredda come una lama alla gola.</i>[/color]
</div></td>
</tr>

</table></div>


Edited by Dark Neji Hyuga - 22/11/2009, 23:45

Il mio Pg nel GdR

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Nell’aria, nel cielo,
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Un solo errore, le tacche sono da 12,5 e non 22,5. quindi devi cambiare i bonus da 172,5 a 162,5. per il resto va bene.

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