Bleach Soul Society

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[Test] - Mirage of deceit, Candidato: Ian Kon
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CITAZIONE
Esaminando: Ian Kon
Obiettivo di Missione: Investigazione e raccolta dati
Numero di Post: A discrezione del QM
Tipologia Esame:
- Apprendimento dell'abilità Reiraku (Opzionale)
- Conseguimento Shikai (Opzionale)
- Promozione a 9° Seggio (VI Divisione)

Mirage of deceit
- I -



Una missione, la tua prima in Africa.
Sotto il sole egiziano percorrere le roventi strade del Cairo è particolarmente faticoso, ma ben altri sono i tuoi pensieri: cosa è realmente accaduto a Leavenworth, fino a che punto i tuoi compagni conoscono la situazione... E in che misura ti stanno tenendo all'oscuro?
Hai provato a chiedere risposta, ma tutto ciò che ti sei trovato davanti -tanto da coloro che conosci quanto dai tuoi superiori- non è stato che un muro di silenzio che finora non sei stato in grado di scalfire.
Cosa è realmente l'Organizzazione, e perché non ti è ancora dato di saperlo? Non è giusto... Cosa ti manca rispetto a coloro che ne sono stati messi a conoscenza? Evidentemente qualcosa ci deve essere, o non si spiegherebbe questa disparità di trattamento.
Prima l'omertà, e adesso... questo.
Sei stato chiamato per una missione in Africa, la terra degli Hollows, per proteggere i confini di quella che è la più popolosa di tutte le roccaforti umane di questo continente, il Cairo.
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Proteggere le strade della città e... indagare.
Questo è quanto ti è stato detto: la prima parte si è rivelata estremamente facile, dato l'altissimo livello di protezione della zona, ed in tutto questo tempo non hai ancora trovato un solo avversario che sia riuscito a tenerti impegnato per più di qualche minuto.
Quanto alla seconda... Beh, è passato un mese di tempo ormai, e tutto quel che sei riuscito ad ottenere è stato il restringere l'area delle ricerche ad un paio di isolati.
"Una ragazzina vestita di bianco", questo è ciò che le sommarie informazioni recuperate in tutto questo tempo ti hanno fornito: parole che possono voler dire tutto o niente, descrivere un essere umano... O qualcuno di immensamente potente, che indossa le stesse vesti portate da coloro che avete affrontato in America.
La prospettiva non è allettante... Ma forse è l'unico modo per riuscire a sapere qualcosa di concreto.
Che ci sia qualcosa di strano in questo quartiere è chiaro: gli strumenti continuano ad indicare la presenza (ma non l'esatta locazione) di un'energia particolarmente elevata nella zona, e se chi o cosa stai cercando fosse scomparso con probabilità anche la fonte di questa energia sarebbe sparita con quest'ultima.
Così, meditabondo, ti aggiri tra i vicoli sabbiosi.
Cosa ti aspetta? Impossibile a dirsi...

CITAZIONE
Note del QM:
Ok, primo post interamente descrittivo. A te la parola, Ian-kun^^



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Scheda di Felio Sanada



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view post Posted on 11/7/2009, 21:48Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 30/11/2009, 22:15


~ Mirage of Deceit
Egitto, tra i vicoli del Cairo.




Frustrazione. Ecco cosa provava ormai per quelli che parevano secoli.
E confusione. Tanta confusione, come una nebbia fastidiosa che gli impediva di pensare razionalmente. E ciò, per paradosso, non faceva che alimentare la frustrazione sempre crescente.
Ma andiamo per punti. Ormai era una cosa che faceva spesso. Tentare di riordinare le idee, risalire la corrente dei suoi pensieri per riuscire a trovare la fonte e la causa di quel suo stato d’animo.
Tutto è iniziato da quella maledetta missione. Al Castello.
Lì aveva posato i suoi occhi su cose di cui non aveva mai sentito parlare. Aveva udito parole che forse non avrebbe mai dovuto sentire. E, ripensando alla sua vecchia vita, forse era meglio la beata ignoranza.
Era venuto a conoscenza di quella dannata Organizzazione, che non faceva che rivisitare la sua mente in ogni momento, con le tuniche perfettamente candide dei suoi rappresentanti, quasi sempre accompagnate dalla voce sprezzante e infantile di Alejandra. Parole di una fine prossima, per tutti.
Quando era tornato si sarebbe aspettato una convocazione da parte dei suoi superiori. Qualcosa, anche la richiesta di un incontro da parte di Felio-san. Ma niente.
Aveva trascorso inutilmente i suoi giorni, aspettando invano. Non riusciva a concentrarsi in niente. Si limitava a compiere azioni quotidiane, troppo semplici perché potessero davvero occupargli la mente.
Nessun futuro.. per nessuno..
Ma qualcosa in quei giorni era arrivata. La notizia di un maledettissimo esame scritto. Si era dimenticato persino di aver fatto domanda per diventare Ufficiale. E quel test giungeva nel momento peggiore.
E quando aveva visto in quella misera bacheca il foglio con i risultati, leggendo affianco al suo nome “promosso con riserva” non era riuscito a trattenersi e aveva colpito il muro con un pugno carico di rabbia. Ottenendo, ovviamente, nient’altro che ulteriore dolore e rabbia.
Una cosa positiva c’era però. Era stato comunque ammesso alla prova successiva, che prevedeva una missione nel mondo terreno. Forse, lì, sarebbe riuscito a distrarsi un po’ lontano dal caos silenzioso della Seireitei..

[…]

Gli occorsero solo pochi giorni in quella landa dimenticata dalla felicità per capire che non si sarebbe distratto per niente.
Aveva davanti il Cairo, capitale egiziana. Capitale di una delle più antiche e fiorenti civiltà che, al giorno d’oggi, scontava il prezzo di tale ricchezza passata. Girando lo sguardo, infatti, non vi era alcuna traccia di ricchezza e floridezza. Solo sabbia, fango e abitazioni di fortuna.
Doveva trovarsi nel bel mezzo della periferia, luogo dove le grandi metropoli, ormai, erano solite ammassare le persone che disdegnava per nasconderle e mostrare solamente il suo lato più bello. Ma è difficile accumulare un numero così grande di persone senza dare nell’occhio.
Bidonville, come venivano solitamente chiamate.
La prima cosa di cui si accorse, però, fu il frastuono della città. Unito al silenzio delle anime.
Non vi era, infatti, al momento una situazione di pericolo. E così la situazione rimase per giorni e giorni. La città era fin troppo sicura e i pericoli, come piccole fiammelle, venivano spente prima di alimentarsi.
Uno degli obbiettivi della missione era proteggere la grande città. Ma, diamine, avevano proprio bisogno di lui per difendere quella dannata città di anime morte da piccoli hollows di cui si potevano occupare altri Shinigami meno esperti?
No, la frustrazione non l’aveva abbandonato. Anzi.
Stare lì, aspettando un segnale d’allarme, sperando nella corsa che si tratti di un nemico decente, non faceva che aumentare la sua sensazione di crescente fastidio.
Stava diventando irrequieto.
Cosa ancora più buffa: l’altro obbiettivo era indagare. Ma, ovviamente, su cosa, non gli era dato sapere. Certo, lui era un semplice Shinigami. A chi vuoi che importasse della sua vita tra i capitani del Gotei XIII. O forse..
Dannati piani alti..

[…]

Dannati piani alti..
Iniziò a contare col dito della mano destra, svogliatamente, il numero di segni che aveva inciso ogni giorno dal suo arrivo su quella pietra di color grigiastro, regalo che la corrente del fiume lasciava alla terra. 30.
Era passato un mese. O meglio, aveva buttato un mese della sua vita.
Riguardò nuovamente le tante X che aveva tracciato. Prese una nuova pietra, la levigò per qualche istante, e tracciò la sua trentunesima X.
Alzò lo sguardo, sconsolato, alle nubi. Stranamente, dopo un mese di sole caldo e soffocante, le prime nubi di un brutto color grigiastro stavano apparendo all’orizzonte.
Voleva che piovesse, che il Nilo straripasse e che quella misera città perisse affogata. Così forse sarebbe potuto tornare alla Seireitei.
Si trovava sulla spiaggia, a pochi passi di distanza dal Bahr al-Nil, come lo chiamavano i residenti del luogo. Lo stesso fiume, che aveva dato un aiuto enorme alla ingrata generazione umana quando la gente, pronunciando la parola Egitto, pensava ad un fiume straripante e a una civiltà floridissima, ora non era altro che un ammasso di acqua sporcata dalle necessità del mondo contemporaneo
Guardando l’acqua gorgogliare pigramente fu assalito improvvisamente da quegli attacchi di rabbia e impotenza.
Scagliò la pietra che aveva ancora in mano con tutta la forza che aveva in corpo.
Poi buttò la testa all’indietro, come un lupo che ulula.
Maledetti voi lassù! Sperate di farmi crepare per la noia, eh?
Era un idea che gli era venuta in mente negli ultimi giorni. Il fatto che non gli avessero rivelato nulla di più significava che non si fidavano di lui. Ma quello che era venuto a sapere era sufficiente per porlo nella lista delle “persone scomode”. Ma, a meno che il loro obbiettivo non fosse davvero che fosse lui stesso a suicidarsi per la noia e la frustrazione, perché l’avevano mandato in quella zona fin troppo sicura?
Non vi libererete di me così!
In risposta ottenne solo qualche timida goccia di pioggia. E lo sguardo stranito e spaventato di un giovane ragazzo che incrociò non appena riportò i suoi occhi ( e la mente) su quell’inferno di fango.
Rimasi in silenzio per qualche secondo.
Bhè, hai qualcosa da dirmi o provi qualche strano piacere nel fissare la gente?
Disse scontrosamente.
Il ragazzo assunse immediatamente una sorta di posizione militare, quasi che le formalità giustificassero le sue azioni.
Ian-san, mi scusi
Esordì con voce flebile.
Mi hanno solo mandato per dirle che non è bene che se ne stia qui, isolato. Dopo l’apparizione di quella strana figura vestita di bianco nella zona calda è meglio che sia sempre pronto alla base.
Gettò uno sguardo timoroso per capire quale fosse l’effetto delle sue parole.
Poi sbuffò, provando a cercare un contatto con quella strana figura di cui tutti conoscevano solo il nome. E nient’altro.
Sa come sono..
Disse ammiccando.
I piani alti.
Il giovane aspirante Ufficiale non riuscì a trattenere il sorriso affiorato alle labbra al sentire quell’espressione.
Scusami.
Disse, poi sorrise nuovamente.
Farò come dici. Qui non ho nulla da fare, provo a perdere il mio tempo perlustrando la zona calda.
Gli assicurò, con voce tranquilla. Aspettò che se ne andasse con quel suo passo agile e orgoglioso di essere riuscito nella sua piccola missione.
In realtà il sorriso di poco prima non era di felicità, ma un banalissimo convenevole. Ormai gli riusciva alla perfezione imitarlo e, a quanto pareva, appariva anche sincero.
Certo, c’erano persone ben più acute alla Seireitei di un giovane impaurito.
Eppure era sollevato.
Almeno aveva qualcosa da fare, qualcosa per perdere tempo piuttosto che urlare contro un sordo destinatario.
E va bene, piani alti. Vi dimostrerò di cosa è capace il futuro capitano della VI.
Cercò convinzione nei suoi pensieri per alimentare la voglia che gli mancava da quando aveva messo piede in Egitto.
In verità l’apparizione di quella figura bianca non gli faceva né caldo né freddo. Poteva essere chiunque. Forse l’esca di un hollow. O ancora più probabilmente una semplicissima anima morta indossando un abito bianco. Se davvero ci fosse qualche possibilità che si tratti di un membro dell’Organizzazione certamente non avrebbero mandato lui, a cui non avevano ancora rivelato nulla.
Ma tentar non nuoce, soprattutto quando hai tempo da sprecare lanciando sassi.
Si addentrò meditabondo nei vicoli silenziosi della metropoli, lasciando ai suoi piedi l’onere della guida, aggirandosi in quel grezzo agglomerato di vicoli dove gli Shinigami del posto avevano rilevato la concentrazione maggiore di energia.


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- II -


Ehm... Cosa c'entra un ragazzino (Shinigami tuo pari? Studente? Essere umano?) con la tua quest? Come fa a vederti, se non sei dotato di Gigai? La prossima volta che vuoi inserire PNG informati dei fatti, avvisami per favore...


I vicoli non ti rivelano nulla id nuovo, non più degli altri giorni almeno. Stretti, labirintici, formano un intricato reticolo nel quale ogni giorno arrivi a scoprire un luogo o un passaggio ancora inesplorato: l'area delle ricerche è molto vasta in rapporto alla quantità di persone mobilitate... E -sebbene inizialmente non ne fossi consapevole- ben presto hai realizzato che l'informazione per la quale sei stato inviato qui non era condivisa da molti, anzi.
Si può dire che tra tutti gli Shinigami con cui hai avuto a che fare nella capitale egiziana, le persone a conoscenza della misteriosa apparizione possano essere contate sulla punta delle dita: tutti loro -hai avuto modo di constatare- hanno avuto in passato qualche contatto con figure misteriose... E vestite alla stessa maniera.
Reperire altre informazioni a riguardo è stato impossibile, tuttavia ciò è stato sufficiente a capire che non sei stato mandato qui per caso.
Cosa avete in comune, l'aver visto troppo... O essere sopravvissuti? Tutto può essere.
Il giorno si stà avviando alla sua conclusione, ed è tempo di fare rientro alla base.
Anche per oggi nessuna novità.
-Ian-san...*Krrrr* ...mi....*Krrrr*...riceve?-
Una voce conosciuta... Da dove proviene? La risposta è immediata: l'auricolare che ti sei tolto e che ora pende appeso dalla cintura del tuo Shihakusho. La voce appartiene al ragazzo incontrato poco prima, che hai saputo essere da diversi anni membro della IV Divisione e -come te- in odore di promozione.
-Credo di aver...*Krrr*... trovato qualcosa.-
Strano, la trasmissione è molto disturbata: le apparecchiature dell'AST non dovrebbero avere simili malfunzionamenti: ciononostante alcune delle parole risultano incomprensibili, coperte da scariche elettrostatiche decisamente fastidiose.
La voce del ragazzo è calma, ma puoi percepire una nota di tensione dietro la compostezza dell sue parole, cosa comprensibile se -come dice- è riuscito a scoprire finalmente qualcosa
-...Corrisponde alla...*Krrr*...descrizione...*Krrr*...Faccia presto!-
Man mano che la voce parla, il rumore di fondo aumenta, rendendo l'ascolto sempre più difficile: le trasmittenti hanno sempre funzionato alla perfezione, e questa distorsione non può essere semplicemente spiegata con motivazioni materiali...
E difatti, pochi istanti dopo, un leggero vento ti raggiunge, sollevando di pochi centimetri i lembi del tuo SHihakusho.
Questo, almeno, è quanto percepirebbe un essere umano.
Reiatsu. Forte... E sconosciuto.
Potente quanto il tuo, o forse anche di più?
-Mi raggiunga... *Krrr*...all'ultimo piano...*Krrr*... edificio più alto... *Krrr*...Zona 19... Non... *Krrrr*...tempo!!!-
Ora nella sua voce puoi distinguere una nota di paura, non occorre essere dei geni per capire che un tuo commilitone si trova in pericolo!!
Subito dopo, la trasmissione si interrompe... E la tua trasmittente cessa di funzionare, con uno schianto.
Rotta... Come probabilmente dovrebbero esserlo quelle degli altri Shinigami nelle vicinanze: come è possibile?
Contattare i tuoi compagni è impossibile, e raggiungere il punto di randez-vouz porterebbe via troppo tempo per soccorrere il ragazzo in pericolo.
Nessuna idea di ciò che possa aver visto, solo un'istintiva sensazione di pericolo: l'edificio da lui menzionato -un vecchio palazzo in pietra senza ascensore- non è lontano, e potresti raggiungerlo in un paio di minuti.
Il tempo, che prima non sembrava finire mai... Ora appare preziosissimo.
Volevi qualcosa che smuovesse questa stagnante immobilità?
A quanto pare sei stato accontentato.

CITAZIONE
Note del QM
Puoi descrivere le tue azioni fino all'arrivo al punto di randrz-vouz o (se scegli di intervenire direttamente) fino a quando -entrando nell'edificio- ti accingi a salire le scale che portano all'ultimo piano (ve ne sono altre due). In entrambi i casi hai mano libera sino ai punti da me indicati.
Cerca comunque di evitare ripetizioni e di non gestire altri personaggi al di fuori del tuo. Per il resto tutto bene... Il bello arriva ora, naturalmente ^__-



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Scheda di Felio Sanada



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~ Mirage of Deceit
Egitto, zona 19.



Niente, come al solito.
Ovviamente era tutta una finzione, la sua. Fingeva, illudeva se stesso di non credere in un minimo cambiamento, ma la verità per cui si era mosso esortato dal ragazzo era che davvero sperava di trovare qualcosa. La minima cosa, qualsiasi.
Eppure le tenebre avevano iniziato a seguire i suoi passi stanchi e il sole, ormai simile ad una grossa palla arancione, stava capitolando dietro una delle più imponenti piramidi dell'Egitto.
Un posto, l'Egitto, fatto di misteri. E sebbene quelli conosciuti ai più riguardavano straordinari imperatori del passato, morti improvvise e strane maledizioni, quello che tormentava Ian in quel momento era fin troppo attuale e prevedeva una figura di bianco vestita.
Senza accorgersene, meditabondo, si ritrovò all'entrata dell'ennesimo vicolo.
Le scelte erano due. O tornare indietro, come gli suggeriva l'enorme palla infuocata che scompariva sempre più velocemente, oppure proseguire fino alla fine di quell'ennesimo vicoletto sperando di trovare qualcosa e poi tornare indietro.
In realtà così non era. Il rischio della seconda scelta era quello di rimandare sempre di più il ritorno. Raggiunto quel punto avrebbe intravisto un altro vicolo, e così via in una spirale infinita.
Ah, al diavolo.
Il piede destro non aspettò nemmeno la sua decisione e s'incamminò all'ombra di una casa di fortuna.
I passi, pesanti e svogliati, riflettevano alla perfezione il suo stato d'animo.
Se i passanti egiziani l'avessero potuto vedere l'avrebbero scambiato per un bambino imbronciato che non riesce a divertirsi con l'ennesimo gioco regalato dai genitori.
Lo percorse lentamente, quasi cercando di dare più tempo possibile a qualsiasi avvenimento.
Invano, però.
Non era successo niente nemmeno stavolta.
Ma cosa sperava di trovare davvero? Che quella strana figura si materializzasse davanti ai suoi occhi, per magia?
Stronzate.
Così prendi in giro solo te stesso
Sbuffò e si preparò a compiere il viaggio a ritroso.
In quel momento di rassegnazione il destino beffardo si decise a colpire. Quasi non stesse aspettando altro.
Una voce bloccò il suo piede a mezz'aria. Chiamava il suo nome.
-Ian-san...*Krrrr* ...mi....*Krrrr*...riceve?-
In un primo momento, a causa della mente intorpidita e annebbiata dal caldo, non riuscì a capirne l'origine.
Poi gettò uno sguardo al piccolo auricolare che pendeva dalla cintura e se lo portò all'orecchio con gesti concitati.
Se lo premette all'orecchio con la mano destra e portò alle labbra il piccolo microfono.
- Sì, sono io. Che succede? -
Dal tono si poteva percepire ben più l'eccitazione che reale preoccupazione.
-Credo di aver...*Krrr*... trovato qualcosa.-
Trasalì a quella rivelazione. Cosa, cosa, cosa, urlava un pensiero nella sua mente.
Preso dagli eventi non si accorse nemmeno che chiunque ci fosse all'altro capo del telefono non poteva leggergli nella mente.
Non si era reso ancora conto, infatti, che la voce era la stessa del ragazzino che aveva trovato poco prima al fiume. Quello della IV Divisione.
-...Corrisponde alla...*Krrr*...descrizione...*Krrr*...Faccia presto!-
Il cuore mancò un colpo e senza rispondere ma eseguendo alla lettera l'ultima esortazione iniziò a correre davanti a sè.
Già ma.. dove?
Quell'idiota non gli aveva ancora detto dove doveva dirigersi.
- Dove ti tr.. -
Bloccò la sua domanda, troppo intento a cercare di capire quello che il ragazzo diceva. Non che ci voglia grande impegno, in situazioni normali. Ma quella non era una situazione normale. Si era reso conto solo in quel momento, infatti, che la comunicazione era fortemente disturbate da delle scariche elettriche. All'inizio era riuscito a distinguere quasi tutte le parole, ma pian piano le scariche si erano fatte sempre più frequenti. E sempre più difficile era diventato riuscire a capire le frasi del ragazzo.
Cosa diamine stava succedendo?
Non capiva molto di tecnologie nè gli era mai interessato occuparsene. Prendeva semplicemente quello che gli fornivano gli Shinigami della XII, esperti nel campo.
Diede un colpo con il palmo della mano all'auricolare, ottenendo solo di farsi male all'orecchio.
In quel momento però, improvvisamente, tutta la sua attenzione venne concentrata in un'altra percezione, ben diversa da quella uditiva.
Un sesto senso, forse, ma che non ha nulla a che vedere con l'intuito.
Una forte energia aveva iniziato a permeare l'aria. Difficile riuscire a stabilire la sua vera forza, ma sicuramente non si trattava di uno dei tanti piccoli e infimi hollow che aveva affrontato.
Cos'era?
Poi un'altra scarica.
-Mi raggiunga... *Krrr*...all'ultimo piano...*Krrr*... edificio più alto... *Krrr*...Zona 19... Non... *Krrrr*...tempo!!!-
Come un bambino il suo cervello iniziò a mettere insieme i pezzi di due puzzle. Il primo, più semplice, era attaccare ai dovuti pezzi le parole del ragazzo e ricostruire la frase.
L'altro era ben più ampio.
Le scariche elettriche. Erano aumentate pian piano e gli auricolari erano oggetti fin troppo semplici perché i membri della XII non li producessero senza difetti. Tutto ciò derivava quindi da un fattore esterno.
Il ragazzo. Prima aveva avvertito solo una normale tensione nella sua voce. Poi si era tramutata in paura e orrore. Una richiesta di aiuto.
Un altro fattore esterno.
Ora, una figura aveva improvvisamente permeato l'area del suo reiatsu.
Corrisponde alla descrizione..
Probabilmente al fattore esterno piace vestirsi di bianco.
Come una sorta di cenno di assenso l'auricolare smette di generare alcun suono. Non occorre essere della XII per capire che sarebbe stata inutile da quel momento.
Si tolse dall'orecchio l'auricolare e saltò sopra il tetto dell'abitazione alla sua destra, una bassa costruzione in mattoni, ma sufficientemente alta per riuscire a dargli un idea della posizione ove si trovava.
Cercò di ricordarsi la mappa delle zone che gli avevano fatto imparare i primi giorni.
Le possibilità erano due. La razionalità gli diceva di tornare al ritrovo, avvertire i compagni e dirigersi con un gruppo alla zona 19. Ciò avrebbe implicato un notevole ritardo e chissà cosa sarebbe potuto succedere al ragazzo nel frattempo. Senza contare che rischiava di lasciarsi sfuggire l'unica opportunità che gli capitava da mesi. La seconda, spinta dall'instinto, gli diceva di dirigersi da solo alla zona 19, con molte più probabilità di arrivare in tempo.
Cosa faccio, cosa faccio?
Cercò di trovare altri argomenti a favore dell'una e dell'altra tesi per scegliere.
Diamine Ian, la missione è la tua. Se ti fai aiutare dai compagni il merito dell'operazione non andrà certo a te.
Zona 19. Arrivo.

Si gettò dall'abitazione e si lanciò a perdifiato cercando di trovare un modo per lanciare un segnale agli altri Shinigami.
L'equipaggiamento gli era inutile e anche le tecniche che conosceva.
O forse..
Poteva sfruttare la moltiplicazione surreale. Certo, non aveva la sicurezza che arrivassero a destinazione ma l'esecuzione richiedeva una quantità di reiatsu irrisoria. Provare non costava nulla.
Si fermò a riprendere fiato, si concentrò un secondo, ed eseguì la tecnica, avvertendo che una minima quantità di reiatsu si allontanava da lui per materializzarsi in due figure identiche a lui.

CITAZIONE
~ Moltiplicazione Surreale ~
Formula di attivazione: Nessuna
Divisione: Tutte
Descrizione: Attraverso questa tecnica l'utilizzatore sarà capace di creare delle perfette copie di se. L'aspetto sarà immutabile nel tempo e ricalcherà l'immagine nel momento dell'esecuzione comprendete di ferite, armamento e vestiario. Nonostante questo rimarranno costrutti immateriali, attraverso il minimo urto con un corpo fisico svaniranno e come tali non posso attaccare o maneggiare oggetti. Toccati non presentano consistenza e i loro movimenti, pur ricalcando perfettamente quelli dell'originale non sortiranno effetti sulla realtà, ne sotto forma di ombre, suoni o altro.
Restrizioni: Reclute = 3 copie ; Studenti = 5 copie ; Shinigami/Quincy = 7 ; Ufficiali = 9 ; Tenente = 12 ; Vice-Capitano = 15 ; Capitano/Capo Famiglia = 20)
Consumo: Marginale per copia

Dirigetevi alla base e cercate di farvi seguire fino all'edificio più alto della zona 19. Aspettò che si dirigessero nella direzione da lui richiesta e poi scattò in quella opposta.
Hora hora horaa.

Impiegò qualche minuto a raggiungere la zona 19 e solo qualche secondo ad individuare l'edificio più alto.
Svettava sulle altre costruzioni, imponente, come svetta un tiranno sulla massa.
Forse era la situazione, ma aveva un non so ché di cupo e pericoloso. Per quello che si poteva scorgere pareva essere abbandonato da tempo, o comunque per nulla curato.
Ma non aveva bisogno di guardarlo per capire che la situazione richiedeva la massima allerta.
Si nascose dietro la prima abitazione con la schiena contro il muro e, da quella posizione, sporse lentamente il volto sbirciando con gli occhi qualsiasi cosa si potesse vedere dalle finestre. Cercò con attenzione una presenza umana o anche il minimo movimento ma il riflesso del sole non contribuiva alla causa. Era consapevole del fatto che, anche se qualcosa non si vede, non significa che non ci sia.
Iniziò quindi a muoversi con rapidi scatti in diagonale tra le tante abitazioni della zona, evitando di rimanere allo scoperto per più di un secondo. Riuscì ad avvicinarsi in questo modo di diversi metri.
Trovò l'entrata dell'edificio, una vecchia porta, che spinse rapidamente per entrare e che, una volta entrato, appoggiò lentamente cercando di produrre il minimo rumore.
L'interno non era illuminato, se non dalla luce del sole proveniente dalle finestre, che rischiarava solo poche parti dell'edificio.
L'idea che si era fatto dell'interno sembrava essere confermata ma era impossibile dirlo in quella parziale oscurità. Non riusciva a trovare neanche un interruttore ma, nel caso, dubitava che ce ne fossero. Era anche impossibile riuscire a stabilire l'uso a cui era - o era stato - adibito l'edificio. Comunque, il suo obbiettivo era l'ultimo piano.
Trovò la rampa di scale sulla destra e si accinse a percorrerle.
Fino a qualche mese prima le avrebbe percorse in tutta fretta, senza badare ai pericoli.
Capì quanto era cambiato e maturatoin pochi mesi. Forse era questo che i piani alti richiedevano. In tal caso sperava che potessero vederlo, in qualche modo.
Ma lo faceva perché l'idea di una trappola l'aveva più volte sfiorato. E aveva ancora troppe cose da compiere prima di morire.
Estrasse dal fodero la zampakuto lentamente, cercando di non far rumore. La impugnò con la mano destra, mentre con la sinistra estrasse dal fodero un pugnale. Nel caso qualcosa fosse comparso e fosse troppo lontano da raggiungere con la zampakuto.
Poi, a passi felpati, con la schiena contro la parte destra del muro in modo che avesse la maggior visibilità possibile degli scalini, iniziò a percorrerle.
Gli occhi vigili, le orecchie tese a captare ogni minimo suono, le mani strette intorno alla zampakuto e al coltello.
Buon divertimento, Ian.
Il tuo momento è arrivato.

CITAZIONE
Caratteristiche:
Forza: 200
Velocità: 225*
Resistenza: 200
Zanjutsu: 200
Kidou: 200
(*) = Comprensivo del bonus di Divisione
Reiatsu: 54/56
Ferite: Nessuna.
Condizione fisica: Illeso.
Condizione mentale: Concentrato e attentissimo, i sensi tesi a qualunque cambiamento.
Tecniche utilizzate: Moltiplicazione surreale
Oggetti utilizzati:
Mano Dx: Zampakuto
Mano Sx: Coltello
Difesa: //
Attacco:


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- III -


CITAZIONE
Si gettò dall'abitazione e si lanciò a perdifiato cercando di trovare un modo per lanciare un segnale agli altri Shinigami.
L'equipaggiamento gli era inutile e anche le tecniche che conosceva.
O forse..
Poteva sfruttare la moltiplicazione surreale. Certo, non aveva la sicurezza che arrivassero a destinazione ma l'esecuzione richiedeva una quantità di reiatsu irrisoria. Provare non costava nulla.

"...E da qualche parte -in un mondo parallelo- il nobile Ayato-san, Rokudaime del Villaggio della Foglia, ripensando al breve ma intenso incontro con i due guerrieri autoproclamatisi Dei della Morte Felio Sanada e Takeo Kikuta, e starnutì improvvisamente, avendo il sentore che la tecnica caratteristica del suo villaggio fosse appena stata impiegata nel modo più sbagliato possibile."


CITAZIONE
~ Moltiplicazione Surreale ~
Formula di attivazione: Nessuna
Divisione: Tutte
Descrizione: Attraverso questa tecnica l'utilizzatore sarà capace di creare delle perfette copie di se. L'aspetto sarà immutabile nel tempo e ricalcherà l'immagine nel momento dell'esecuzione comprendete di ferite, armamento e vestiario. Nonostante questo rimarranno costrutti immateriali, attraverso il minimo urto con un corpo fisico svaniranno e come tali non posso attaccare o maneggiare oggetti. Toccati non presentano consistenza e i loro movimenti, pur ricalcando perfettamente quelli dell'originale non sortiranno effetti sulla realtà, ne sotto forma di ombre, suoni o altro.
Restrizioni: Reclute = 3 copie ; Studenti = 5 copie ; Shinigami/Quincy = 7 ; Ufficiali = 9 ; Tenente = 12 ; Vice-Capitano = 15 ; Capitano/Capo Famiglia = 20)
Consumo: Marginale per copia

Lasciando da parte vecchi ricordi e la scontata ironia, apprezzo il tentativo ma non posso farti impiegare delle copie (in BSS il livello più basso di illusione possibile) come fossero dei PNG a tutti gli effetti. Avrai occasione di contattare i tuoi compagni in seguito... forse. *risata malefica*


Nel momento in cui le figure da te evocate indicano la direzione da te mostratale, aprendo la bocca a vuoto senza emettere alcun suono, ti rendi contro che esercitarti un pò di più su quest'arte magica ti avrebbe probabilmente risparmiato questo inutile consumo di energia spirituale.
...Ma non c'è tempo da perdere, stando al tono di reale urgenza nelle parole del tuo giovane compagno: i tuoi piedi corrono veloci, il respiro si affretta ed il sudore corre lungo la tua fronte fino a quando -saltando, scattando e bruciando la distanza che vi separa- giungi difronte all'edificio che ti è stato segnalato.
Quanto sarà passato? Tre minuti? Quattro? Incurante della cosa, continui la tua corsa contro il tempo entrando nell'abitato piano, cauto e silenzioso come solo un veterano ha imparato ad essere... Per il momento sembra tutto tranquillo, ma la cosa non sembra voler influire sulle tue movenze sinuose e scattanti al pari dei migliori professionisti del mondo terreno: riducendo i rischi al minimo, preparandoti al peggio percorri varie rampe di scale fino a quando capisci di essere arrivato in fondo.
Più in alto, vi è soltanto il tetto.
Davanti a te vi è una porta, dalla quale senti... Musica?
Si, così pare, e proveniente da uno strumento che non dovrebbe neppure essere troppo diffuso -una armonica a bocca- in un paese come l'Egitto.
Una melodia malinconica, eppure particolarmente appropriata per l'ora tarda della giornata: mentre apri -con tutte le cautele del caso- la porta, non puoi fare a meno di chiederti che razza di fine abbia fatto il tuo sottoposto, e se davvero vi sia l'autore di queste note dietro la sua scomparsa...
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Dietro di essa vi è un'appartamento, decorato alla moda araba come tanti altri nella città: semplice mobilio, tappeti ovunque ed un divano dietro al quale vedi spuntare una nuca dai corti capelli castani.
La melodia si interrompe, più o meno nello stesso momento in cui vedi -a terra, immobile in una pozza di sangue- il tuo commilitone.
Impossibile dire se sia vivo o morto.
-Ciao!- trilla una voce squillante ed indubitabilmente femminile, mentre la figura si gira sorridendo verso di te: è una ragazza di qualche anno più piccola e, a giudicare da come segue i tuoi movimenti, pare essere in grado di vederti fin troppo bene!
Non è vestita come gli Shinigami, eppure al suo fianco pende una katana: una Zanpakuto? Impossibile a dirsi, eppure quante ce ne saranno di simili armi orientali nella capitale Egiziana?
-E' ancora vivo, non preoccuparti... Ian-kun, giusto? Ho sentito quel nome prima, immagino sia il tuo.-
I suoi vestiti hanno un taglio pratico, militare, eppure nel suo modo di agire vi è una spensieratezza che contrasta nettamente con la scena davanti ai tuoi e ai suoi occhi: chi diavolo è questa ragazza?
-Ho abbastanza da fare, e se mi facessi il favore di portarlo a farsi curare e di evitare questo luogo per i prossimi due-tre giorni te ne sarei davvero grata...- spiega, col tono di chi ha davvero la necessità di pace e tranquillità -...Seriamente, non vorrei dover combattere ancora, può non sembrare ma odio la vista del sangue.-
Parole davvero assurde, se consideri il corpo esanime ma -ora che guardi meglio- sicuramente vivo del ragazzo di poc'anzi.
Non sembra esserci nessuno nell'edificio, e se volessi sguainare contro di lei la spada difficilmente qualcuno si avvicinerebbe per interferire nello scontro in atto: i grandi occhi azzurri di lei ti fissano con intensità, desiderando palesemente una tua ritirata di buon ordine.
Se è una sadica... Stà nascondendo veramente bene la cosa, ma la sua eccessiva sicurezza -ed il fatto che almeno a prima vista non vi sia nessun'altro- non depongono a favore di una tua eventuale facile vittoria.
Decisamente no.
Deponendo l'armonica con cui fino a poco prima stava suonando, la ragazza effettua un leggero inchino verso di te, prima di presentarsi con una risata fresca e disarmante.
-Chiamami Honoka, o Honoka-chan se preferisci. Dopotutto... Conosco già il tuo nome, vero Ian-kun?-


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Scheda di Felio Sanada



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~ Mirage of Deceit
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First Act.




La vista di tanti scalini gli aveva fatto perdere quasi subito la nozione di quante rampe di scale avesse già percorso. Ma la presenza di un muro compatto al posto di un'altra scalinata lasciano intendere al giovane di essere giunto all'ultimo piano. Il suo obbiettivo.
Finora da tutte le porte su cui era passato avanti non aveva udito il minimo rumore, e ciò non era certamente dovuto al fatto che lui stesso ne stesse producendo troppo. Camminava silenziosamente, misurando persino l'intensita di ogni respiro. Il rumore più forte proveniva dalla sua cassa toracica e gli era impossibile fermarlo, a meno di pesanti controindicazioni.
Ma dall'unica porta dell'ultimo piano si udiva distintamente un suono. Non voci - come si sarebbe aspettato- ma della musica. Nonostante questa non fosse mai stata la sua passione il suono di un'armonica è fin troppo unico e familiare. Un suono cupo, triste, lento così diverso dalle allegre percussioni della musica araba che animavano il paese d'Egitto.
Appoggiò con ogni cura l'orecchio destro al legno, cercando di udire qualsiasi altra cosa ma il mesto suono riempiva l'aria e bloccava l'iniziativa di qualsiasi altro rumore. Provò anche a sbirciare dalla serratura ma il nero di quella che doveva essere una chiave infilata nella toppa ostruiva la vista del suo occhio dall'iride cristallina.
Oramai era venuto il momento di svelarsi, anche se era convinto che la persona al di là di quella porta sapesse della sua presenza già da tempo.
Rinfoderò il pugnale che teneva stretto nella mano sinistra e con la stessa afferrò saldamente la maniglia.
Tirò con forza e poi spinse senza indecisioni, concedendo finalmente all'occhio la vista di quella stanza.
L'ultimo cigolio della porta pose fine alla musica.

Il silenzio creò un'atmosfera di sospensione e attesa nella quale il suo sguardo, avido, si spostava da un oggetto all'altro, improvvisamente colpito da una strana frenesia. Il cuore accellerò i battiti, ormai incurante di provocare alcun suono, quasi cosciente della situazione.
Gettò repentinamente uno sguardo privo di attenzioni ai tappeti sparsi al suolo, alle giare disposte sulle mensole in tipico stile arabo.
Solitamente l'attenzione si focalizza sempre su qualcosa di diverso. Avvenne anche in quel caso.
Istantaneamente il giovane si immobilizzò alla vista dell'unico essere vivente presente nella sala. Anche se, a dir la verità, l'attributo vivente era davvero eccessivo. Il giovane ragazzo della IV era a terra, immobile, mentre il suo sangue scuro inzuppava uno dei tanti tappeti impolverati ma sicuramente di pregio e valore.
Ian si gettò impulsivamente sul corpo, dimentico del misterioso suonatore nonché probabile artefice della scena che si era ritrovato davanti.
S'inginocchiò a valutare le condizioni del commilitone, rinfoderando la zampakuto, stolidamente scoperto da qualsiasi attacco alle spalle.
E allora la figura si mosse. Fortunatamente per lui ben lontana dal colpirlo, ma agendo, se possibile, in modo ancor più imprevedibile.
La sua voce trillò nell'aria, prendendo il posto dell'armonica, il cui suono sembrava ormai un remoto ricordo.
Raramente un saluto riesce a prenderti così alla sprovvista.
Ian si voltò di scatto, cercando la fonte del suono e individuandola in una nuca di capelli scuri e corti. Non che fosse una testa fluttuante, ma il resto del corpo era coperto dal divano su cui era seduta e a cui il giovane, entrando, non aveva prestato attenzione.
Si alzò altrettanto velocemente, mentre la ragazza faceva lo stesso, concedendogli il piacere di poter finalmente vederla al completo.
Il volto era quello di una ragazzina dai grandi occhi blu, tendenti al grigio, e con un sorriso sincero sul volto.
Per altezza e costituzione dava l'impressione di essere minuta, con una tunica bianca, forse più adatta ad un uomo, e larghi pantaloni verdi che, insieme ad una cintura stretta in vita e ad un paio di stivali neri completavano il suo abbigliamento.
Ma una delle prime cose che notò, e sicuramente la più importante, fu una katana appesa al fianco.
Piuttosto difficile riuscire a trovare normali egiziani di quella carnagione, capaci di vedere uno Shinigami e con una katana alla vita.
Provò la stessa sensazione di un bambino che viene colto in flagrante dalla madre a rubare delle caramelle. Strinse i denti, dandosi mentalmente dello stupido per essersi fatto cogliere alla sprovvista in quel modo.
Che diavolo fai? Se avesse voluto, ora, quella katana la staresti ammirando in tutt'altra posizione. Sono da solo, non posso fare la prima cosa che mi passa veramente.
Tuttavia, forse, poteva sfruttare a suo favore la situazione che indirettamente aveva contribuito a creare.
Per analogia gli passò per la mente una situazione molto simile, avvenuta qualche mese prima, ma in un atmosfera completamente diversa.
Sul tetto di una prigione di massima sicurezza, negli Stati Uniti. Dopo aver percorso le scale dell'edificio erano giunti sulla terrazza il cui tetto era composto da cielo e stelle. Avevano trovato lì il loro avversario, la bella Ayase. A parlare, in quel caso, era stato il capo del loro piccolo gruppo, Felio Sanada, che non aveva nascosto una certa freddezza e ostilità.
In quel caso si era giunti allo scontro e, Ian era pronto a scommetterci, anche stavolta le cose sarebbero finite allo stesso modo. E allora perché non provare a chiaccherare con la ragazza sorridente? Nella peggiore delle ipotesi avrebbe soltanto guadagnato del tempo e, magari, qualche importante informazione.
Si asciugò una solitaria goccia di sudore sulla fronte con la mano. Ed entrò in scena.
Rilassò il volto e si esibì in uno dei suoi migliori sorrisi. Con l'atteggiamento amichevole della ragazza che aveva davanti era anche più semplice.
- Ciao! - rispose con voce squillante, senza abbandonare il suo sorriso, in una ricercata riproduzione del saluto della ragazza.
-E' ancora vivo, non preoccuparti... Ian-kun, giusto? Ho sentito quel nome prima, immagino sia il tuo.-
Un velo di sincera confusione passò per un attimo negli occhi del giovane e che sparì con altrettanta immediatezza quando capì che il soggetto delle sue parole era il suo commilitone per terra a pochi passi da lui.
- E' una persona in gamba.. Si rimetterà presto. Comunque sì, sono io Ian. -rispose, educatamente.
La ragazza continuò, quasi che il suono delle sue parole non fosse giunto alle sue orecchie.
-Ho abbastanza da fare, e se mi facessi il favore di portarlo a farsi curare e di evitare questo luogo per i prossimi due-tre giorni te ne sarei davvero grata....Seriamente, non vorrei dover combattere ancora, può non sembrare ma odio la vista del sangue.-
- Davvero? - chiese, col tono di chi è davvero sorpreso a udire una tale dichiarazione da chi ha per poco ucciso una persona. Come poteva essere altrimenti? Senza contare che, data la sua nonchalance, non doveva certo essere la prima volta che combatteva.
- Anche io odio combattere.. - esordì poi, lanciando uno sguardo di disgusto all'arma che portava al fianco per avvalorare la sua tesi.
- ..e comunque non preoccuparti per lui. Sta già arrivando una squadra per curarlo. Non penso ci metteranno molto. Me ne andrò con loro. -
Parlò con leggerezza, ricambiando con la stessa intensità lo sguardo, cercando di non lasciar trasparire la minima incertezza e, sopratutto, fingendo di non rendersi conto del significato che le sue parole potevano avere per la ragazza. Come un giocatore di poker che si dichiara servito con una coppia in mano e bluffa puntando tutto quello che ha. Ovviamente con la miglior faccia di bronzo possibile.
D'altronde stavano facendo lo stesso gioco.
- Mentre aspettiamo.. Il mio nome già lo sai, ma io non so il tuo. -
In tutta risposta la ragazza si inchinò e si presentò, con una risata argentina quale biglietto da visita.
-Chiamami Honoka, o Honoka-chan se preferisci. Dopotutto... Conosco già il tuo nome, vero Ian-kun?-
Il giovane immagazzinò mentalmente l'informazione acquisita e si mise a riflettere, stavolta adottando un'espressione pensierosa, forse troppo accentuata.
- Honoka-chan. Bel nome. ma, è giapponese vero? Non devi essere di queste parti.. Cosa ci fai qui, in Egitto, così lontano da casa? -
Cosa ci fai qui, in Egitto, a uccidere Shinigami?
La conversazione, amabile, non sarebbe parsa strana ad un osservatore esterno se alla vita dei due non fossero appese due katane e se per terra non ci fosse un ragazzo svenuto in una pozza di sangue.
L'unica speranza è che non morisse, sacrificato dal gioco che stava conducendo. Anche in altri casi, però, avrebbe potuto far ben poco.
Era da egoisti ma voleva almeno vedere come si sarebbero sviluppate le cose prima di utilizzare l'unica medicina che aveva per quel ragazzo.
Tra l'altro il sangue sembrava essersi fermato.
Ora non restava che sperare che al suo limitatissimo pubblico la sua performance fosse piaciuta.


Eccoci, gentili spettatori.. Il sipario si è alzato e non vi resta che godere del primo atto.



CITAZIONE
Caratteristiche:
Forza: 200
Velocità: 225*
Resistenza: 200
Zanjutsu: 200
Kidou: 200
(*) = Comprensivo del bonus di Divisione
Reiatsu: 54/56
Ferite: Nessuna.
Condizione fisica: Illeso.
Condizione mentale: Sorridente e gentile nei confronti della ragazza, ma ben attento a qualunque suo gesto improvviso.
Tecniche utilizzate:
Oggetti utilizzati:
Difesa: //
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- IV -


CITAZIONE
- ..e comunque non preoccuparti per lui. Sta già arrivando una squadra per curarlo. Non penso ci metteranno molto. Me ne andrò con loro. -

A queste parole la ragazza si poggia la mano sulla fronte, in un gesto che è un misto di rassegnazione e di fastidio: non sembra arrabbiata, quanto piuttosto rassegnata a qualcosa che chiaramente reputa molto sgradevole.
-Ecco... Questo non ci voleva. Ho ordini abbastanza chiari, ed avere una squadra della IV Divisione qui in giro non sarebbe la cosa migliore per me. Senti...- aggiunge con ben poca speranza nella voce, un tono che -in altre circostanze- potresti trovare adorabile -Potresti farmi il favore di portarlo giù al piano di sotto? Se dovessero arrivare fin quassù sarei costretta ad usare rimedi un pò più... drastici.- ti spiega, lasciando sottinteso che in tal caso non avrebbe scelta che tappare la bocca a te e ai tuoi commilitoni una volta per tutte.
Poi, un paio di secondi dopo, scuote la testa con un sonoro sospiro: è interessante vedere come questa ragazzina di nemmeno sedici anni (perché ora che la guardi meglio non pare dimostrarne di più) riesca a parlarsi addosso in una maniera che chiunque troverebbe comica... Se non fosse per il corpo dello shinigami riverso a terra.

-No, non lo farai temo...- si risponde da sola, arrabbiandosi ora con sé stessa ora con la situazione che si è venuta a creare -Ma per quale motivo non hanno assegnato quest'area a quell'esaltato di River? Sarebbe stato felicissimo di fare cambio con me, se solo avesse saputo di tutti questi aspiranti suicidi... Uffa, la vita è ingiusta non credi anche tu?-
Un fiume di parole apparentemente incontenibile, che rivela tutta la noia di una ragazza costretta ad essere rinchiusa in un appartamento senza poter uscire... O forse le cose non stanno proprio così?
CITAZIONE
- Honoka-chan. Bel nome. ma, è giapponese vero? Non devi essere di queste parti.. Cosa ci fai qui, in Egitto, così lontano da casa? -

-Quante domande, Ian-kun...- commenta, con espressione di chi stà palesemente giocando -...Siamo tipi curiosi, eh? Ai miei tempi ti saresti reso la vita impossibile mentalità del genere: né il Gotei XIII né la camera dei 46 apprezzano le domande indiscrete... Ma fortunatamente per te- conclude -...non sono questo genere di persona.-
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La ragazza presentatasi come Honoka sfodera quindi la sua Zanpakuto, e mentre il curatissimo acciaio riflette le pareti della stanza pecepisci distintamente la pressione dell'aria aumentare.
A dispetto del candore della proprietaria, questa Mietianime -perché non può trattarsi di altro genere di arma- deve racchiudere una potenza ed un'aggressività non indifferenti: la giovane figura ti scaglia uno sguardo di sfida e divertimento insieme, puntando l'arma verso il tuo commilitone.

-Ti lascio un'ultima possibilità, Ian-kun: prendilo, allontanati... E farò finta di non averti visto. Se però sfodererai la tua spada, in quel caso dovrò farti retrocedere a forza.- dice, mettendo in queste parole una determinazione che mai ti saresti aspettato da un volto così fresco -Voglio comunque avvertirti, Ian-kun: nel tuo stato attuale non hai possibilità di battermi... Davo lezione di spada agli Shinigami come te quando ancora militavo nel mio Gotei.-
Una provocazione? Un'inutile vanteria? Strano... Non sembra esservi traccia di menzogna nelle parole di Honoka, ed il suo e lo sguardo tipico di chi sa maneggiare la spada: è sicura di sé e delle sue capacità, questo è certo.
La squadra che hai nominato non arriverà, non in tempo per salvarvi la vita... Affrontare questa ragazza potrebbe essere un suicidio se quel che ha detto è vero, ma in fondo quali prove hai della sua forza?

-Ah, dimenticavo- aggiunge, senza spostare il tuo sguardo dalla tua persona -...Mi trovo qui per lavoro, ovviamente. Di cosa si tratti, te lo rivelerò solo se riuscirai a farmi divertire abbastanza...-
Se anche il vostro dialogo non sembra essere giunto alla conclusione, è ovvio che il tempo delle sole parole è finito.
Andarsene o restare e combattere: Honoka non sembra voler più attendere.


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Second Act.



♠ ♥ ♣ ♦

La teatralità dei gesti della ragazza lo colpiva parecchio.
Da buon osservatore amava analizzare i gesti più piccoli e le occhiate più fugaci. E lei emanava la sincerità e la vivacità tipiche dei bambini. E non potè esimersi dal sorridere quando la ragazza si portò una mano alla fronte, concedendo al semplice gesto di esprimere il suo stato d'animo. Un pò come i bambini.
Peccato, gli sarebbe piaciuto trovarsi la ragazza affianco e non contro. Ma si sa quanto sia spietato il gioco delle parti.
Ecco cos'erano. Ecco cos'era la realtà. Nient'altro che una enorme spettacolo di marionette. E loro erano al livello più infimo in quella gerarchia.
-Ecco... Questo non ci voleva. Ho ordini abbastanza chiari, ed avere una squadra della IV Divisione qui in giro non sarebbe la cosa migliore per me. -
Una frase forse lasciata al caso che diventava un'altra importante informazione. O meglio, accertava le supposizione che fin a quel momento si era fatto.
- Senti... -
Alzò lo sguardo e cancellò dagli occhi qualsiasi macchia di sospetto. Solo sincera curiosità per quello che la ragazza gli stava per dire.
Il tono, ancora una volta, gli ricordò quello di una bambina. Si sentiva un pò l'adulto della situazione. Scacciò dalla mente quella quanto mai inappropriata immagine.
- Potresti farmi il favore di portarlo giù al piano di sotto? Se dovessero arrivare fin quassù sarei costretta ad usare rimedi un pò più... drastici.-
Ian sorrise come se le ultime parole e la minaccia tutt'altro che velata non gli fossero giunte alle orecchie. Ma prima che potesse dire altro la ragazza riprese a parlare.
Un soliloquio o un monologo? Sembrava non rendersi conto di esprimere i suoi pensieri ad alta voce, davanti ad un interlocutore estraneo. Ma non si lasciò ingannare. Non poteva dirlo con certezza, ma in quella stanza lui stesso stava recitando e non poteva escludere di essere l'unico sul palco.
- No, non lo farai temo... Ma per quale motivo non hanno assegnato quest'area a quell'esaltato di River? Sarebbe stato felicissimo di fare cambio con me, se solo avesse saputo di tutti questi aspiranti suicidi... Uffa, la vita è ingiusta non credi anche tu? -
Fece istintivamente un passo in avanti, cercando di cogliere con maggior chiarezza le sue parole. Non che ce ne fosse bisogno.
Continuò a sorriderle, cordiale, anche se per un attimo pensò che dovesse apparire un ebete a continuare a sorridere dopo esser stato appena definito "aspirante suicida".
Non rispose nemmeno stavolta. Non ne ebbe il tempo.
Ora appariva più come la conduttrice di un talk show. Certo, per la parlantina che aveva avrebbe fatto strada anche in una carriera completamente diversa da quella che la katana al fianco lasciava presupporre.
Rispose alla domanda fatta qualche secondo prima, come se il flusso dei suoi pensieri fosse così travolgente da non lasciarle la possibilità di interromperlo.
- Quante domande, Ian-kun... Siamo tipi curiosi, eh? Ai miei tempi ti saresti reso la vita impossibile mentalità del genere: né il Gotei XIII né la camera dei 46 apprezzano le domande indiscrete... Ma fortunatamente per te ...non sono questo genere di persona. -
Stavolta il suo sorriso svanì. L'accenno al Gotei XIII e alla Camera dei 46. Come un istantaneo flashback si ritrovò sul tetto di un carcere di massima sicurezza davanti ad una bella donna dai lunghi capelli biondi.
Vestita di bianco.
Gettò un altro sguardo alla katana. Non c'erano dubbi, ormai.
La sua mente prese a lavorare frenetica.
Quella era una zampakuto e la ragazza un ex-Shinigami.
Era curioso. Curioso e buffo.
Curioso che trovasse le risposte alle domande che si poneva da mesi e a cui nessuno, Felio compreso, si era dato pena di rispondere, grazie al "nemico".
La frustrazione che lo aveva tormentato si dissipò in parte. E in quell'esatto istante capì che non poteva permettere a quella ragazza di allontanarsi da lui.
Aveva le risposte che cercava, che pretendeva.
Lo sguardo della giovane ex-Shinigami era di puro divertimento. Forse si era resa conto degli effetti che le sue parole avevano avuto nell'animo del giovane Ian.
Sfoderò la sua arma, come se gli avesse letto nella mente, e indicò il commilitone ancora immobile sul pavimento.
- Ti lascio un'ultima possibilità, Ian-kun: prendilo, allontanati... E farò finta di non averti visto. Se però sfodererai la tua spada, in quel caso dovrò farti retrocedere a forza. -
Un'altra minaccia.
- Voglio comunque avvertirti, Ian-kun: nel tuo stato attuale non hai possibilità di battermi... Davo lezione di spada agli Shinigami come te quando ancora militavo nel mio Gotei. -
E siamo a tre. Forse, se tre indizi fanno una prova, tre minacce fanno presagire uno scontro.
Non si rendeva conto? I suoi avvertimenti non facevano altro che istigarlo a lanciarsi contro di lei senza nemmeno sfoderare l'arma.
Una sfida, una prova, per ottenere ciò che voleva. Non c'era niente di meglio per spronarlo.
Non dubitava affatto delle sue parole. Aveva avvertito la pressione spirituale nell'aria quando la katana era stata liberata dalle sue catene.
Ma lui non era uno Shinigami qualsiasi. E combattere contro qualcuno di più forte rendeva la cosa ancora più eccitante.
Doveva solo dimostrare di essere giunto ad un livello superiore. Aveva accettato quella missione perché era già consapevole di esserlo.
- Ah, dimenticavo... Mi trovo qui per lavoro, ovviamente. Di cosa si tratti, te lo rivelerò solo se riuscirai a farmi divertire abbastanza...-
Rise, gioiosamente, dentro di sè e una sensazione di trionfo pervase le sue membra. Era semplicemente venuto a conoscenza del premio che i suoi sforzi avrebbero avuto ma era come se l'avesse già a portata di mano. Ma non aveva nulla a che fare con un'eccessiva sicurezza.
Finalmente.
Alzò la mano destra e la portò alla tempia, nel classico gesto militare.
Si era fatto improvvisamente serio.
- Signorsì, capitano. -
Alzò le braccia in un gesto di rassegnazione e dal tono delle sue parole sembrava stesse rifiutando un pezzo di torta.
- Non ho voglia di combattere, rischiando seriamente la pelle tra l'altro. Andrò incontro alla squadra di soccorso. E' stato un piacere conoscerti, Honoka - aggiunse.
Quindi si abbassò e portò una mano sotto le gambe e l'altra dietro la nuca del giovane ragazzo sdraiato a terra. Si alzò e uscì dalla stanza senza altre parole.
Era abbastanza leggero. Arrivò alle scale e le percorse rapidamente, facendo attenzione al corpo.
E si fermò al piano di sotto.
Lo poggiò nuovamente a terra, sul pianerottolo. Strappò freneticamente la parte superiore della veste, incollata alla pelle per il sudore. La ferita non sembrava infetta.
Non aveva tempo però di abbandonarsi ad una visita accurata. Tolse dalla tasca una benda di cura, la srotolò e vi coperse la ferita, cercando di stringere quel tanto che bastava a tamponare il sangue.
- Cerca di resistere.. -
gli sussurrò
- .. metterò fine a questa storia e potranno venire a prenderti. -
Si alzò e ripercorse le scale senza preoccuparsi del rumore. Era convinto che Honoka non avesse creduto ad una sola parola. Probabilmente era ancora davanti alla porta e lo stava aspettando.
L'avrebbe accontentata.
Nel mentre prese l'altra benda e l'avvolse al braccio destro, come faceva di solito in preparazione ad un combattimento per migliorare la presa sull'arma.
Un attimo di esitazione di fronte alla porta e rientrò.
Stavolta niente musica. Niente armonica.
La guardò e sapeva che non c'era altro da dire.
Ma come succede spesso la tensione fece affiorare in lui un amaro senso dell'umorismo.
Un banale tentativo di fare un entrata d'effetto.
- Contrordine, capitano. -
Sorrideva ma non c'era più nulla dell'antico sorriso. Vago, sbilenco e misterioso.
Minaccioso e privo di gioia.
- Ti piace giocare al gatto col topo, Honoka-chan? Mi avverti della mie scarse possibilità in un eventuale scontro quando tu stessa non aspetti altro che venga contro di te? Psicologia inversa? -
Distolse lo sguardo dai suoi occhi come a cercare le parole nella quiete della stanza, prima di posarli nuovamente sulle pupille della ragazza.
- Uhm.. probabilmente non ce n'era bisogno. -
Fece una pausa.
Inclinò leggermente la testa di lato, negli occhi solo un velo di curiosità. Come un bambino che guarda un giocattolo nuovo.
- Contrordine, capitano. -, ripetè, e la sua voce era quasi un sussurro.
- Ammutinamento in corso.. -
Un'altra pausa. A discapito della tranquillità che l'atteggiamento esprimeva sentiva i muscoli e i tendini contratti, pronti a esplodere al minimo movimento improvviso.
Impugnò l'elsa nera della sua zampakuto e la sfilò con un rumore sinistro, difficilmente udibile in un campo di battaglia ma assordante in quel silenzio teso.
- Mi concede l'onore di questo ballo, Honoka-chan? -

♠ ♥ ♣ ♦


CITAZIONE
Caratteristiche:
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Velocità: 225*
Resistenza: 200
Zanjutsu: 200
Kidou: 200
(*) = Comprensivo del bonus di Divisione
Reiatsu: 54/56
Ferite: Nessuna.
Condizione fisica: Illeso, muscoli e nervi tesi.
Condizione mentale: Finalmente soddisfatto per aver trovato una persona che può rispondere alle sue domande, eccitato all'idea del combattimento. Fortemente motivato.
Tecniche utilizzate:
Oggetti utilizzati:
Difesa: //
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- V -



Contrariamente alle tue previsioni, Honoka non ti stà aspettand in piedi preparata allo scontro imminente bensì -quando giungi per la seconda volta difronte alla stanza nella quale hai trovato lei ed il tuo commilitone ferito- rivolta di spalle rispetto alla tua persona.
Indossa ora un candido soprabito bianco, non un Hakama come quello portato dai Capitani del Gotei XIII, bensì qualcosa di diverso e simile -per certi versi- alla ragazza che hai conosciuto a Leavenworth. Non vi potrebbero essere altri dubbi: lei è la figura biancovestita... E sempre lei è collegata con la serie di strani eventi che stà prendendo luogo negli ultimi tempi nei punti più disparati del pianeta.
-Non era in pericolo di vita... Ma hai fatto bene a portarlo lontano da qui.- commenta, in tono stavolta più serio e maturo. Vi è sempre nelle sue parole la fresca spensieratezza di prima ma stavolta gli anni, i numerosi anni attraverso i quali deve aver vissuto si fanno sentire in tutta la loro pesantezza.

-Il mio nome è Honoka, Ian Kun, e sono... No.- ti dice, mentre l'aria nella stanza comincia a farsi improvvisamente pesante -...Il resto non ha importanza.-
Un lieve bagliore azzurrino comincia ad essere emesso dalla ragazza, un Reiatsu grande, in espansione... Qualcosa che mai hai sentito prima, anzi.
Si tratta di un'energia spirituale pari a quella della ragazza a Leavenworth, come minimo: un potere a stento trattenuto, affilato come l'arma che porta al fianco e sfavillante quanto quello di molti Ufficiali da te conosciuti.

-E questa... è la mia Zanpakuto.- aggiunge, stringendo le esili dita guantate sull'impugnatura preparandosi ad estrarla: cosa ha intenzione di fare? A giudicare dalla familiare -e per nulla beneaugurante- senszione che ti stà scorrendo lungo la spina dorsale non deve trattarsi di niente di buono...
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-"Daichi ni fuku"... ("soffia sulla terra"...)-


Ora non vi sono dubbi: il comando di attivazione della Zanpakuto è inconfondibile alle tue orecchie e a prova di ciò che stàè per succedere il Reiatsu già impressionante della tua avversaria si gonfia nuovamente, mentre gli oggetti più leggeri cascano a terra sospinti dalle vibrazioni via via crescenti.
Nella tua ultima importante missione era toccato al tuo caposquadra l'onere e l'onore di combattere contro una avversaria di tale livello... ma le possibilità di successo erano per lui superiori in quella determinata situazione.

-..."Fuutsuna" ("Vento del Deserto")-


Quindi con un boato assordante, una folata di vento squarcia la stanza mentre le pareti -leggere ed incapaci di sostenere una simile pressione- esplodono scagliando calcinacci e brani di edificio lungo le strade adiacenti.
Il tetto -sollevato e dilaniato dall'invisibile forza- si sbriciola come sabbia sotto la mano di un bambino raggiungendo dopo qualche secondo il destino delle quattro mura svariati metri più in basso.
Accecato dalla polvere, la gola in fiamme, ti occorrono pochi istanti per vedere Honoka davanti a te, non più l'innocente e divertita ragazzina bensì la letale spadaccina che fino ad ora stentavi a riconoscere.
La sua Zanpakuto... qualunque cosa sia successa, la lama sembra essere scomparsa.
Honoka brandisce soltanto il manico e lo tsuba della precedente arma, e del il metallo che costituiva la parte tagliente non v'è più traccia.

-Non amo combattere negli spazi chiusi, tutto qui. Difenditi se ne sei in grado, Ian-kun.-
Quindi, come se stesse ancora impugnando la sua arma, si slancia contro di te effettuando una piroetta in aria e -dopo due rotazioni complete su sé stessa- sferra un tondo diretto al tuo collo: solo il sibilo dell'aria tagliata ed un riflesso nello spazio dove non avrebbe dovuto esserci niente ti potrebbero suggerire che la lama non è scomparsa, bensì è diventata invisibile!!
Coltoti certamente alla sprovvista (combattere contro un'arma che non si vede non è affatto facile) Honoka ti incalza con movimenti apparentemente sinuosi e inutili, che tuttavia ricordano nel proprio insieme una leggiadra e delicata danza.
Nei suoi colpi non c'è soltanto forza bruta ma anche tattica, velocità ed una tempistica superiore perfino a quella degli Shinigami più validi che hai conosciuto finora.
Dopo il primo attacco seguono rapidi un montante ed un'imboccata, ognuno distante dall'altro neppure un battito di ciglia.
La lama invisibile -come se le capacità della ragazzina non fossero già abbastanza- ti impediscono di valutare bene le distanza, ed è del tutto naturale che i tuoi riflessi reagiscano o troppo presto o troppo tardi avvantaggiando la tua avversaria.
Lo scontro è appena iniziato, ma pare chiaro che Honoka non abbia n tempo da perdere né voglia di scherzare. Iniziando lo scontro al massimo delle sue capacità da una parte ti ha fatto un grande onore... Dall'altra però rischia di porre fine al combattimento con i primi attacchi senza neanche darti la possibilità di rispondere.
In questi attimi l'unico pensiero che corre lungo la tua mente è... "Sopravvivi!"


CITAZIONE
Note del QM:

Ok, lo ammetto... Honoka non è fatta per essere affrontata singolarmente, e difatti il tuo scopo -lo capisci- non è certo quello di uccidela. Fuutsuna è difficile da gestire, pertanto gli attacchi portati con questa spada ti impongono un malus di -2 tacche a Zanjutsu: è un combattimento ideato per portare al limite il tuo personaggio quindi... fammi vedere cosa fai ora^^

Statistiche di Honoka:

Nome: Honoka

Razza: Shinigami

Età: ???

Caratteristiche:
Forza: 275
Velocità: 325
Resistenza: 275
Zanjutsu: 350(*)
Kidou: 300
(*) Comprensivo del bonus Divisione

Reiatsu: 68/72

Energia: Rossa

Attacchi: Attivazione Shikai LvII, Tondo a collo, montante alla spalla Sx, Imboccata alla scapola Sx

Difesa: ///



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Scheda di Felio Sanada



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[***]



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Status: Offline: ultima azione eseguita il 30/11/2009, 22:15


~ Mirage of Deceit
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Third Act.




♠ ♥ ♣ ♦

Mentre ripercorreva le scale si era creato nella sua mente quell'immagine più volte. Ma mai si sarebbe immaginato di trovarla cambiata.
Indossava un abito completamente bianco e la somiglianza con Ayase era troppo evidente per non riuscire a notarla.
Aha.. hai avuto anche il tempo per cambiarti.. Ti dona, sai?
Il sorriso ironico che stava affiorando alle labbra si bloccò, come fermato da fili invisibili.
L'aria.. era più pesante. Più seria .
Nella stessa Honoka il vestito non era l'unica cosa che era cambiata.
Gli occhi che ricordava ridenti e divertiti ora erano determinati e sicuri. Antichi.
Lo stesso tono della ragazza lasciava intendere che i giochi erano finiti.
Sembrava che quel vestito gli avesse messo addosso un pesante fardello. Una responsabilità pura come il bianco che portava.
L'altra anima presente nella stanza non potè far altro che adeguarsi.
Rimase immobile, incerto sul da farsi per qualche istante.
Non capì che cosa stesse facendo la ragazza finché un bagliore azzurrino non iniziò ad apparire intorno a lei.
Sembrava una forza enorme che non attendeva altro che essere liberata.
Avvolgeva l'aria come una cappa di nebbia.
Si sentiva come legato, avviluppato.
Persino muovere un braccio sembrava richiedere una forza maggiore del consueto.
Woow.. Dannatamente scenografico, Honoka-chan.
Avvertì una sensazione familiare.
Non aveva mai dato grande importanza all'abilità di valutare la forza di un avversario dal suo reiatsu eppure riusciva istintivamente a confrontarle con quelle degli altri nemici.
E non ne aveva affrontato mai nessuno a quel livello.
Almeno non direttamente.
Gli spettri del Castello tornarono a tormentarlo. Immagini fin troppo vivide.
Si ricordò di come si era fatto avanti per affrontare Ayase, per nulla conscio del rischio che avrebbe corso. Ma in quel caso c'era stato qualcuno a bloccarlo. Felio.
Ora era solo. Solo con la sua Ayase.
La giovane nel frattempo aveva estratto la sua zampakuto.
Rimase in attesa, aspettandosi di vederla sparire dal suo campo visivo e di sentire un dolore improvviso e un fiotto di sangue in qualunque parte del corpo.
Ma avvenne qualcosa di ben peggiore.
-"Daichi ni fuku"... ("soffia sulla terra"...)-
Merda..
Quasi rispondendo alla sua invocazione gli oggetti nella stanza presero a vibrare, mossi da una brezza invisibile.
Non aveva pensato a quell'eventualità.
Diamine, poteva almeno aspettare un pò. Così quante possibilità aveva anche solo di contrastare i suoi colpi? O di non finire morto nel giro di due minuti.
Fanculo.
Aveva sempre avuto un notevole orgoglio e la consapevolezza di essere dannatamente inferiore alla sua avversaria era qualcosa di ben peggiore che perdere la vita. E, paradossalmente, era quello stesso orgoglio che gli impediva di muoversi e fuggire.
-..."Fuutsuna" ("Vento del Deserto")-
Non appena le labbra della ragazza terminarono placidamente il loro compito un enorme folata di vento più potente delle precedenti sconquassò la stanza.
Gli oggetti presero a volare disordinatamente e le pareti della stanza vennero dilaniate dalla forza del vento.
La stanza si aprì come una scatoletta di cibo. Anche il tetto era stato distrutto. Al suo posto il cielo e il sole.
Non riuscì ad impedirsi di chiedersi come fosse riuscito a rimanere saldamente al suolo quando pareti ben più solide di lui erano state spazzate via con relativa facilità.
Inconsciamente aveva chiuso gli occhi e portato le mani alla testa. Ora si ritrovava completamente ricoperto di polvere.
Aprì gli occhi e si ripulì per quanto potè prima di lanciare uno sguardo alla giovane ragazza.
La veste era ancora candida, come se fosse stata protetta da una barriera invisibile.
Come se fosse intoccabile. E forse lo era davvero.
L'unica cosa ad essere cambiata era l'arma. La lama era sparita.
In mano teneva ancora l'elsa della spada.
Che diavolo è successo?
Si guardò intorno alla ricerca della lama scomparsa ma nel giro di un secondo si ritrovò la ragazzina più vicina di quanto si fosse ricordato.
Lo stava attaccando, l'elsa in mano, come se avesse una normale katana in pugno.
Mentre la ragazza eseguiva una piroetta con grazia e leggiadria l'istinto ebbe il sopravvento sulla ragione.
Pose la katana verticalmente a difesa di chissà quale parte del corpo.
Dopo due giri rapidissimi avvenne.
Non riuscì a seguire il movimento con gli occhi ma lo percepì col tatto.
Allo stesso tempo il cozzare della lama contro l'altra e la sensazione di qualcosa di caldo scivolargli sul collo.
Fu solo per la sorpresa che riuscì a non urlare di dolore.
Probabilmente se non l'avesse bloccata almeno in parte si ritroverebbe già riverso al suolo.
Faceva dannatamente sul serio.
Indietreggiò cercando di recuperare il respiro e la calma necessaria ma la ragazza non glielo concesse.
Attaccò nuovamente, leggiadra, eseguendo i passi di un'arcana danza.
Concentrò l'attenzione sulla mano che impugnava la katana invisibile, cercando almeno di capire la direzione del colpo.
L'elsa s'inclinò verso il basso.
Un montante!
Ma fu troppo lento.
Il corpo non ebbe la prontezza necessaria secondo gli ordini del cervello.
Ancora una volta la lama lacerò la carne, all'altezza della spalla.
Altro sangue si unì alla veste squarciata.
Non la guardò nemmeno. Non poteva.
Continuò a seguire i movimenti della ragazza che non accennava a fermarsi.
Stavolta riuscì a seguire il corpo.
Un'imboccata, un colpo da esperto. Quale era, evidentemente.
Mise istantaneamente la katana in orizzontale, a protezione del corpo.
Ma era impossibile valutare con certezza la traiettoria della punta.
Così sentì scorrere il filo sopra la sua arma e poi dolore.
Lancinante. Fortissimo. Acuto, acre. Dannatamente vivo.
Sentì il freddo metallo sfiorare la carne e poi, con incredibile lentezza, andare più in profondita. Lacerò la pelle e penetrò la carne.
Contrasse istintivamente i muscoli e il dolore aumentò.
Ma la pura realtà di quel dolore gli donò lucidità.
Iniziò già a pensare a come poter medicare la ferita.. Forse Honoka gliene avrebbe dato il tempo..
Poi una voce. Un pensiero, solitario, nelle remote lande della sua mente.

No.
No.
Questo è quello che farebbe il vecchio Ian.
Sei cambiato. Sei un altro. Sei più forte.
Con lei le scontate combinazioni offensive non hanno alcun senso.
E' più esperta e più forte di te, senza contare i vantaggi della sua zampakuto.
Se gli dai l'opportunità di attaccarti di nuovo sei finito.
Non puoi fermarla.
Devi prenderla di sorpresa.
Attacca. Ora. Subito.
Prima che ritragga l'arma.


Sentì la fastidiosa e dolorante sensazione del corpo estraneo che stava uscendo.
Ora.
Con un movimento fulmineo avrebbe cercato di raggiungere con la mano sinistra la guardia della katana di Honoka per bloccarne il movimento, cercando di resistere al dolore che l'azione comportava.
[ 1/2 Basso; Vel; Braccio Sinistro ]
[ 1/2 Basso; Res; Braccio Sinistro ]
Sperando di riuscire a bloccarla o quantomeno puntando sull'effetto sorpresa con la mano destra che impugnava la sua zampakuto non ancora risvegliata avrebbe cercato di colpirla con un unico affondo all'addome.
[ 1/2 Basso; Vel; Braccio Destro ]
Era consapevole del fatto che poteva essere tutto tranne che un colpo vincente.
Ma lei aveva chiesto divertimento.
Solo cercando di ferirla, forse, sarebbe riuscito a fermare il lento corso della sua morte.
Oramai era pura sopravvivenza al dolore e alla morte.

♠ ♥ ♣ ♦



CITAZIONE
Caratteristiche:
Forza: 200
Velocità: 225*
Resistenza: 200
Zanjutsu: 200
Kidou: 200
(*) = Comprensivo del bonus di Divisione
Reiatsu: 48/56
Ferite:
Bassa al collo
Bassa alla spalla.
Media alla scapola.
Condizione fisica: Provato dalle numerose ferite, cerca di resistere al dolore.
Condizione mentale: Concentrato, ironico, spaventato dalla schiacciante superiorità dell'avversaria ma spinto dall'orgoglio a sopravvivere.
Tecniche utilizzate:
Oggetti utilizzati:
Difesa: Parata, Parata, Parata.
Attacco: Affondo all'addome.


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Look,
If you had one s h o t, or one opportunity
To seize everything you ever wanted
In one moment,
Would you capture it or just let it slip?
Yo
 
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Status: Online: ultima azione eseguita alle ore 23:48, 8 minuti fa


-VI-



Il primo sangue del combattimento è stato versato... E sfortunatamente non si tratta di quello di Honoka-chan. La ragazzina -da quel che hai potuto capire una ex-Shinigami in qualche modo legata con la vostra avversaria a Leavenworth- è riuscita a penetrare la tua guardia ad ogni colpo, nonostante tutta la tua attenzione fosse focalizzata su di lei e sui movimenti della sua arma invisibile.
Fuutsuna è un'avversaria insidiosa a quanto pare: unita alla già notevole abilità di Honoka poi, è chiaro che le tue speranze di vittoria sono assai risibili.
Ciononostante, è in questi momenti che i veri guerrieri si palesano, poiché trovare la forza di contrattaccare quando l'avversario è alla propria portata è facile... Ma opporsi all'inevitabile è prerogativa di chi non accetta la propria fine passivamente, ed è in grado di trovare forze insperate anche e soprattutto nel momento del bisogno.
La tua mano si stringe con forza vicino all'elsa di Fuutsuna, ed tuo il sangue scorre ancora, scorrendo sopra l'invisibile superfice della sua Zanpakuto, mentre -con la forza della disperazione- sferri un affondo al ventre della ragazza nella speranza di portare lo scontro in una situazione di parità.
La ragazza, per un attimo interdetta da un attacco tanto brutale quanto efficace vista la corta distanza, arretra istintivamente divincolando con un movimento brusco la propria lama, mentre -a difesa del proprio corpo- pone la nuda mano.
Vuole afferrarla come hai fatto tu?

CITAZIONE
Resistenza di Honoka: 275 +3 Tacche
Forza del colpo: 200 -3 Tacche
- Forza inferiore di 2+ Tacche rispetto alla resistenza dell'avversario: E' possibile infliggere ferite non più gravi di Medie

Gocce di liquido cremisi colano a terra... Ma stavolta non sono le tue.
La tua spada è lontana dal suo corpo, deviata dalla sua mano aperta: la giovane spadaccina si è lasciata trapassare la mano dalla tua Zanpakuto tra tendine e tendine -in maniera tale da non subire danni permanenti- e con essa ha potuto costringerti ad allontanare l'arma dalla parte vulnerabile.

-Sorpreso, Ian-kun? Rispetto gli uomini che non sanno quando arrendersi... Anche se mi aspettavo un pò più da te.- commenta senza far quasi caso alla mano impalata che anzi, secondo dopo secondo, si avvicina sempre più allo tsuba. -Se continui a fare affidamento solo sui tuoi occhi muori, lo sai vero?-
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L'istante successivo -mentre le sue dita si chiudono sull'impgnatura della tua arma- il suo piede saetta verso l'alto e poi in avanti, tanto velocemente da non lasciarti neanche il tempo di reagire.
Una pressione incredibile viene esercitata sul tuo torace, e mentre senti le tue costole scricchiolare vieni letteralmente sparato a svariati metri di distanza dal suo calcio, cozzando violentemente contro una sezione di muro non completamente devastata dalla furia della sua Mietianime.
CITAZIONE
1 Ferita Bassa al torace da contusione
1 Ferita Bassa alla mano da lacerazione

Non perdi i sensi per pochissimo, nonostante il dolore minacci di sopraffarti... Sarà anche minuta, ma Honoka-chan possiede davvero la forza di un'Ufficiale!!
-E' una bella Zanpakuto, peccato che tu non sappia ancora utilizzarla, Ian-kun.- la senti commentare mentre -con una leggerissima espressione di dolore- si sfila la tua Zanpakuto dalla mano.
Ti ha disarmato: per la forza e repentinità del colpo, e grazie alla stretta sulla tua arma sei ora privo di arma, mentre la giovane ragazza si limita ad osservarla con aria critica.

-Forse è l'istruttrice che è in me che parla, ma voglio comunque darti un consiglio: se ti ostini a combattere da solo, non soltanto non otterrai le risposte che cerchi... Ma resterai sempre così come sei. Debole ed inerme, persino davanti ad una ragazzina gracile come me.- conclude sorridendo, gettandoti l'arma tra le gambe.
Perché tutto ciò? Avrebbe potuto lanciarla oltre il terreno dello scontro, o persino impugnarla per assicurarsi una tua immediata dipartira. Allora perché questo gesto di pietà?
Forse prova compassione per te... O forse -come ha appena detto- c'è qualcosa in lei che ancora la spinge a trattarti come un compagno invece che un avversario.

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-Rialzati, e se devi vendere cara la tua pelle, sarà il caso che ti faccia venire qualche idea migliore di quella che hai appena avuto. Finora non ho impiegato la minima energia spirituale per darti un minimo di vantaggio, ma se questo è il massimo che sai fare, raccomanda la tua anima ai kami della guerra.- commenta sferrando un colpo a vuoto, facendo così schizzare a terra il sangue che impregnava Fuutsuna.
Dunque è per questo che sei riuscito a ferirla... Nel primo scambio di colpi Honoka non ha fatto che valere la sua superiore tecnica, questo vuol dire che -dando fondo ai tuoi poteri- potresti effettivamente farle del male!
Tuttavia le probabilità restano a tuo sfavore, e chissà quali altri assi nella manica possiede la ragazzina che stai affrontando...
Mentre la ragazza avanza verso di te, le sue parole continuano a risuonarti in testa.
"Se ti ostini a combattere da solo, non soltanto non otterrai le risposte che cerchi... Ma resterai sempre così come sei."
Cosa voleva dire con ciò? Non c'è nessuno con te, assieme a chi potresti combattere in questo luogo di morte?
Ti conviene scoprirlo in fretta... O non avrai una seconda opportunità.


CITAZIONE
Note del QM:

Si, ci stò andando leggero... Anche perché un pò devi resistare xD Per questo turno Honoka non attacca ulteriormente, a te la parola.

Statistiche di Honoka:

Caratteristiche:
Forza: 275
Velocità: 325
Resistenza: 275
Zanjutsu: 350(*)
Kidou: 300
(*) Comprensivo del bonus Divisione

Reiatsu: 68/72

Ferite: Media a Mano Sx

Attacchi: Invisible Kick

Difesa: Assorbimento e deviazione fendente con mano Sx (subisce in pieno l'attacco)



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Fourth Act.




♠ ♥ ♣ ♦

Quando vide le gocce rosso scuro colare dalla mano di Honoka il dolore delle sue ferite scomparve per un istante sostituito dall'essenza più pura del trionfo. Un secondo, è vero.
Eppure era soddisfatto. Era come se le sue tante ferite subite nel giro di qualche minuto valessero quell'unica goccia di sangue.
Era stato spinto dalla rabbia e dall'istinto più profondi e segregati nei recessi della sua anima.
Aveva bloccato la sua discesa negli inferi con un moto di orgoglio perentorio.
E ne era fiero. Fiero di sè stesso, cosa piuttosto rara negli ultimi tempi.
E pazienza se la mano sinistra era pressoché inutilizzabile.
Nemmeno quella di Honoka, pensò con un bagliore astuto negli occhi, era al massimo della forma.
L'unico rammarico era di non aver avuto la prontezza necessaria a ferire l'obbiettivo che si era preposto.
Senza contare lo stupore che la reazione di Honoka gli aveva causato.
Senza un attimo di indecisione aveva posto il palmo aperto a difesa del suo corpo.
Istintivamente era giunta a patti col suo spirito di conservazione. Senza pensarci due volte.
Lui, probabilmente, non ci sarebbe riuscito.
Forse era proprio questo che gli mancava.
Forse era proprio questo che gli rendeva così diversi.
-Sorpreso, Ian-kun? Rispetto gli uomini che non sanno quando arrendersi... -
Doveva sentirsi contento di quelle parole?
Aveva guadagnato il suo rispetto, certo. Ma questo non l'avrebbe aiutato a sopravvivere.
Tantomeno a guadagnare inutili minuti di vita in più.
Che senso aveva se poi fosse uscito sconfitto?
Le rispose, forse solo per non perdere nemmeno quella battaglia fatta di parole affilate come lame.
- Rispetto? Non esiste uomo che si arrende passivamente alla morte. C'è solo chi resiste più strenuamente di altri. O semplicemente con metodi più efficaci. -
Forse, parlare gli riusciva meglio che combattere. Peccato che non esista la politica alla Soul Society.
- Anche se mi aspettavo un pò più da te. -
Nell'istante successivo alle parole di Honoka provò quasi una fitta di dolore, come se l'avesse ferito nuovamente.
Non un dolore fisico, ovviamente. Niente sangue.
Ma si costrinse ad ignorarla.
Era stata un'insegnante, tempo prima.
Evidentemente sapeva per esperienza come pungere nel vivo l'animo dei suoi allievi.
Già, perché era così che lo vedeva. Ormai l'aveva capito.
Un allievo non all'altezza.
Chissà quanto tempo gli sarebbe servito prima di superare il maestro.
Nel mentre, senza alcuna smorfia sul viso, aveva iniziato a spingere la sua mano lungo la lama.
Poi, quando arrivò allo tsuba, il lento scorrere del tempo dettato dalla sua mano sembrò bloccarsi.
- Se continui a fare affidamento solo sui tuoi occhi muori, lo sai vero? -
Ma non ebbe il tempo di rispondere perché nell'istante successivo accaddero tante cose contemporaneamente.
Vide con gli occhi la mano trafitta chiudersi come una morsa sulla guardia della sua arma e la gamba della ragazza alzarsi per poi scomparire.
Non riuscì a seguire il movimento con gli occhi, ma ancora una volta ci pensò il dolore a dargli un indicazione precisa di cosa era successo.
Ebbe la sgradevole sensazione dei polmoni che si comprimevano, senza dargli la possibilità di respirare.
Fu preso dal panico, istintivo e irrazionale, e strinse ancora più forte la mano destra. Una cattiva idea.
Sentì uno strappo e una sensazione di calore intenso alla mano.. vuota.
Ormai senza rendersi conto di quello che succedeva vide il suo stesso corpo allontanarsi, spinto da una forza invisibile.
E poi altro dolore, stavolta alle sue spalle. Sentì la testa, quasi abbandonata dai muscoli del collo, sbattere su quello che doveva essere una parte di muro che aveva strenuamente resisistito alla devastazione.
La mente iniziò ad annebbiarsi. Gli occhi non vedevano ma non sembravano in grado di mandare segnali al cervello. Vedeva tutto sfocato, come se avesse le lacrime agli occhi e, quando percepì un goccia scavare un solco sulla guancia capì che stava iniziando a perdere i sensi.
Rimase in quella posizione, lottando con tutte le sue forze per non chiudere completamente gli occhi. Per non abbandonarsi ad un più che piacevole svenimento di cui non poteva permettersi il lusso.
Temeva al contempo che riuscire a rimanere cosciente gli avrebbe prosciugato tutte le energie rimanenti. E allora che scopo aveva?
Merda, merda, merda.
Cercò di muovere la mano. Sentì le dita sfiorare il pavimento polveroso, ma era come se fossero completamente staccate dal corpo, come se non facessero più parte di lui. Riuscì ad identificare i muscoli del braccio e ad alzare la mano.
Forza.. forza.. orgoglio.
Ebbe la sensazione di avvicinare il braccio al corpo, ma non ci avrebbe scommesso nulla.
Finalmente mano e viso si incontrarono.
Percorse il suo corpo, come la mano di un cieco, tastando i tessuti.
Toccò qualcosa di freddo. Un pugnale.
Lo strinse con le dita tremanti.. e l'affondò sulla gamba sinistra.
[ 1 Ferita Bassa alla Coscia ]
Il dolore, a cui si stava inquietantemente abituando, fu come una scarica di pura adrenalina.
Accolse il bruciore che lo costrinse a non abbandonare.
Riaprì gli occhi che non si era accorto di aver chiuso.
Finalmente il mondo iniziava ad assestarsi.
Riusciva a distinguere con una certa chiarezza Honoka davanti a lui.
Collegando il dolore che aveva sentito alla mano con la vista di Honoka che teneva ora ben due zampakuto capì che gli era stata strappata di mano la sua unica arma.
-E' una bella Zanpakuto, peccato che tu non sappia ancora utilizzarla, Ian-kun.-
Stava quasi per scoppiare a ridere.
Quella situazione era così buffa.
Lui, sdraiato lì, quasi svenuto, e lei che commentava con lo stesso tono di un intenditore di vino una katana che aveva trapassato completamente la sua mano.
- Già.. - rantolò a mezza voce - ..un vero peccato -
Sentì un sapore strano in bocca. Sputò per terra saliva mista a sangue.
Non andrò avanti per molto così..
Cercò di rialzarsi appoggiando la mano al muro, o a ciò che ne rimaneva, ma scivolò impietosamente.
-Forse è l'istruttrice che è in me che parla, ma voglio comunque darti un consiglio: se ti ostini a combattere da solo, non soltanto non otterrai le risposte che cerchi... Ma resterai sempre così come sei. Debole ed inerme, persino davanti ad una ragazzina gracile come me.-
La sua voce era come un eco remoto. Sembrava stesse parlando a km da lui.
E, forse anche per quello, le sue parole gli sembrarono una pesante sentenza.
Come faceva a sapere del suo incessante bisogno di risposte?
Cercò di ripensare ai loro discorsi prima che il combattimento iniziasse.
Sembravano trascorsi anni.
Lui, certamente non ne aveva accennato.
Fu il tono con cui lo disse, però, che lo colpì di più.
Sembrava stesse spiegando qualcosa di elementare ad un bambino. O a un idiota.
Debole e inerme.. debole e inerme..
L'animale dentro di lui iniziò ad agitarsi furiosamente e la rabbia lo investì come lava bollente.
Fu quando la sua katana rientrò nel suo campo visivo, lanciata dalla ragazza, che perse il controllo.
Si rialzò, spinto dalla pure forza di volontà, trovando una forza che non avrebbe mai sospettato di avere.
Piantala!
Urlò, per quanto le sue corde vocali poterono.
Il torace iniziò ad alzarsi e ad abbassarsi violentemente.
- Tu.. tu non sai nulla di me! Niente! Non sono un tuo allievo, sono un tuo avversario e devi trattarmi come tale!-
Cercò di respirare con più calma e di abbassare il tono di voce.
Abbassò lo sguardo.
Difficile riuscire a capire con chi stesse parlando.
Se con Honoka o con sè stesso. O con la sua..
- Sono sempre stato da solo, da quando sono arrivato alla Soul Society. Nessuno mi ha aiutato e io non ho aiutato nessuno. Ho sempre combattuto da solo, per quanti Shinigami avessi a fianco. E ho sempre vinto, da solo. Non ho nessuno qui. Nè tantomeno lassù. -
Le immagini di quegli anni iniziarono ad affiorarli alla memoria.
In mezzo alla polvere del Rukongai, con una famiglia di sconosciuti. Durante il suo esame per diventare Shinigami, quando aveva affrontato un Hollow, da solo. E quando combattè contro Phobos ed Erebo con a fianco Shin.
Capì che in tutte quelle situazioni era sempre stato solo.
Dentro di sè non aveva mai accettato la compagnia e il gioco di squadra non gli andava a genio.
Si sentiva svuotato.
Tra l'altro sapeva benissimo a cosa si riferisse Honoka.
Guardò la sua katana ancora al suolo con uno sguardo quasi implorante.
Un'unica lacrima, traditrice, attraversò il viso creando un solco di sincerità in mezzo alla sua maschera, per poi cadere nel vuoto.
Esattamente sopra la sua lama.
Forse erano gli ultimi atti di un uomo morto.
Forse sarebbe morto senza mai vedere l'essenza della sua zampakuto.
Ma non se la sarebbe fatta strappare di mano un'altra volta.
-Rialzati, e se devi vendere cara la tua pelle, sarà il caso che ti faccia venire qualche idea migliore di quella che hai appena avuto. Finora non ho impiegato la minima energia spirituale per darti un minimo di vantaggio, ma se questo è il massimo che sai fare, raccomanda la tua anima ai kami della guerra.-
Si abbassò sentendo il corpo tirare per le numerose ferite.
Raccolse da terra la sua MietiAnime.
La strinse con forza, ignorando il dolore che gli procurava.
La guardò con decisione, la stessa che caratterizzò il tono delle sue parole.
Non c'è avversario peggiore da battere di uno che la vita l'ha già persa. No?
- Ti ho già detto che non sono un tuo allievo. Smettila di aver pena di me e combatti come sai. Per favore. -
Fece un profondo respiro e sciolse i muscoli.
Un solo, assordante pensiero iniziò ad occupare qualsiasi parte del suo essere.
Aiutami.
Mosse un piede in avanti.
Aiutami.
Si lanciò contro Honoka, la mente libera. Gli pareva di essere il marionettista del suo corpo, piuttosto che sè stesso.
Aiutami.
Sentì la sua velocità incrementare improvvisamente e in un istante si ritrovò di fronte al suo obbiettivo.
Piegò la gamba, contraendo i muscoli, e raccogliendo in quell'unico gesto una grande quantità di energia.
Aiutami.
Con un gesto repentino alzò la gamba verso l'alto, libera l'energia accumulata, in un calcio diretto al mento.
CITAZIONE
~ Invisible Kick ~
Formula di attivazione: Nessuna
Divisione: Tutte
Descrizione: Attacco fisico di straordinaria potenza. Con questa tecnica si raggiunge la massima velocità possibile e, quasi scomparendo alla vista dell'avversario, si è capaci di sferrare un calcio dal basso verso l'alto diretto al mento. La potenza del colpo non è devastante ma può causare un forte stordimento e si fonda sul principio dell'imprevedibilità.
Restrizioni: Nessuna
Consumo: Medio-Basso

Senza fermarsi ma assecondando la naturale dinamica dei colpi abbassò la gamba destra bloccandola però a mezz'aria.
Nello stesso istante ruotò il busto e la gamba sinistra che fungeva da perno distendendo la gamba destra e cercando di colpire la rotula destra di Honoka.
[ 1/2 Basso; Vel; Gamba Destra ]
[ 1/2 Basso; For; Gamba Destra ]

Se il colpo fosse andato a segno avrebbe provocato seri danni al ginocchio o quantomeno una temporanea impossibilità a poggiare l'arto inferiore destro.
In ogni caso avrebbe cercato di terminare il suo attacco con l'unica costante della sua vita.
Una katana.
Nuovamente un affondo e nuovamente al ventre.
La volontà e il desiderio di ferire erano più vivi che mai.
La volontà di vincere era la legge fisica che comandava i suoi movimenti.
Aiutami.
E mentre avrebbe allungato la katana, cercando le carni della ragazza, un nuovo pensiero sarebbe affiorato nella sua mente.
Non voglio più essere solo.

♠ ♥ ♣ ♦



CITAZIONE
Caratteristiche:
Forza: 200
Velocità: 225*
Resistenza: 200
Zanjutsu: 200
Kidou: 200
(*) = Comprensivo del bonus di Divisione
Reiatsu: 36/56
Ferite:
Ferita Bassa al collo
Ferita Bassa alla spalla.
Ferita Media alla scapola.
Ferita Bassa alla Mano.
Ferita Bassa al torace.
Ferita Bassa alla coscia.
Condizione fisica: Provato dalle numerose ferite, cerca di resistere al dolore.
Condizione mentale: Spaventato dalla schiacciante superiorità dell'avversaria e schiacciato dal senso di solitudine ma spinto dall'orgoglio a sopravvivere.
Tecniche utilizzate:
Oggetti utilizzati:
Difesa:
Attacco: Invisible Kick - Low Kick - Affondo


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To seize everything you ever wanted
In one moment,
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- VII -



CITAZIONE
-Piantala! Tu.. tu non sai nulla di me! Niente! Non sono un tuo allievo, sono un tuo avversario e devi trattarmi come tale!-

La tua esclamazione rompe quello che fino a pochi istanti prima era la ritualità di questo scontro, lasciando interdetta la tua avversaria: Honoka si limita ad inclinare la testa di lato con aria triste, abbassando leggermente la spada invisibile mentre attorno a lei la polvere delle macerie è sollevata dal caldo vento africano.
CITAZIONE
- Sono sempre stato da solo, da quando sono arrivato alla Soul Society. Nessuno mi ha aiutato e io non ho aiutato nessuno. Ho sempre combattuto da solo, per quanti Shinigami avessi a fianco. E ho sempre vinto, da solo. Non ho nessuno qui. Nè tantomeno lassù. -

A voce ben più bassa di prima la ragazza ti risponde: le parole suonano cariche di sentimenti non espressi e a stento trattenuti. Dispiacere, rassegnazione... e rabbia.
-Hai ragione, Ian-kun, non so molto di te... E forse non ho diritto né di giudicarti né di darti consigli.- commenta, accorciando di un paio di passi la distanza che vi separa. I suoi grandi occhi marini fissi sulle tue iridi senza che in essi vi sia la benché minima traccia di timidezza: un'abitudine la sua che ne testimonia determinazione e fiducia in sé -...ma non posso non provare pietà per un individuo così solo, incapace di accettare sé stesso e la realtà della propria esistenza.-
Parole pronunciate con tanta durezza da farti quasi più male dei fendenti di Fuutsuna.
Mentre prosegue il discorso, la tua avversaria biancovestita devia leggermente dal suo percorso, girandoti attorno senza distogliere lo sguardo un solo istante: non c'è o non sembra esserci più traccia della solare persona che ti ha accolto all'inizio di questo incubo.

-Ti presenti in veste di Shinigami... Ma non lo sei più di quanto lo sia io. Non si diventa Dei della Morte per sé stessi, ma per difendere chi non ne è in grado da sola: se non te ne rendi conto, non vi è motivo per te di indossare uno Shihakusho.-
E' chiaro che queste parole sono per lei importanti, al punto tale da insistere a parlarti più come una sensei che non come avversaria: forse vuole che tu capisca... O semplicemente desidera farti realizzare il tuo errore prima di ucciderti senza pietà, sebbene il suo comportamento sinora suggerisca più la prima strada.
-...E' inutile affrontarmi con la mente offuscata da dubbi, Ian-kun. Non sei abbastanza forte da reggerti in piedi con le tue sole forze. Nessuno lo è, neppure io. Solo gli Hollow si ostinano ad avanzare, spinti da rabbia e autocommiserazione... Simili a quelle che vedo nei tuoi occhi.-
CITAZIONE
- Ti ho già detto che non sono un tuo allievo. Smettila di aver pena di me e combatti come sai. Per favore. -

Honoka annuisce con sguardo vuoto, un'espressione che sul suo volto suona più inquietante di ogni altra che gli hai visto sino a questo momento. Se un tempo era la persona che ti ha detto di essere, è evidente che muoverle questa richiesta deve aver smosso qualcosa.
Qualcosa che avrebbe dovuto restare nascosto...

-Uff... Come desideri, Ian-kun. Non lo faccio con piacere, sappilo.-
L'istante successivo il tuo calcio si avventa su di lei, pronto a colpirla al volto e distrarla quanto basta per sferrare l'attacco decisivo... E forse sarebbe potuto andare a segno se la Honoka che hai davanti fosse quella di pochi istanti addietro.
Ciò che la tua retina percepisce sono i suoi movimenti, ma vi è qualcosa di diverso in lei, è come se la sua immagine residua la seguisse attimo dopo attimo: tanto sono veloci i suoi movimenti che -sebbene il tuo cercello percepisca ancora i suoi spostamenti- tanto i riflessi quanto il tuo fisico non riescano a starle fisicamente dietro, neppure con l'impiego di tutta la tua energia spirituale.
Tanto il calcio quanto il colpo al ginocchio affondano dietro quello che sarebbe stato il suo corpo reale un battito di ciglia addietro, e che ora non è che un vuoto simulacro.
Il reiatsu della ragazza, abrasivo come una tempesta nel deserto ti sferza violentemente: una simile energia, come può provenire da una singola persona?
Quindi l'affondo.
L'ultimo attacco, in cui riversi tutta la tua determinazione, il desiderio di vittoria.
Eppure... Per chi è questa vittoria?
Per te stesso? Per qualcuno di cui ignori l'esistenza, o di cui l'hai ignorata sino a questo momento?
La tua Zanpakuto saetta nell'aria, mentre Honoja -per un singolo preziosissimo istante- è ferma, immobile tra un movimento appena percettibile ed un altro.
Quindi, con una rotazione del busto tanto aggraziata e perfetta da lasciarti basito, i fianchi della ragazza scivolano accanto alla lama, la quale non riesce che a scavare un leggero solco orizzontale nel candido abito di lei.
Poi, un lampo: forse l'ultimo e letale tocco di Fuutsuna.
Ciò che vi è dopo, oltre un dolore lancinante all'altezza del collo, sono soltanto tenebre.

[...]


Quando riapri gli occhi Honoka è scomparsa.
A dire il vero, ad essere scomparso è tutto ciò che ti circonda: ti trovi in piedi in mezzo al nulla in un luogo che non è certo quello dove hai combattuto fino alla morte.
Perché... sei morto, non è vero?
Una sensazione di oppressione ti stringe il petto, mentre attorno a te percepisci il pericolo.


CITAZIONE
Note del QM

E' giunto il momento del post decisivo.
Qui, a differenza degli altri dove -in un modo o nell'altro ce la si cava sempre- non esistono mezzi giudizi. Se il post (in cui puoi essere autoconclusivo!) nel tuo inner world in cui dialogherai con la tua Zanpakuto nel modo in cui preferisci sarà soddisfacente otterrai lo Shikai Lv1, altrimenti... Beh, dovrai aspettare.
In quanto facoltativo, questo post dovrà essere lungo e avvincente.
Se vuoi qualche esempio guarda i test mio e di Takeo per farti un'idea... Per gli Shikai non ci accontentiamo di meno ^___-



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Scheda di Felio Sanada



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[***]



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Elicor ° Saeles ° Thalya ° Aemos ° Herodor ° Baudros ° Tama-kun ° Charadon

 
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~ Mirage of Deceit
Egitto, zona 19.
Fifth Act.




♠ ♥ ♣ ♦



Il vento, con la sua lieve brezza, iniziò a soffiare con forza e con delicatezza al tempo stesso.
La sentì sul corpo, come se fosse stato nudo. Sembrava la dolcissima carezza di una madre.
Freschezza e pace.
Si sentiva improvvisamente sereno.
Ma era mai stato davvero sereno? O era solo una parvenza?
Come si può valutare qualcosa senza averla mai realmente provata prima?
Era più come una sorta di barriera che teneva lontani la sua frustrazione e i suoi dubbi.
Nella sua mente c'erano solo lui, Honoka e quella brezza.
Forse derivava semplicemente dalla fermezza della sua decisione.
Persino l'identità di Honoka non stonava in quella realtà.
Nel suo volto poteva leggere il più odioso dei sentimenti. La pena.
-Hai ragione, Ian-kun, non so molto di te... E forse non ho diritto nè di giudicarti nè di darti consigli ...ma non posso non provare pietà per un individuo così solo, incapace di accettare sè stesso e la realtà della propria esistenza.-
Era incredibile la forza di un illusione.
A volte ben più della stessa realtà.
Lui stesso, qualche istante prima, aveva palesemente annunciato la sua solitudine.
Ma sentirla ribadita da una voce sconosciuta bruciava. Parecchio.
Cosa sperava davvero?
Che lo smentisse?
Perché i suoi sentimenti erano qualcosa di talmente nascosti nel profondo pozzo della sua anima da non riuscire ad identificarli?
Perché non capiva.. perché lei sì?
-Ti presenti in veste di Shinigami... Ma non lo sei più di quanto lo sia io. Non si diventa Dei della Morte per sé stessi, ma per difendere chi non ne è in grado da sola: se non te ne rendi conto, non vi è motivo per te di indossare uno Shihakusho.-
Aveva ragione. Ne era pienamente consapevole.
Aveva sempre portato quei vestiti neri, senza mai sentirli veramente suoi.
Non aveva mai capito il senso di quei lembi di stoffa.
Ancora una volta la sua mente volà all'inizio della sua avventura. O del suo incubo.
Quando era arrivato davanti all'imponente cancello del Seireimon.
Ricordava tutto alla perfezione.
Le sensazioni che aveva provato. Sembravano incredibilmente vive. Incredibilmente attuali.
Era stato accolto da Takeo Kikuta, l'esempio perfetto di quello che uno Shinigami doveva essere.
Ma da subito si era accorto quanto erano diversi. E ora si rendeva conto di quanto poco era cambiato.
"Vuole sapere perché voglio diventare uno Shinigami.. Bhè perché penso di averne le potenzialità . E perché la vita nel Rukongai fa schifo..
Queste erano state le sue parole, intrise di uno strana e futile arroganza.
Erano rimaste a lungo nascoste alla sua memoria.
Che stupido era stato.
Si ricordò l'avvertimento di quello che poi diventò il suo sensei. Era lo stesso che faceva lui ogni volta che arrivava una nuova recluta.
Forse era arrivato anche troppo lontano, se quelle erano state le sue motivazioni.
Forse era giunta l'ora di morire.
Ma non poté che chiedersi perché, quel giorno, Takeo l'aveva lasciato passare.
Perché gli aveva permesso di varcare la soglia.
Che diavolo ci faceva lui, lì?
Provò il selvaggio istinto di strapparsi di dosso quelle vesti.
Un istinto che soffocò a stento.
Non era mai stato uno Shinigami.
E c'erano voluti anni per capirlo.
-...E' inutile affrontarmi con la mente offuscata da dubbi, Ian-kun. Non sei abbastanza forte da reggerti in piedi con le tue sole forze. Nessuno lo è, neppure io. Solo gli Hollow si ostinano ad avanzare, spinti da rabbia e autocommiserazione... Simili a quelle che vedo nei tuoi occhi.-
Già. Un Hollow.
Forse sarebbe stato più adatto al ruolo del cattivo.
Incredibilmente fuori luogo.
Si sentiva spaesato.
Ma non voleva accettare quello che sembrava un aiuto da parte di Honoka.
Non ci riusciva, sebbene sapeva di averne bisogno.
Forse era stupido orgoglio o stupida testardaggine.
In ogni caso niente di intelligente.
-Uff... Come desideri, Ian-kun. Non lo faccio con piacere, sappilo.-
Quello che successe dopo fu banale fisicità .
Scontata realtà.
Nel momento in cui vide i suoi colpi affondare nel vuoto, mentalmente la serenità iniziale prese a farsi largo.
Quasi scomparve alla sua vista, grazie alla sua impressionante velocità , forse per prendersi gioco dei limiti umani.
Mentalmente la ringraziò.
E quando i suoi occhi catturarono l'ultimo riflesso del mondo, il lampo di una lama, capì di essere morto.
E abbandonò la realtà sprofondando nelle tenebre.


Aveva chiuso gli occhi, probabilmente.
Vedeva solo buio, ma dalle palpebre chiuse intuiva che le tenebre erano anche oltre i suoi occhi.
Percepiva una sorta di freschezza, proveniente dal nulla, che sembrava lenire le sue ferite.
Si chiese dove fosse.
Come prima, quando era sul punto di svenire, sentiva solamente i pensieri del cervello e il battito del cuore, unico rumore in quella desolazione silenziosa.
Il corpo probabilmente non gli apparteneva più.
Una volta, in un luogo remoto, aveva sentito dire che ogni cosa nella Seireitei era fatto di reishi, di cui erano composti anche i corpi spirituali degli Shinigami.
Forse il suo corpo ora componeva uno dei tanti bianchissimi muri della Seireitei.
In un istante la sua mente elaborò l'idea di infinito e fu preso dal panico.
Non tollerava di rimanere là, immobile, pensante.
Non voleva passare l'eternità a pensare.
Aprì gli occhi improvvisamente, rendendosi conto di avere un corpo.
Un po come quando si sogna senza rendersi conto di farlo.
Forse sarebbe stato meglio non farlo.
Il buio diventò luce che investì i crudelmente i suo occhi.
Fu costretto a richiuderli per l'intensità e sondò la morte con gli altri sensi.



Il silenzio era assoluto e rimbombava nelle sue orecchie.
L'odore era assente. Sembrava un ambiente perfettamente asettico.
Il freddo si era fatto più intenso.
L'aria era rarefatta, come se si trovasse ad alta quota.
Pian piano gli occhi iniziarono ad abituarsi all'improvviso aumento di luce.
Lanciò uno sguardo al suo corpo.
Si trovava in piedi, su una superficie trasparente. Le ferite erano scomparse ma il suo corpo era stranamente sporco, lurido. Si sentiva come fuori posto in mezzo a tutto quel bianco, come l'unico arredamento fuori luogo in una stanza altrimenti perfetta.
Anche l'abito che indossava era cambiato. Portava una tunica del tutto simile ad uno Shihakusho, se non fosse stato per un piccolo particolare: era completamente bianca. Più simile alle vesti dell'Organizzazione che non al tipico abito da Shinigami.
L'Organizzazione.. sembrava un problema distante anni luce. Un problema di altri.
Eppure, nemmeno in quel mondo avulso dal tempo e dallo spazio, riusciva a sentirsi al sicuro.
Disagio e irrequietezza.
Sapeva che stava per succedere qualcosa, se lo sentiva. Ma la vaghezza della sensazione non era confortante.
Con un secondo e più attento sguardo al posto capì dove si trovava ed ebbe la possibilità di stupirsi per lo splendido spettacolo che i suoi occhi azzurri contemplavano.
Si ritrovava in una valle ghiacciata, incassata tra monti innevati, come uno smeraldo incastrato nella dura roccia. Impossibile dire se per formazione naturale o creato da una mano divina, ma il ghiaccio era stato modellato in una sorta di grande labirinto.
Ian si trovava esattamente sopra uno delle infinite entrate di luogo così bello e al contempo così letale. Il labirinto sembrava, infatti, sospeso nel nulla più assoluto. I blocchi di ghiaccio erano larghi abbastanza da permettere la presenza di un uomo eretto, e apparivano stranamente solidi.
Certo il ghiaccio non è la superficie più sicura quando sotto di te si trovano le tenebre più oscure.
Almeno non soffriva di vertigini. Una notizia rassicurante.
Al centro del labirinto si trovava quella che doveva essere la ricompensa per chi fosse riuscito a superare indenne quel diabolico gioco.
Una donna. Nel momento stesso in cui incrociò i suoi occhi era sicuro che avrebbe ricordato quel momento per l'eternità.
Fu letteralmente investito dalla forza e dalla superbia che la sua figura emanava. Era la regina di quel posto, la regina del tempo e dell'infinito. E ne era consapevole.
Rimaneva composta, come sospesa fra sogno e realtà, con l'eleganza naturale di chi non la ricerca.
Aveva lunghi e luminosi capelli bianchi, un volto affilato e aggraziato, e occhi che sembravano senza iridi. Il suo corpo era quasi del tutto scoperto, ma sembrava completamente immune al freddo, completamente immune alle sofferenze terrene. Provava un'irresistibile attrazione nei suoi confronti e, al contempo, un arcano rispetto.
Continuò a guardarla come inebetito.
Fu lei a prendere la parola, avvicinandola al mondo imperfetto che era la terra degli umani di cui, invece, sembrava possedere solo le fattezze.
Non mosse le labbra, lo vide chiaramente, e la voce sembrò provenire da ogni angolo di quel posto, o della sua mente, risuonando come un eco fino a scomparire.
Ian..
Era poco più di un sussurro ma vi trasmise tutte le emozioni del mondo.
Dolcezza, sofferenza e speranza.
Sentimenti, più adatti forse ad un addio che ad un saluto.
Provò nuovamente un primordiale timore e sentì i brividi sulla pelle, che poco avevano a che vedere con il freddo sempre più intenso. Non ancora almeno.
Cercò di mettere insieme le parole per formare una semplice frase.
Pronunciarle sembrava uno sforzo assurdo.
Aveva la voce roca, come se non parlasse da tempo.
Egli stesso non aveva memoria delle sue ultime parole.
- Chi.. chi sei? -
Passarono i secondi ma non ricevette risposta.
Riuscì solo a vedere, sulle sue labbra, un sorriso amaro, mesto.
Mi dispiace..
Prima che la sua mente elaborasse ciò che avvenne dopo riuscì solo a pensare che lei, chiunque fosse, aveva la tipica personalità più adatta a ricevere delle scuse che a farle.
Ovviamente, perdonarla non sarebbe stato facile.
Poco dopo le sue eteree parole, infatti, il freddo iniziò ad intensificarsi improvvisamente.
Era una sensazione che non aveva mai provato prima.
Non era una semplice sensazione. Era qualcosa di fisico e incredibilmente reale.
Era come se una mano enorme stesse cercando di stritolare ogni ossa del suo corpo.
Non riusciva a respirare. L'aria sembrava aver abbandonato sdegnosamente quel posto.
D'altronde era lui l'unico ad averne bisogno in quel posto.
La cercò a grandi boccate, ignorando il dolore.
Il panico prese il possesso della sua mente, come una epidemia irrefrenabile.
Si sentiva completamente impotente. Inutile.
Non aveva potere su niente. Completamente bloccato.
Come oppresso da una forza che di umano non aveva niente, cadde in ginocchio.
Sentì sulla pelle il contatto del ghiaccio. Temeva di morire congelato.
Il freddo sembrava attraversare la pelle del volto e intorpidire i suoi sensi.
Ancora una volta, la terza da quanto riusciva a ricordare, era sul punto di svenire.
Fu la sua soave voce a ripescarlo dagli abissi di un sogno senza risveglio.
Rialzati, Ian.
Era una perfetta via di mezzo tra un ordine e una richiesta.
O una magia.
Perché qualsiasi cosa fosse, come se l'avesse saputo da sempre, sentì di poterlo fare.
Sentì che ci sarebbe riuscito.
Cercò di muoversi. Concepì che qualsiasi movimento gli sarebbe costato il doppio rispetto al normale. Senza contare che la sua riserva di reiatsu sembrava inutilizzabile.
Muoviti, muoviti, muoviti.
Serrò la mascella, stringendo i denti.
Iniziò poi pian piano a spostare il peso all'indietro.
Quando il corpo iniziò a pesare sui piedi utilizzò tutta la sua forza di volontà per spingere lontano l'oscura cappa che lo opprimeva e riuscire finalmente a tornare in piedi.
Sembrò metterci anni ma ogni minimo risultato lo spronava a non mollare e perdere tutto.
Era sul punto di cedere per il bruciore alle gambe quando riuscì a ritornare in posizione eretta. Ma mantenerla non era cosa facile.
Le gambe tremavano per lo sforzo.
La prima cosa che fece, prima ancora di riassaporare l'aria, fu cercare gli occhi della donna.
Era fierezza quello che cercava di intravedere? Se lo stava immaginando il tiepido sorriso che animava le labbra di quell'angelo?
Ora vieni da me, Ian. Supera il labirinto.
Una pausa. I suoi occhi vagarono su quell'immenso e stupefacente spettacolo.
Ma per riuscirci il tuo cuore non deve essere oppresso dalla paura. Il timore è qualcosa di umano, Ian, qualcosa che l'uomo ha creato e che vede in determinate situazioni. Liberati dalla paura e supera il labirinto.
Smise di parlare, in attesa.
Non vi erano domande da fare. Solo fatti.
E comunque non sarebbe riuscito ad esprimerle.
Non si chiese perché lo faceva o cos'era quella strana consapevolezza.
Sapeva solo che per la prima volta in vita sua era sicuro di fare la cosa giusta.
Cercò di mettersi all'opera.
Partì con lo sguardo dal punto di arrivo, cercando di sviscerare il percorso.
Ma puntualmente gli occhi si perdevano nella confusione dei blocchi ed era costretto a iniziare.
Per uno strano effetto ottico sembravano cambiare e modificare il loro percorso.
Per quanto si sforzasse non ci riusciva, distratto anche dallo sforzo di rimanere in piedi.
..Se continui a fare affidamento solo sui tuoi occhi muori, lo sai vero?..
Cosa devo fare.. cosa?
I pensieri iniziarono ad accavallarsi l'uno sull'altro.
.. muori, lo sai vero?
..Il timore è qualcosa di umano, Ian, qualcosa che l'uomo ha creato e che vede in determinate situazioni..
Come un eco le parole della ragazza occuparono la sua mente vuota.
Gli occhi caddero sul vuoto che si apriva sotto di sè.
Fu allora che il senso di quelle parole gli fu chiaro.
Fu allora che capì che in un mondo fatto di irrazionalità la logica era priva di senso.
E per la prima volta in vita sua si fidò ciecamente di qualcuno che l'aveva fatto soffrire.
Che fosse sincera o meno, si sarebbe liberato dei suoi fardelli una volta per tutte.
Morte o vita.
Bianco e nero.
Allungò un piede sul vuoto e rivolse un ultimo sguardo alla donna.
Sapeva che era la strada giusta.
Persino quell'ignota forza sembrava essersi affievolita.
- Ci vediamo.. -



E si tuffò a corpo morto spalancando le braccia.
Il tempo parve dilatarsi e sentì la famigliare sensazione di adrenalina quando perdi il contatto con te stesso.
Forse durò alcuni secondi o parecchi giorni, con solo le tenebre a fargli compagnia.
Poi, com'era iniziato, in un battito di ciglia risorse.
Si ritrovò dove tutto era iniziato, eppure totalmente cambiato.
Non era stato tradito.
Ce l'hai fatta..
gli sussurrò la donna a finalmente poca distanza da lui.
Poteva finalmente ammirarla.
Una bellezza che non aveva tempo, la più magnifica fra le creature.
Non riusciva ancora a capacitarsi.
Ora che sembrava fosse tutto finito la stanchezza iniziò farsi sentire.
Più mentale che fisica ma incredibilmente reale.
Ormai aveva capito dove si trovava.
Non era un sogno, ma non si allontanava troppo dal paradiso.
Si gettò per terra sbuffando e chiuse gli occhi.
Gli parve di sentire una risata cristallina che non poteva appartenere che all'unico altro essere vivente presente in quel luogo.
Un suono bellissimo.
Non è ancora arrivato il momento di riposarsi. Devi tornare là .
A quelle parole i timori fino a quel momento dimenticati tornarono a farsi sentire.
Ma, come se potesse chiaramente leggergli nella mente, la donna continuò.
Ce la puoi fare, lo sai. Io sono con te, ora. Fino a questo momento non hai mai voluto veramente il mio aiuto. Hai sempre pensato di poter portare a compimento i tuoi obbiettivi anche senza di me.
Questa è la prima volta che mi chiedi aiuto davvero e che ti fidi veramente di qualcuno.

Da qualche parte udì una voce nell'immensità di quel cielo color neve.
La sua voce.
"Vuole sapere perché voglio diventare uno Shinigami? Bhè perché penso di averne le potenzialità "
Scomparve nuovamente e la donna tornò a parlare con il suo leggiadro canto.
Avevi ragione allora. Puoi arrivare lontano. Puoi diventare forte, con me.
Cercò di rimettersi in piedi.
Non sei uno Shinigami più di quanto lo sia io..
Decise di estraniare le sue sensazioni, anche se era sicuro che sarebbe stato inutile. Le conosceva già.
- Ma io non sono un vero Shinigami. Non.. ho nessuno da proteggere. I tuoi poteri sono inutili nelle mie mani.. -
Ancora una volta lo guardò con dolcezza. Lo sguardo di una madre, o di una sorella maggiore.
Questo, infatti, è solo l'inizio del tuo cammino, non la fine. Finora hai sempre protetto te stesso, prima degli altri. Ma solo difendendo sé stessi si possono difendere gli altri, così come solo amando sé stessi si possono amare gli altri.
E tu ti odi, Ian. Il tuo cuore è buono ma devi liberarlo dai dubbi inutili ed essere te stesso. Qualunque strada deciderai di intraprendere, sappi che avrai sempre una compagna di viaggio. Prima o poi troverai qualcosa che valga la pena difendere a costo della vita. In quel momento avrai trovato la tua strada.

Rimasero a guardarsi.
Gli pareva di conoscerla da anni e al contempo non sapere nulla.
Voleva restare lì. Ma era consapevole che non era il momento opportuno.
Sarebbe tornato, prima o poi.
Così annuì convinto.
Grazie..
E sorrise, perché dopo molto tempo aveva finalmente la leggerezza nel cuore per farlo con sincerità .
Il cielo iniziò a rischiararsi. Una luce bianca iniziò ad invadere e cancellare tutto.
Ora va, Ian.
Obbedì e chiuse gli occhi accettando il suo destino.
L'ultima cosa che riuscì a vedere fu un lembo della manica del suo Shihakusho nero divorato dalla luce.


♠ ♥ ♣ ♦



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- VIII -



Assieme alla luce accecante che ti investe, una ventata d'aria torrida fa sentire prepotentemente la sua presenza, aria africana che -tuo malgrado- conosci bene.
La fredda e nostalgica atmosfera di qualche istante fa è scomparsa, questo lo capisci immediatamente.
Sei tornato alla realtà che ti appartiene... la stessa dove sei morto per la seconda volta.
Ma è veramente così?
Lentamente, quasi con paura riapri gli occhi.
E finalmente vedi.
A meno di cinque centimetri dal tuo occhio, la lama di Honoka è ancora lì, apparentemente bloccata a mezz'aria mentre gli occhi della proprietaria sono spalancati in una espressione di pura sorpresa. Nè gioia né rabbia, solo lo stupore di chi ha visto qualcosa che non si sarebbe mai aspettato di assistere.
La lama invisibile di Fuutsuna -che fino ad un istante prima era invisibile- adesso scintilla di luce propria, anzi... E' come se qualcosa ne delineasse il contorno, scintillante e dotato di forma per quanto irregolare.
Minuscoli e splendenti frammenti, forse cristalli comparsi da chissà dove ti hanno risparmiato un colpo sicuramente fatale.

-Notevole...- commenta Honoka con un mezzo sorriso saltando all'indietro e lasciando tra voi circa sei metri di distanza.
La ragazza trae un profondo respiro, regolarizzando i battiti cardiaci nello scacciare la tensione che potrebbe minarne le capacità. Il vento che turbina attorno la sua Zanpakuto soffia per qualche attimo più velocemente, in risposta alle emozioni di lei.
Ma in questo momento la tua attenzione è altrove.
Le poccole gocce di luce -sospese a mezz'aria- scompaiono una dopo l'altra così come sono apparse lasciandoti interdetto: qualcuno o qualcosa ti ha chiaramente salvato, questo è un potere che non ti appartiene certamente.
Nessuno però sarebbe stato in grado di determinare la direzione (né tantomeno parare) la lama della tua avversaria, nessun Shinigami tuo pari sicuramente.
Eppure, la sensazione di familiarità di quel che hai appena visto non ti stà abbandonando... Le tue dita si stringono attorno all'impugnatura della tua Soul Slayer, mentre una consapevolezza dapprima sfuggente e di secondo in secondo sempre più intensa ti investe.

-Forse mi sbagliavo- commenta Honoka, portando due dita della mano ferita alla bocca e leccando il sangue che ancora cola dalla ferita. Non c'è felicità o gioia guerriera come nei membri della XI Divisione, pare quasi che per lei sia parte di un rito non scritto, almeno a giudicare dall'aria assorta mentre si rivolge a te -...Almeno qualcuno ce l'hai. Beh, uno sviluppo inaspettato questo.- prosegue, incerta sul da farsi.
Portandosi una mano alla testa la ragazza si spettina violentemente i corti capelli, preda di una irrimediabile frustrazione mentre il tono della voce torna quello della persona che hai conosciuto finora, e non più la temibile guerriera di poco fa.

-Quante complicazioni! Ora dovrò pure richiedere l'autorizzazione, oltreché informare chi di dovere... Uffa, la vita è così ingiusta, Ian-kun!!- si lamenta, appellandoti nel tono informale che tanto detesti, e che ora è chiaramente segno del fatto che ai suoi occhi devi essere salito di qualche gradino.
I tuoi respiri si fanno più lenti, mentre a dispetto delle ferite che avverti una tranquillità decisamente fuori posto ti pervade: non sarebbe strano se un sorriso increspasse le tue labbra mentre il tuo sguardo si posa su particolari del campo di battaglia che fino ad ora avresti trovato del tutto insignificanti.
Della polvere atttraversare i resti delle pietre che costituivano il pavimento, l'estremità di una tenda strappata fluttuare verso un'angolo dell'improvvisata arena, l'oscillare ritmico e regolare dei capelli della minuta figura davanti a te...
Il mondo che ti circonda non cessa di esistere nel corso di uno scontro, per quanto duro possa essere.
La vita e la morte proseguono, incessanti a dispetto dell'esito del combattimento.
Focalizzarsi sul solo avversario, forse, non è il modo corretto di agire: sotto quest'ottica, anche molti degli atteggiamenti di Honoka prima privi di senso paiono ora acquistare una certa logica...
Da dove viene questa pace interiore?
In realtà sai già la risposta.
Invisibile anche a te stesso, una figura ti stà guardando.
E aspetta.
Aspetta il momento in cui pronuncerai il suo nome, qualcosa che lettera dopo lettera stà nascendo dentro di te.


CITAZIONE
Note del QM

Bene... Fammi un post epico, degno del primo rilascio e ti promuovo seduta stante!!! Bel post, mi è piaciuto proprio ^__^
Sugli effetti visivi/ambientali hai carta bianca (fino a un certo limite, ovviamente) sono i vantaggi del risveglio della Soul Slayer dopo tutto.
Puoi anche provare ad attaccare Honoka se lo desideri, la cosa non influirà comunque la conclusione della scena GdR.
A te!



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Scheda di Felio Sanada



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17 replies since 10/7/2009, 10:27
 
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