Bleach Soul Society

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Scheda di Makeji Damashii, I Brigata | Shinigami | Energia Verde
view post Posted on 13/12/2006, 01:33Quote
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The Soul Slayer Master

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 4/2/2010, 18:54


Nome Utente: "GÄþr¥³±WôRLd©"

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Nome Personaggio: "Makeji Damashii"

A molti questo nome potrebbe suonare vuoto o privo di significato, un nome come un altro che ha invece dietro un suo significato. Alla lette significa “Spirito Indomabile”, gli venne affibiato solo dopo la nascita, piuttosto singolare. Un nome di origine orientale, la cultura della madre aveva da sempre affascinato il padre che, pure essendo un uomo in carriera europeo, aveva accettato di buon gusto la decisione sul nome. Quando la madre era incinta le fu detto che il figlio avrebbe avuto ben poche speranze di sopravvivere, la patologia di cui era affetto lo avrebbero costretto a sopperire. Tutte deduzioni ricavate dalle malattie a cui erano affetti i suoi parenti, e, secondo alcune probabilità di ereditarietà, Makeji era fortemente in rischio. Da subito entrambi i genitori si erano arresi all’idea di perdere un figlio, il primo (e sarà anche l’unico). Durante il parto, il piccolo sembrava non potesse uscire, convinti che fosse già privo di vita lo tirarono fuori lussandogli entrambe le spalle. Ma a grande sorpresa il bambino non si arrese al destino crudele disegnato dai dottori. Il suo corpo batteva fiocamente, i suoi polmoni erano contaminati di sangue, per alcuni istanti sembrò avere la peggio. Eppure quel piccolo essere continuò a respirare. Non voleva arrendersi al suo destino e fu così finchè le sue funzioni vitali non si stabilizzarono. Un vero e proprio spirito indomabile, da qui il nome, che non si era arreso né di fronte al destino, né di fronte alle evidenti difficoltà fisiche. Visse alcuni anni di infanzia piuttosto tormentati, ma ben presto i genitori capirono che quel nome gli calzava a pennello.

Età: "260 Anni"

Descrizione Fisica:

"Nessuno ricorda nei suoi 260 anni di vita di averlo mai visto in volto. Quel appuccio bianco cela le sembianze di quella strana creatura. Si dubita addirittura che sia stato un normale umano. Solo il suo sorriso sfoggia quella sua insensata ironia. Una tunica bianca ricopre tutto il suo corpo fino a giungergli quasi alle caviglie. Sotto di essa un corpo muscoloso rende quest'anima capace di grandi cose. Doti fisiche al di sopra della norma, ma indefinite per la mancanza di testimoni delle sue massime capacità. Si dice che nella tunica corra il suo Reiatsu e che essa costituisca per lui una seconda pelle. Quel cappuccio non si scosta mai, nè vento, nè rapidi movimenti hanno svelato il suo volto. I suoi occhi son diventati leggenda dall'ombra che li circonda. Quando combatte si illuminano di luce propria svelando il tono aggressivo che vive dentro di lui. Mani possenti e voce calda, egli è capace di comunicare tranquillità ed estremo terrore."

Descrizione Psicologica:

"Preferisce l'azione a tante futili parole. Non lascia mai trapelare informazioni su di sè e sul suo passato. Ora calmo e ora irrequieto. Difficile stilarne un profilo psicologico, si può solo dire che ha un animo assolutamente incostante e per questo imprevedibile. Ama la compagnia come la solitudine, odia i fannulloni e tutti quelli che credono di poter ottenere qualcosa senza un minimo sforzo. Gli piace darsi da fare, di rado lo si è visto intento a contemplare il cielo perdendo tempo. Gli piace sentirsi una spanna sopra gli altri ma non ostenta mai le sue capacità."

Background o Pg Guida:

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" Nel periodo in cui visse Makeji i giovani nobili non vedevano mai i proprio genitori. All’età di appena sei,sette anni venivano affidati ad un precettore che si occupava della loro formazione ed educazione. Mentre i genitori erano impegnati in ricevimenti e viaggi, i ragazzi crescevano nella scarsa considerazione generale. Il giovanissimo Makeji si trovò sin da piccolo in solitudine, la sua vita all’interno di quella grande casa consisteva principalmente di seguire al meglio l’istruzione fornitagli dal suo precettore. Ogni giorno studiava per assicurarsi un ottimo futuro, la sua vita sociale lo vedeva assolutamente emarginato dal mondo. I suoi genitori invece, come del resto quelli di molte famiglie nobili, erano occupati in lunghi viaggi di affari, per farsi conoscere il più possibile al mondo ed espandere così le conoscenze sui mercati internazionali. Il piccolo Makeji però si annoiava a sentir parlare di questi argomenti, egli era per lo più un tipo pragmatico. Nemmeno la riforma Protestante che fu l’evento più importante del periodo in cui visse lo coinvolse più di tanto. Per lui erano solo argomenti superficiali, riteneva che in ogni situazione bisognava rispondere con l’agire. Eppure a soli otto anni pensava di poter trovare una soluzione a tutto, un bambino che ragionava da adulto. Qualcosa di inquietante che spesso infastidiva e metteva a disagio chi gli stava attorno, compreso il suo precettore che spesso si stupiva di come quel bambino avesse sempre una risposta pronta a tutto. Ma fu forse durante una giornata di primavera che quel bambino capì per cosa era portato. Mentre il suo precettore gli parlava di come si stesse evolvendo la situazione riguardo al Concilio di Trento Makeji intervenne con alcune parole preoccupanti.

« Maestro...io non concepisco come questi uomini che rappresentano interi paesi possano pensare di gestire solo a parole situazioni del genere. Reputo che un’azione decisiva porrebbe la parola fine ad ogni tipo di questione, senza che nessuno possa mai più ripresentare il problema. Solo una Guerra e il Sangue farebbero capire a tutti quale sia la via da seguire. In questo modo invece ci si inoltrerà per secoli in questioni irrisolte, non si giungerà mai ad una soluzione. Un atto decisivo come una dura battaglia insegnerebbe ai popoli a non contraddire più tali questioni, a non mettersi d’intralcio ai potenti. In questo modo impediscono soltanto di potersi impegnare nello sviluppo del paese. La Chiesa ha le sue motivazioni ma non potrà impedire mai che la gente segua correnti di pensiero diverse, la gente dovrebbe imparare a non opporsi e a seguire le proprie usanze in privato.»

Il maestro non capiva da cosa derivassero quelle parole piene di contraddizioni, sembrava ricercare la Guerra e in un secondo momento metterla da parte. Voleva il sangue ma non voleva fastidi. Era evidente che la sua mente fosse confusa. Così egli cercò di delucidargli le idee. La faccenda era molto più complicata di quanto egli sostenesse, era troppo superficiale sulle questioni religiose che per tanti sono alla base della vita.

« Ascoltami ragazzo, il mio ruolo di precettore è importante soprattutto per mostrarti in cosa sbagli. La questione che vuoi discutere è ben più profonda di quel che pensi, le tue idee sono confuse a riguardo e necessiti di una spiegazione. La Guerra in questo caso non porterà ad alcun cambiamento, sarebbe solo un’inutile spargersi di sangue e costituirebbe soltanto la soluzione più sciocca, pensa invece che la diplomazia dei paesi può raggiungere ben altre soluzioni migliori senza mietere vittime. Spesso la battaglia più dura è quella morale non quella fisica, imparare a colpire e sconfiggere l’avversario senza neanche toccarlo è un’arma ancora più efficace. Qui si discute poi di religioni, di credenze, a meno che tu non voglia sterminare tutti quelli che abbiano una credenza diversa da quella della Chiesa allora andresti incontro ad un’impresa utopistica. Se ragiona capirà bene che una Guerra in tal senso è inutile ed impossibile, un uomo che crede fortemente in qualcosa sarà portato ad una credenza ancor più intensa se si agisce contro di lui usando la forza. Vedrai quindi che il sangue sparso e consumato in battaglia sarà inutile. La storia ci insegna che chi domina avrà sempre un oppositore, qualcuno che non la vede come lui e che proprio per questo lotterà per spodestarlo. Pretendere che la gente non si metta d’intralcio e anch’essa cosa utopistica. Potrei prendere per giusta l’idea che con le parole non si giunga a soluzioni nette, ma spesso anche dei buoni compromessi aiutano ad andare avanti, a proporre una soluzione alternativa. Lo sviluppo è sì importante ma non tale da ammutolire le menti delle persone, dal doverle soffocare conformandole alla corrente più forte. Il mondo che ci circonda è bello proprio perché vario, in un mondo come il vostro regnerebbe la monotonia e la società rimarrebbe stagnante e priva di sviluppi. »

Quelle parole furono di importante insegnamento per Makeji, il suo volto perplesso non fu altro che una conferma della confusione che aveva in testa. Quella era stata la prima volta che era intervenuto in una lezione per esporre le proprie idee. Il precettore pensava di avergli insegnato male, di essere stato lui stesso a portarlo a tali conclusioni. Non avrebbe mai potuto sapere cosa offuscava la mente di quel bambino. Nei giorni successivi i due tornarono sull’argomento, si uniformarono lentamente in un pensiero comune che sembrava molto più razionale di prima, ma apparve quasi che il nobile giovanotto accomodasse le affermazioni del maestro pur non ritenendole esatte. In ogni caso recitava alla perfezione, e chiunque lo avesse ascoltato si sarebbe detto certo delle importanti teorie apprese dal bambino. Abituarsi a vivere in una villa dove tutti ti obbediscono solo perché sei figlio di un nobile, modellò la sua mente come se tutto ciò che lo circondasse dovesse atteggiarsi a suo piacimento assecondando così ogni sua minima decisione, da qui era nata l’idea che i popoli non dovessero opporsi ai potenti, che bisognasse affermarsi con la forza e che essa fosse l’unica via per giungere alla quiete. Ma la quiete che intendeva Makeji era solo il fine, il suo mezzo era la violenza, l’imposizione forzata. Eppure era quasi incomprensibile come si fosse sviluppata in lui questa affinità alla violenza, nessuno lo avrebbe mai detto, né aveva mai sfoggiato tale attitudine a nessuno. Forse quel ragazzino nobile che seguiva le lezioni ogni giorno era soltanto un abile involucro nel quale egli si infilava al momento giusto. Nessuno sapeva quanto amasse vivisezionare piccole creature che trovava diffusamente nel suo giardino. Nessuno sapeva quanto amasse vedere e annusare il sangue mentre le sue prede non potevano fare altro che arrendersi. Sentirsi padrone della situazione era una cosa che amava.

Col passare degli anni la sua mentalità maturò, ma non secondo l’accezione più comune del termine. Egli imparò a mascherare la sua indole alla perfezione, le creature che vivisezionava continuamente erano diventate fonte di studio nel tempo libero tanto da riuscire a capire il funzionamento di numerosi organismi viventi animali. Approfondì segretamente le sue conoscenze, non era il primo che portava avanti degli studi ritenuti arcani per l’epoca, studiare il corpo dei morti andava decisamente contro l’etica del periodo, ma fortunatamente egli si limitava solo ad animali almeno per ora. Ma la sua sete di conoscenza e la mente contorta non erano mai soddisfatte, si avventurava in enigmi al limite del possibile, codici controversi e indecifrabili. Per lui erano dei giochi per tenere allenata la mente. Ben presto però scoprì di non essere l’unico nel suo paese ad apprezzare questi argomenti. In città qualcuno notò i suoi movimenti, i suoi interessi per l’anatomia e gli enigmi. Qualcuno lo spiò scoprendo quale fosse il suo vero passatempo. Questa figura che per tempo rimase nascosta gli si fece avanti solo quando egli raggiunse la maggiore età, in quei dieci anni aveva approfondito abbondantemente le sue conoscenze. Ora poteva entrare a far parte di quella setta...“La setta del Corvo Notturno”.

Il martedì notte si riunivano presso un edificio sotterraneo. Maekji venne ivi scortato la prima volta bendato, non volevano che potesse riferire a terzi quello che aveva visto e come giungere alla dimora della Setta. Tutto ciò avvenne un Martedì nel mese di Ottobre, era un periodo in cui il freddo entrava nelle ossa di tutti costringendoli a coprirsi e ripararsi come meglio potevano. Quell’inverno fu tra l’altro particolarmente freddo, la temperatura si aggirava sempre intorno agli 0 C°. Makeji indossava una giacca nera fatta di un tessuto particolare, essa lo teneva al caldo assicurando di mantenere la temperatura del suo corpo costante. Tutto avvenne mentre era chiuso nella sua stanza, con la luce di appena alcune candele mentre vivisezionava l’ennesima creatura, la serratura della sua camera era chiusa a chiave, non voleva assolutamente che qualcuno entrasse e lo sorprendesse in flagrante. Eppure fu proprio il silenzio e la Quiete a sorprenderlo. Ricordò ben poco di quei momenti, sentì solo le forze mancare ed un cappuccio nero che avvolgeva la sua testa e la copriva impedendo che qualsiasi fonte di luce potesse giungergli. Il suo risveglio non fu dei migliori, con ancora indosso quel cappuccio percepì appena di essere in una carrozza, il terreno su cui stavano viaggiano era piuttosto irregolare, spesso capitava di sbalzare a causa di buche o dossi. Tutto gli fu più chiaro quando giunse a destinazione. Fu costretto a camminare col cappuccio in testa, eppure non sembrava che i suoi rapitori lo costringessero con la forza, sembrava quasi un invito cortese, e che tutti quei dettagli fossero solo di precauzione. Ben presto avrebbe compreso cosa celava tutto ciò.

Finalmente giunse nella dimora della “Setta del Corvo Notturno”, appena il cappuccio gli fu tolto i suoi occhi ebbero un impatto violento con l’ambiente circostante. La luce penetrò nelle iridi accecandolo per alcuni secondi, ma quando mise a fuoco scoprì molte cose inquietanti che non fecero altro che sollecitare i suoi interessi e revocare nel suo animo una certa forma di piacere, cosiddetto Sublime dal Burke del tempo. Una passerella di metallo lo avrebbe condotto in una zona più ampia a forma circolare. Il materiale di cui era fatto quel tratto rendeva ogni passo più rumoroso del normale. Lo spettacolo orribile a cui partecipò giunto nella sala principale gli comunicò un certo piacere. Appesi al muro vi erano almeno 6 o 7 cadaveri. Non riuscì a contarli perché era troppo distratto a cogliere tantissimi altri particolari, la sua mente era bombardata da tante informazioni che lo interessavano. La cosa più strana fu il piacere fisico provato per quella visione. Ognuno di quei cadaveri era sezionato, aperto e in alcuni casi ricucito. Al posto della pelle vi era una lastra di vetro che rendesse visibili le interiora, in questo modo le avrebbero meglio studiate e analizzate. I suoi occhi brillavano, non aveva mai potuto studiare un corpo umano e per lui quella visione fu una vera libidine. Senza che nessuno oppose resistenza egli si avvicinò a ciascun cadavere osservando e imparando quanto più potesse, notò con piacere alcune somiglianze con la struttura interna di alcuni animali da lui vivisezionati. Poi per un momento la sua mente tornò alla ragione non più accecata da quei dettagli per lui sublimi. Guardandosi attorno vide solo delle facce sconosciute, non sapeva se preoccuparsi o no ma si rivolse a loro con tono deciso senza mostrare così alcuna debolezza.

« Voglio sapere perché sono stato portato qui. Chi siete voi...dove mi trovo, e perché tutti questi cadaveri. Esigo delle risposte! »

Solo una figura fra le tante gli rispose, il suo fare disinvolto dava a notare che era forse uno dei più anziani ed esperti, probabilmente il capo gruppo se mai ce ne fosse stato uno. Sta di fatto che fece un passo avanti con gli occhi semichiusi, calcati dalla fatica ma invigoriti di un’intensa vita. Uno sguardo penetrante a tal punto che Makeji sentì come leggersi dentro.

« Ti abbiamo notato...sei qui perché questo è il tuo mondo. Non puoi più fingere e accomodare chi ti sta intorno. Devi coltivare i tuoi interessi, e noi facciamo parte di questo. La tua mente ha sete di conoscenza, lo si legge dai tuoi occhi, e tutto quello che vedi qua attorno soddisferà le tue volontà. La società in cui viviamo ci impedisce di farci vedere alla luce del sole. Non saremmo accettati per quel che facciamo, soprattutto in un periodo in cui la Chiesa e le prediche morali sono al centro di ogni attenzione. Non puoi sapere dove ti trovi e per ora non te lo dirà nessuno...il perché di questi corpi lo hai già capito, è inutile fingere. Sono disposti in modo tale da poter essere studiati. Quelli che vedi sono i cadaveri più interessanti che abbiamo, presentano le più svariate anomalie anatomiche di questo secolo e sono quelli che più hanno destato interesse nei nostri studi. Ti doniamo l’opportunità di studiare qualcosa che non hai avuto il coraggio di conoscere prima. Noi daremo ciò che vuole alla tua sete di conoscenza, e tu metterai al nostro servizio le capacità che possiedi. Siamo gli unici in questo paese a coltivare questo interesse arcano ed era giusto riunirci per studiare e sperimentare approfonditamente senza altri disturbi. A te la scelta, o resti con noi, con ciò che rispecchia la tua indole, o torni indietro in quella società fittizia che ti spinge solo ad uniformarti ad uno stereotipo monotono e accecato dai grandi di questo periodo. Sai già qual è la risposta più giusta, segui il tuo spirito e capirai. »

Makeji ascoltò le parole di quell’uomo, forse assoggettato da quel discorso o forse realmente interessato. Sta di fatto che nella sua mente non passò nemmeno alla lontana l’idea di poter rifiutare. Il suo consenso fu pressoché immediato, i suoi occhi stupefatti osservavano quella stanza che lo affascinava sempre più. Il suo volto aveva parlato chiaro sulla risposta, ma preferì rispondere a parole.

« La questione mi affascina non lo metto in dubbio, e non riuscirei a rifiutare una tale proposta. Poter approfondire i miei studi sul corpo dell’uomo, cosa che non ho mai fatto fin’ora, è un’occasione che non mi si ripresenterà. Ma voglio sapere quali vite sono state sacrificate per il bene dei vostri studi. Quali sono i vostri fini ultimi e come siete riusciti a trovarmi...»

L’uomo sorrise a quelle domande normali per un neofito, la sua voce fredda rispose quasi come se fosse una frase ripetuta noiosamente numerose volte. Una spiegazione che probabilmente aveva già dato a tutti gli altri presenti. Makeji notò poi che solo tre di loro avevano una tunica particolare, gli altri erano vestiti in modo piuttosto anonimo. Forse erano il trio che stava a capo di quella setta. L’uomo aprì la bocca per pronunciare le parole di risposta.

« Quei corpi che vedi, sono di persone morte per causa naturale. I loro particolari organismi non gli permettevano di vivere a lungo, noi non abbiamo fatto altro che raccogliere i corpi inermi e ormai freddi. Non siamo disseppellitori di cadaveri, il nostro compito è fine allo studio come puoi ben vedere. Trovarti è stato un gioco da ragazzi, conosciamo questa città meglio di quanto credi. »

Makeji non era del tutto soddisfatto delle risposte ricevute, voleva saperne qualcosa in più. Si accontentò di quelle poche nozioni che ricevette dall’uomo per poi indossare come tutti gli altri l’anonima tunica che celava il suo volto. Da quel giorno iniziò la sua vita nuova nella setta, portò avanti studi molto approfonditi, le sue conoscenze sull’anatomia umana divennero complete, potè analizzare i casi più strani e particolari. La setta era organizzata in modo tale che ognuno di loro avesse dei ruoli ben precisi, Makeji si dedicava agli studi, altri recuperavano i cadaveri. Accadde un giorno che la sua curiosità lo spinse a spiare nel dettaglio il compito dei suoi compagni, se così si potevano definire dal momento che non parlavano quasi mai e che il silenzio regnava sovrano in quello strano edificio. Era notte fonda, e la pioggia arricchiva la città di un rumore interessante rendendo ogni superficie scivolosa e fangosa, l’acqua penetrava ovunque ma lo spettacolo che creava era affascinante. Fu proprio durante quella notte che Makeji distolse la sua attenzione dagli studi per seguire segretamente gli altri. Non voleva farsi vedere perché non pensassero che egli trascurasse i suoi doveri. Stargli dietro però fu complicato per lui, gli altri si muovevano con perfetta cognizione delle strade e della città, Makeji, che a lungo nella sua vita era rimasto chiuso nelle sua villa, non riusciva ad orientarsi con facilità. Lo spettacolo a cui assisté fu inquietante, per quanto il suo corpo gli comunicò un brivido di piacere, fu il fatto che avessero mentito a sconcertarlo più di ogni altra cosa. La vittima fu una donna, di circa 25 anni, di bell’aspetto. Il gruppo agì in silenzio senza lasciare alcuna traccia, la avvelenarono con un panno umido di qualche strana sostanza e la damigella svenne priva di sensi e di forze. Fu proprio in quel momento che un colpo netto inferse la morte a quella persona. Con fare disinvolto la portarono al riparo dalla pioggia e, caricata in spalle l’avrebbero destinata all’edificio dove Makeji portava assiduamente avanti i propri studi. Menzogne, ecco cosa gli avevano raccontato, non poteva sopportare l’idea che gli avessero mentito. Le vittime che ogni giorno analizzava erano designate e assassinate, non per morte naturale ma per causa loro. Da quell’evento iniziò a dubitare di tutto ciò che lo circondava, gli occhi guardinghi lo avrebbero mantenuto sull’attenti pronto a cogliere qualsiasi dettaglio. Che i suoi studi fossero esclusivamente fini a se stessi?

Voleva saperne di più e giunse il giorno in cui, nella stanza privata di colui che l’aveva accolto, notò un disegno, come un angelo dalle strane sembianze, soggetto a studi e ridisegnature. Forse un progetto, o chissà cosa. Le informazioni che aveva erano ancora troppo poche. Sapeva di rischiare molto, se lo avessero scoperto probabilmente sarebbe diventato lui stesso una cavia per studi approfonditi. Ecco perché mantenne assoluta segretezza sulle scoperte e massima discrezione. Non ne parlò mai con nessuno ma era un grosso peso di cui voleva liberarsi, non amava tenersi le cose per sé, preferiva confrontarsi con qualcuno ma in questa occasione dovette resistere.

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Nel frattempo continuò i suoi studi sull’anatomia umana, e, quasi impallidendo, scoprì qualcosa su se stesso che lo rese estremamente perplesso. Fino a quel giorno non se ne era accorto, e nessuno mai lo aveva notato, il cuore dei morti che studiava era a sinistra ma, nelle situazioni di panico, il suo cuore batteva forte a destra. A quel punto dubitò, non sapeva se il caso particolare era lui o il “paziente” chiese conferma ad un collega piuttosto taciturno che rispose con tono duro e superficiale.

« Che Idiota, e io dovrei studiare con un incompetente, il cuore si trova a sinistra! »

Dopo la scoperta cercò di rimanere il più composto possibile, non voleva dare nell’occhio. Fra i vari cadaveri ritrovati nessuno aveva il cuore a destra. Approfondendo le conoscenze su libri antichi scoprì che anche tutti i suoi organi dovevano essere perfettamente inversi per permettergli di vivere normalmente, era affetto da una strana patologia nota come “situs inversus”. Ne fece segreto senza rivelarlo a nessuno e spesso tornò in quella stanza ad osservare il disegno del progetto. La scoperta che fece fu ancora sorprendente, il suo cuore battè forte e a ritmo sostenuto, quel progetto presentava un organismo il cui cuore era situato a destra proprio come il suo. In preda al panico corse in bagno per sciacquarsi il viso, forse era tutta una sua fissazione. Forse aveva visto male. Tornando nel laboratorio i suoi occhi e le sue orecchie si prepararono a cogliere qualsiasi dettaglio. Fra gli esemplari più rari di cadaveri si accorse che un posto era vuoto, così non potè far altro che chiedere ad uno dei comandanti della setta qualche spiegazione.

« Io sto portando avanti i miei studi in modo approfondito su tutti i casi particolari, ma mi chiedevo come mai fra tutti quei corpi, uno spazio è ancora vuoto... »

L’uomo rispose con un ghigno.

« Semplice, abbiamo raccolto tutti gli esemplari possibili ma ne manca uno solo all’appello il più raro in questo secolo, l’unico che ci permetterà di avere una visione completa dell’organismo umano... »

Sembrava volesse continuare a parlare ma improvvisamente si interruppe. Come si fosse accorto di aver parlato sin troppo. Makeji fece due rapidi collegamenti per capire che l’esemplare che andavano cercando fosse lui stesso. Che un giorno probabilmente si sarebbe trovato al posto di quei cadaveri e sul letto di laboratorio per essere analizzato. La cosa lo terrificò, non si sarebbe fatto sfruttare così. La sua mente contorta ragionava più e più volte sul da farsi, spiò ancora i comandanti per avere altre informazioni finchè un giorno non origliò una discussione compromettente.

« Per realizzare il nostro progetto abbiamo bisogno dell’ultimo esemplare, una volta che la conoscenza anatomica sarà completa, finalmente daremo vita al Corvo Notturno, il nostro sogno prenderà vita. Non è un caso che il destino ci abbia permesso di trovare l’ultima creatura, dobbiamo cogliere questa occasione e portare a termine il nostro compito una volta per tutte. Quel giovane ci è servito sia per gli studi che per... »

Un rumore lo fece sobbalzare, non potè ascoltare più il resto della discussione ma aveva chiaro nella sua mente quali erano gli intenti di quella setta. Non aveva capito bene cosa fosse il Corvo Notturno ma sapeva benissimo che lo avevano preso in giro sin dall’inizio. La questione infatti non reggeva in piedi, egli si era fatto affascinare troppo facilmente e solo ora se ne pentiva. Doveva fuggire da quel luogo ma come? Non sarebbe passato senza farsi notare e non era abile a muoversi nella città, ma doveva muoversi prima che fossero loro ad agire. Dovette usare la forza e l’astuzia, l’unica via per uscire era eliminare definitivamente alcuni suoi compagni, se così potevano essere definiti. I suoi occhi indemoniati erano come assetati di sangue, la sua violenza repressa trovava sfogo di fronte a quegli insulsi uomini che volevano il suo corpo, non gli avrebbe mai permesso di ottenerlo a costo di lottare fino allo stremo delle forze. Armato di bisturi, eseguì una vera e propria strage nel silenzio, coloro che lavoravano insieme a lui nell’analisi e studio del corpo umano ebbero la peggio, e furono i primi. La sua perfetta conoscenza dell’anatomia gli permise di avere la meglio in pochi gesti, quel bisturi nelle sue mani si rivelò un’arma letale. Con colpi decisi e netti recise l’aorta di un primo uomo che aveva appena fatto il suo ingresso nel bagno, lo lasciò morire dissanguato ma non resisté dal voler vedere come fosse un cuore che ancora pulsava sangue. L’incisione fu leggera, la perdita di sangue lenta, lo avvelenò con una particolare sostanza che lasciasse la mente sveglia ma il corpo completamente inerme. Col suo bisturi gli aprì la cassa toracica, colpi violenti, forti, in cui egli espletò tutta la sua rabbia. Gli occhi della sua prima vittima imploravano inutilmente pietà, a stento rimanevano nelle orbite per sopportare quel dolore atroce. Makeji non si fermò di fronte a nulla e osservò per alcuni attimi quell’organismo vivo e aperto di fronte ai suoi occhi. Si presentava così come egli aveva sempre desiderato ma non aveva mai trovato il coraggio di farlo. Adesso aveva delle serie motivazioni che lo spinsero oltre ogni limite.

Sul suo volto comparve un ghigno di puro godimento, sprezzante del pericolo e dell’inferiorità numerica si diresse nel laboratorio per una vera e propria strage che lo portarono ad uccidere ben altre 4 persone. Vennero tutte squartate vive come facevano loro stessi con i cadaveri di persone da loro uccise. Forse una forma di vendetta per lo spreco di vite innocenti. Lentamente la sua mente riprese a ragionare. Non poteva più stare in quel luogo, lo avrebbero scoperto prestissimo, doveva nascondersi. Così indossò una tunica che potesse coprire il suo volto, non voleva farsi riconoscere in alcun modo, si rifugiò nei posti più angusti della città, fuggendo in continuazione da quegli individui.

Il suo continuo fuggire divenne alquanto difficoltoso, egli conosceva pochissimo la città e orientarvisi era molto difficile. In quel momento rimpiangeva le giornate passate in casa, in quella villa da bambino viziato. L’unica soluzione era fuggire dalla città, abbandonarla definitivamente e far perdere le proprie tracce. Così fece, lunghe giornate a cavallo lo portarono attraverso immense distese d’erba. Non si era mai fermato se non per dare riposo all’animale. Spesso si guardava alle spalle per essere sicuro di non avere nessuno che lo pedinasse. Dopo giorni di viaggio giunse finalmente in un villaggio, sembrava come fuori dal mondo, una quiete irreale e un’apparente serenità caratterizzavano ciascun abitante. Ma non aveva scelta, decise di farvi sosta e di riposare per alcuni giorni.

Quella comunità lo impressionò. Non aveva mai visto un gruppo di persone così ben organizzate e ordinate. Avevano una chiesa ed erano tutti dei fedeli credenti. La messa era un momento importante per ciascun abitante. Un giorno di primavera accadde che Makeji stava soffrendo di un forte malore polmonare. Aveva difficoltà respiratorie e rischiò quasi di soffocare. Fortunatamente il padrone della locanda in cui aveva fatto dimora, lo aiutò a curarsi portandolo dal dottore del villaggio. Egli consigliò al giovane alcune medicine utili per la guarigione e prima di lasciarlo andare volle visitarlo per verificare che la sua respirazione fosse tornata corretta. Appena volle controllare il battito cardiaco il suo volto si fece cupo, sorpreso e sconvolto. Aveva appena scoperta che il cuore del paziente non batteva. Non riusciva a spiegarselo, qualcosa di innaturale, solo poco dopo si accorse che il cuore dimorava nella parte destra del petto dell’uomo. Che fosse una creatura del demonio? In quel paese così abituati alla regolarità, non seppero come interpretare quell’evento. Il giovane aveva qualcosa che non andava e alcuni contadini spaventati ne reclamavano l’uccisione. Molti andavano dicendo che quell’uomo non era stato generato da Dio, ma dal Demonio. Delle idee alquanto sorprendenti per Makeji che in pochi giorni si ritrovò nuovamente in pericolo di vita. Nemmeno la Santa Sede seppe spiegarsi la natura di quell’organismo consigliando invece di eliminare quella creatura demoniaca.

Incredulo e meravigliato delle conclusioni a cui erano giunte quelle persone non potè far altro che fuggire di nuovo, durante la notte, in groppa del suo fedele cavallo. La notizia si diffuse a macchia d’olio e ben presto i membri della Setta del Corvo Notturno avrebbero scoperto la sua locazione. Fuggì e fuggì ancora, ma si era stancato di doversi nascondere da tutto e da tutti. Doveva escogitare un modo per far perdere definitivamente le sue tracce. Il piano che aveva in mente comportava un grosso sacrificio, avrebbe perso la sua immagine ma ottenuto la libertà. Si ritrovò a Parigi dopo aver vagato per settimane, eppure era ancora seguito dai membri della Setta. Li sentiva muoversi alle sue spalle, li percepiva. Per attuare il suo piano avrebbe sacrificato la vita di un altro uomo. Un clochard fu la sua vittima per ottenere la libertà. Lo avvelenò per renderlo inconscio delle operazioni che Makeji avrebbe fatto sul suo corpo inerme.

I suoi studi passati e le sue perfette conoscenze gli permisero di eseguire un’operazione complicatissima. Soprattutto perché avrebbe dovuto gestire il tutto da solo. Utilizzando particolari veleni che inibissero la sensibilità facciale, riuscì a donare il proprio volto a quel clochard. Provare dolore per lui non era un problema, malgrado il fatto che fosse attutito da veleni e pozioni di ogni genere, il suo voltò era come in fiamme. Era disposto anche a questo pur di sentirsi nuovamente libero. Un ultimo intervento gli avrebbe assicurato la perfetta riuscita del piano, fece in modo di rendere inutilizzabili le corde vocali a quel povero uomo. Infine lo vestì con la sua tunica e lo rimise in libertà, lasciandolo al lato di una delle piazze principali di Parigi. La cosa che più lo sorprese fu la velocità con cui quel corpo venne rintracciato ed ucciso, in meno di mezz’ora quel povero clochard che non poteva nemmeno reclamare la sua innocente identità a causa della mancanza di voce, non dovette far altro che soccombere. La sua morte avrebbe dato piena libertà a Makeji. Da quel giorno indossò una tunica bianca che lo coprisse quasi interamente. La Setta del Corvo Notturno si era accorta presto della vera identità del cadavere, non era portatore del situs inversus, una prova evidente che non si trattasse della persona che cercavano. Ma le loro ricerche ebbero presto fine, non sapevano più a chi dare la caccia, non sapevano che volto cercare, non sapevano chi o cosa cercare. Da quel giorno non esistono testimoni in grado di descrivere quale sia il volto di Makeji, nessuno ha mai più saputo che fine abbia fatto.

Uno spirito vagante, ignoto ma finalmente LIBERO.

Categoria: Shinigami
Grado: Shinigami
Divisione:
Energia: Energia Verde
Elemento: Nessuno

Statistiche:

CITAZIONE
Velocità: 247.5
Resistenza: 192.5
Forza: 220
Kidou: 220
Hohou: 220
Zanjutsu: 220

Equipaggiamento:
Armi:

↑Zampakuto↑

Quest'arma racchiude in sé uno spirito misterioso. Makeji stesso è all'oscuro della sua natura. Questa spada appartiene alla sua famiglia ed è stata tramandata di generazione in generazione. Sin da quando era una recluta possedeva quest'arma ma non aveva le capacità per utilizzarla ne era abilitato a farlo. Raggiunto il grado di Shinigami finalmente, ha potuto brandire la Soul Slayer ed iniziare a spargere terrore fra gli Hollows. L'impugnatura comoda permette facilmente di afferrare l'arma sia con una che con due mani, leggera e dalla lama piuttosto lunga rispetto al normale. Quest’arma è dotata di un particolare meccanismo che permette la comparsa di punte acuminate sull’impugnatura. Questo renderà possibile nutrire la propria arma con il proprio sangue. L’anima che risiede al suo interno rimane assopita e dormiente se non viene nutrita.

Abilità Particolari:

CITAZIONE

Controllo del Reiatsu - Lv.1

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Formula di attivazione: Nessuna
Divisione: Tutte
Descrizione: Con questa abilità si riconosce al combattente di possedere le capacità base per manipolare il proprio Reiatsu. In questo modo si è in grado di far scorrere la propria energia in qualsiasi parte del corpo rendendola più efficiente, potente o rapida.
Restrizioni: Nessuna


CITAZIONE

Controllo del Reiatsu - Lv.2

Formula di attivazione: Nessuna
Divisione: Tutte
Descrizione: Questa abilità riconosce una capacità media nel saper manipolare il proprio reiatsu. Ciò permette una maggiore rapidità di esecuzione delle tecniche e un buon controllo della propria energia. Si è quindi in grado di far aderire parti del nostro corpo, a piani verticali (come alberi, palazzi, ...) e di poterli percorrere come se si stesse camminando normalmente.
Restrizioni: Nessuna
Consumo: Marginale per Camminare su superfici Verticali


CITAZIONE

Individuare Hollows - Lv.1
Formula di attivazione: Nessuna
Divisione: Tutte
Descrizione: Una particolare abilità estremamente utile per combattere gli Hollows nel Mondo dei Vivi. Mantenendo la Concentrazione per circa un Minuto senza essere in movimento, si è in grado di individuare l'eventuale presenza di anime maligne nei dintorni. Non si è però capaci di capire la natura di questo spirito o la sua potenza, ma si potrà individuare una approssimativa dislocazione in un'area che copre circa 650 m².
Restrizioni: Nessuna
Consumo: Marginale


CITAZIONE

Reiraku

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Formula di attivazione: Nessuna
Divisione: Tutte
Descrizione: Permette di individuare l'aura di uno spirito. L'utilizzatore viene circondato da una serie di pergamene ognuna delle quali corrisponde ad uno spirito. Grazie ad esse si può rintracciare con facilità una persona specifica con cui si è già venuti in contatto precedentemente e del quale se ne conosce la forza spirituale. Tali linee sono di colore Rosso se appartenenti ad uno Shinigami e Blu se appartenenti ad un normale essere vivente.
Restrizioni: Nessuna
Consumo: Basso


Tecniche:

CITAZIONE

Blast Wave

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Formula di attivazione: Nessuna
Divisione: Tutte
Descrizione: Potente incantesimo per creare buchi o voragini in muri, sul terreno o in altri oggetti. Per poter funzionare bisogna disegnare sulla zona interessata un cerchio virtuale con la mano e, a differenza di altri incantesimi, distrugge solo un unico obiettivo. Sugli oggetti è capace di creare un buco circolare con un raggio massimo di 1 m e una profondità piuttosto consistente di 1 metro e mezzo. Questa tecnica non alcun effetto se applicata su altre persone.
Restrizioni: Nessuna
Consumo: Medio


CITAZIONE

Sokatsui (Colpo del Fuoco Blu) - Hadou N° 33

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Formula di attivazione: Supremi Regnanti, colui che è incoronato col nome di uomo, indossa una mascherda di sangue a carne, e ha dieci-mila ali fluttuanti! Con verità e moderazione, delicatamente fa scorrere le tue unghie contro la parete di un sogno che non conosce peccato!
Divisione: Tutte
Descrizione: Arte demoniaca che porta alla concentrazione di reiatsu nel proprio palmo. Esso verrà espulso sotto forma di fulmini che si propagano in linea retta verso l'avversario. Si possono generare al massimo tre fulmini la cui traiettoria è irregolare e proprio per questo rendono più difficile l'evasione. Il raggio d'azione raggiunge al massimo i tre metri e un singolo fulmine può causare una ferita da ustione medio-leggera.
Restrizioni: Controllo del Reiatsu - Lv.1
Consumo: Medio


CITAZIONE

Shakkahoku (Colpo del Fuoco Rosso) - Hadou N° 31

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Formula di attivazione: Colui, incoronato cl nome di uomo, maschera di sangue e carne, 10000 immagini, sbattere d'ali! La violenta ed infernale turbolenza! Separando i mari cambia la marea verso il sud!
Divisione: Tutte
Descrizione: Concentrando la propria energia nei palmi delle mani si è in grado di dare forma ad una sfera di colore rosso. Essa appare come un normale concentrato di Reiatsu ma ha effetti nettamente superiori alla norma. Può raggiungere la velocità fisica dell'utilizzatore e causare danni, entro un raggio massimo di 5 metri, da ustione Medio-Alti.
Restrizioni: Controllo del Reiatsu - Lv.2
Consumo: Medio-Alto


CITAZIONE

Senpa Nanida

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Formula di attivazione: Nessuna
Divisione: Tutte
Descrizione: Arte demoniaca particolarmente interessante. Concentrando il proprio reiatsu nel palmo della mano si crea un semicerchio di energia visibile ad occhio nudo. Questo dev'essere indirizzato nella zona prescelta che diventerà sabbia all'istante. Ha un raggio di azione di 5 metri ed è capace di far cadere l'avversario in un terreno instabile, rendendolo così incapace a muoversi ed esposto ad un altro attacco.
Restrizioni: Nessuna
Consumo: Medio-Basso


CITAZIONE

Ekiseiza (Meditazione Combattiva)

Formula: Nessuna
Divisione: III
Descrizione: Con un addestramento intenso e ripetuto di situazioni di combattimento, i membri di questa divisione stabiliscono “una condizione ideale di combattimento" unica sia nella mente che nel corpo. Durante una battaglia estesa, la mente dello Shinigami fornisce tranquillità interiore, grazie alla quale il corpo si muove più uniformemente e naturalmente. Grazie all'addestramento sono in grado di superare i loro limiti di forza più il combattimento è duraturo, in questo modo raggiungono una perfetta situazione di meditazione combattiva. Al livello fisico, tale meditazione rilassa e calma il corpo dell'utilizzatore permettendogli di liberare l'energia potenziale accumulata col progredire dello scontro. Per ogni turno che questa tecnica è attiva, lo Shinigami guadagna un bonus in forza, 1 tacca che si accumula col passare dei turni fino ad un massimo di tre tacche rispetto alla forza di base (1° Turno +1; 2° Turno +2; 3° Turno +3 ). La tecnica termina dopo 3 turni, dopo i quali il corpo e i muscoli devono recuperare lo sforzo e l'utilizzatore perde 2 tacche rispetto al valore di forza iniziale.
Restrizioni: Nessuna
Grado: Shinigami
Consumo: Medio-Alto


CITAZIONE

Beso de Abadon - Hadou N°72

Formula di attivazione: Guardiano del mondo degli Inferi! Obbedisci al mio giuramento di sangue e apri il cancello che ci unisce, libera gli spiriti contro il mio nemico!
Descrizione: L'utilizzatore di questo Kidou apre un cancello temporaneo connesso con l’oltretomba e libera un numero definito di spiriti proporzionale alla quantità di Reiatsu impiegata. Tali spiriti sono in grado di attaccare l’avversario e di provocare al massimo una ferita di Medio-Bassa entità. Spesso viene impiegato questo Kidou per tenere impegnato l’avversario il quale, con un semplice colpo è in grado di eliminare uno di questi spiriti. Appena l’utilizzatore recita la formula si apre un cancello alto 20 piedi proveniente dall’inferno, rivelando un portale rosso e semi-celato dalla nebbia, dal quale provengono gli spiriti che attaccheranno l’avversario.
Tali spiriti scompaio se colpiti, oppure appena riescono a danneggiare l'avversario, le loro capacità sono pari ad un'energia inferiore rispetto all'utilizzatore e possono restare in campo inutilizzati per un massimo di 2 turni.
Evocazioni: Energia Verde 2 spiriti; Energia Rossa 4 spiriti; Energia Blu 6 spiriti; Energia Viola 8 spiriti; Energia Nera 10 spiriti; Energia Suprema 12 spiriti.
Grado: Shinigami
Consumo: Mezzo-Basso per ogni spirito


CITAZIONE

Severed Chain

Formula di Attivazione: Nessuna
Divisione: XII
Descrizione: Una tecnica speciale nella quale l'utilizzatore rilascia un forte pugno alla spina o alla milza avversaria, utilizzando direttamente Reiatsu per impedire l'afflusso di energia. Il colpo, interrompendo l'afflusso di energia, riduce l'efficienza con cui l'energia spirituale viene rilasciata in tutto il corpo. Sotto l'effetto di questa tecnica, l'avversario sarà incapace di utilizzare del Reiatsu per potenziare singole parti del suo corpo.
Un esperto utilizzatore di questa tecnica può anche dirigere il colpo verso braccia, gambe o testa. Nel caso in cui venga diretto alle gambe la Velocità dell'obiettivo verrà ridotta di 1 tacca, se diretto alle braccia Forza e Zanjutsu verranno ridotti di una tacca, se diretto alla testa ridurrà tutte le statistiche di una tacca. Indirizzare questi colpi con maggiore precisione e in zone particolarmente critiche costituirà un consumo energetico maggiore.
Restrizioni: L'effetto che questa tecnica ha sull'avversario non può essere cumulabile ed ha effetto per un turno.
Grado: 8° Seggio
Consumo: Medio-Basso alla Spina e alla Milza; Medio alle Gambe; Medio-Alto alle braccia; Alto alla Testa.


CITAZIONE

Copia Marionetta - Bougyoudo N°42

Formula: Saggezza Divina, Mano di un Marionettista. Dammi più forza di chi vive e respira. Donami la capacità di creare e infrangere i sogni di cui posso vederne l'entità.
Divisione: VIII
Descrizione: Usando il proprio reiatsu si può creare una marionetta che abbia le stesse sembianze dell’utilizzatore. La marionetta ha la capacità di vedere, parlare ed anche annusare proprio come chi l’ha creata. Questo rende ancor più difficile la possibilità di distinguere la marionetta dall’originale. La marionetta ha una durata massima di 3 turni e può essere usata per qualsiasi scopo, anche come strumento di spionaggio. Essa però manca di abilità in Kidou e nell’utilizzo della Zampakuto, proprio per questo non resiste a lungo durante i combattimenti anche perché il suo reiatsu è circa 1/10 di chi l’ha evocata. Altro effetto sorprendente è che la marionetta ha una magia impressa su di essa. Quando viene distrutta, l’energia utilizzata per l’evocazione si dissolverà ricreandosi attorno a chi ha attaccato o inflitto il colpo di grazia a tale marionetta. In questo modo per la durata di un turno, l’avversario non potrà utilizzare alcuna arte magica. La Marionetta ha la resistenza massima di una ferita Media.
Restrizioni: Nessuna.
Grado: 8° Seggio
Consumo: Medio-alto




CODICE
<p align="center">[size=1]<b>Nome Utente</b>: "GÄþr¥³±WôRLd©"

[IMG]http://img504.imageshack.us/img504/9568/makejidamashiida5.jpg[/IMG]

<b>Nome Personaggio:</b> "Makeji Damashii"

A molti questo nome potrebbe suonare vuoto o privo di significato, un nome come un altro che ha invece dietro un suo significato. Alla lette significa “Spirito Indomabile”, gli venne affibiato solo dopo la nascita, piuttosto singolare. Un nome di origine orientale, la cultura della madre aveva da sempre affascinato il padre che, pure essendo un uomo in carriera europeo, aveva accettato di buon gusto la decisione sul nome. Quando la madre era incinta le fu detto che il figlio avrebbe avuto ben poche speranze di sopravvivere, la patologia di cui era affetto lo avrebbero costretto a sopperire. Tutte deduzioni ricavate dalle malattie a cui erano affetti i suoi parenti, e, secondo alcune probabilità di ereditarietà, Makeji era fortemente in rischio. Da subito entrambi i genitori si erano arresi all’idea di perdere un figlio, il primo (e sarà anche l’unico). Durante il parto, il piccolo sembrava non potesse uscire, convinti che fosse già privo di vita lo tirarono fuori lussandogli entrambe le spalle. Ma a grande sorpresa il bambino non si arrese al destino crudele disegnato dai dottori. Il suo corpo batteva fiocamente, i suoi polmoni erano contaminati di sangue, per alcuni istanti sembrò avere la peggio. Eppure quel piccolo essere continuò a respirare. Non voleva arrendersi al suo destino e fu così finchè le sue funzioni vitali non si stabilizzarono. Un vero e proprio spirito indomabile, da qui il nome, che non si era arreso né di fronte al destino, né di fronte alle evidenti difficoltà fisiche. Visse alcuni anni di infanzia piuttosto tormentati, ma ben presto i genitori capirono che quel nome gli calzava a pennello.

<b>Età</b>: "260 Anni"

<b>Descrizione Fisica:</b>

"Nessuno ricorda nei suoi 260 anni di vita di averlo mai visto in volto. Quel appuccio bianco cela le sembianze di quella strana creatura. Si dubita addirittura che sia stato un normale umano. Solo il suo sorriso sfoggia quella sua insensata ironia. Una tunica bianca ricopre tutto il suo corpo fino a giungergli quasi alle caviglie. Sotto di essa un corpo muscoloso rende quest'anima capace di grandi cose. Doti fisiche al di sopra della norma, ma indefinite per la mancanza di testimoni delle sue massime capacità. Si dice che nella tunica corra il suo Reiatsu e che essa costituisca per lui una seconda pelle. Quel cappuccio non si scosta mai, nè vento, nè rapidi movimenti hanno svelato il suo volto. I suoi occhi son diventati leggenda dall'ombra che li circonda. Quando combatte si illuminano di luce propria svelando il tono aggressivo che vive dentro di lui. Mani possenti e voce calda, egli è capace di comunicare tranquillità ed estremo terrore."

<b>Descrizione Psicologica:</b>

"Preferisce l'azione a tante futili parole. Non lascia mai trapelare informazioni su di sè e sul suo passato. Ora calmo e ora irrequieto. Difficile stilarne un profilo psicologico, si può solo dire che ha un animo assolutamente incostante e per questo imprevedibile. Ama la compagnia come la solitudine, odia i fannulloni e tutti quelli che credono di poter ottenere qualcosa senza un minimo sforzo. Gli piace darsi da fare, di rado lo si è visto intento a contemplare il cielo perdendo tempo. Gli piace sentirsi una spanna sopra gli altri ma non ostenta mai le sue capacità."

<b>Background o Pg Guida:</b>

[IMG]http://img185.imageshack.us/img185/5130/casamu1.jpg[/IMG]

" Nel periodo in cui visse Makeji i giovani nobili non vedevano mai i proprio genitori. All’età di appena sei,sette anni venivano affidati ad un precettore che si occupava della loro formazione ed educazione. Mentre i genitori erano impegnati in ricevimenti e viaggi, i ragazzi crescevano nella scarsa considerazione generale. Il giovanissimo Makeji si trovò sin da piccolo in solitudine, la sua vita all’interno di quella grande casa consisteva principalmente di seguire al meglio l’istruzione fornitagli dal suo precettore. Ogni giorno studiava per assicurarsi un ottimo futuro, la sua vita sociale lo vedeva assolutamente emarginato dal mondo. I suoi genitori invece, come del resto quelli di molte famiglie nobili, erano occupati in lunghi viaggi di affari, per farsi conoscere il più possibile al mondo ed espandere così le conoscenze sui mercati internazionali. Il piccolo Makeji però si annoiava a sentir parlare di questi argomenti, egli era per lo più un tipo pragmatico. Nemmeno la riforma Protestante che fu l’evento più importante del periodo in cui visse lo coinvolse più di tanto. Per lui erano solo argomenti superficiali, riteneva che in ogni situazione bisognava rispondere con l’agire. Eppure a soli otto anni pensava di poter trovare una soluzione a tutto, un bambino che ragionava da adulto. Qualcosa di inquietante che spesso infastidiva e metteva a disagio chi gli stava attorno, compreso il suo precettore che spesso si stupiva di come quel bambino avesse sempre una risposta pronta a tutto. Ma fu forse durante una giornata di primavera che quel bambino capì per cosa era portato. Mentre il suo precettore gli parlava di come si stesse evolvendo la situazione riguardo al Concilio di Trento Makeji intervenne con alcune parole preoccupanti.

« Maestro...io non concepisco come questi uomini che rappresentano interi paesi possano pensare di gestire solo a parole situazioni del genere. Reputo che un’azione decisiva porrebbe la parola fine ad ogni tipo di questione, senza che nessuno possa mai più ripresentare il problema. Solo una Guerra e il Sangue farebbero capire a tutti quale sia la via da seguire. In questo modo invece ci si inoltrerà per secoli in questioni irrisolte, non si giungerà mai ad una soluzione. Un atto decisivo come una dura battaglia insegnerebbe ai popoli a non contraddire più tali questioni, a non mettersi d’intralcio ai potenti. In questo modo impediscono soltanto di potersi impegnare nello sviluppo del paese. La Chiesa ha le sue motivazioni ma non potrà impedire mai che la gente segua correnti di pensiero diverse, la gente dovrebbe imparare a non opporsi e a seguire le proprie usanze in privato.»

Il maestro non capiva da cosa derivassero quelle parole piene di contraddizioni, sembrava ricercare la Guerra e in un secondo momento metterla da parte. Voleva il sangue ma non voleva fastidi. Era evidente che la sua mente fosse confusa. Così egli cercò di delucidargli le idee. La faccenda era molto più complicata di quanto egli sostenesse, era troppo superficiale sulle questioni religiose che per tanti sono alla base della vita.

« Ascoltami ragazzo, il mio ruolo di precettore è importante soprattutto per mostrarti in cosa sbagli. La questione che vuoi discutere è ben più profonda di quel che pensi, le tue idee sono confuse a riguardo e necessiti di una spiegazione. La Guerra in questo caso non porterà ad alcun cambiamento, sarebbe solo un’inutile spargersi di sangue e costituirebbe soltanto la soluzione più sciocca, pensa invece che la diplomazia dei paesi può raggiungere ben altre soluzioni migliori senza mietere vittime. Spesso la battaglia più dura è quella morale non quella fisica, imparare a colpire e sconfiggere l’avversario senza neanche toccarlo è un’arma ancora più efficace. Qui si discute poi di religioni, di credenze, a meno che tu non voglia sterminare tutti quelli che abbiano una credenza diversa da quella della Chiesa allora andresti incontro ad un’impresa utopistica. Se ragiona capirà bene che una Guerra in tal senso è inutile ed impossibile, un uomo che crede fortemente in qualcosa sarà portato ad una credenza ancor più intensa se si agisce contro di lui usando la forza. Vedrai quindi che il sangue sparso e consumato in battaglia sarà inutile. La storia ci insegna che chi domina avrà sempre un oppositore, qualcuno che non la vede come lui e che proprio per questo lotterà per spodestarlo. Pretendere che la gente non si metta d’intralcio e anch’essa cosa utopistica. Potrei prendere per giusta l’idea che con le parole non si giunga a soluzioni nette, ma spesso anche dei buoni compromessi aiutano ad andare avanti, a proporre una soluzione alternativa. Lo sviluppo è sì importante ma non tale da ammutolire le menti delle persone, dal doverle soffocare conformandole alla corrente più forte. Il mondo che ci circonda è bello proprio perché vario, in un mondo come il vostro regnerebbe la monotonia e la società rimarrebbe stagnante e priva di sviluppi. »

Quelle parole furono di importante insegnamento per Makeji, il suo volto perplesso non fu altro che una conferma della confusione che aveva in testa. Quella era stata la prima volta che era intervenuto in una lezione per esporre le proprie idee. Il precettore pensava di avergli insegnato male, di essere stato lui stesso a portarlo a tali conclusioni. Non avrebbe mai potuto sapere cosa offuscava la mente di quel bambino. Nei giorni successivi i due tornarono sull’argomento, si uniformarono lentamente in un pensiero comune che sembrava molto più razionale di prima, ma apparve quasi che il nobile giovanotto accomodasse le affermazioni del maestro pur non ritenendole esatte. In ogni caso recitava alla perfezione, e chiunque lo avesse ascoltato si sarebbe detto certo delle importanti teorie apprese dal bambino. Abituarsi a vivere in una villa dove tutti ti obbediscono solo perché sei figlio di un nobile, modellò la sua mente come se tutto ciò che lo circondasse dovesse atteggiarsi a suo piacimento assecondando così ogni sua minima decisione, da qui era nata l’idea che i popoli non dovessero opporsi ai potenti, che bisognasse affermarsi con la forza e che essa fosse l’unica via per giungere alla quiete. Ma la quiete che intendeva Makeji era solo il fine, il suo mezzo era la violenza, l’imposizione forzata. Eppure era quasi incomprensibile come si fosse sviluppata in lui questa affinità alla violenza, nessuno lo avrebbe mai detto, né aveva mai sfoggiato tale attitudine a nessuno. Forse quel ragazzino nobile che seguiva le lezioni ogni giorno era soltanto un abile involucro nel quale egli si infilava al momento giusto. Nessuno sapeva quanto amasse vivisezionare piccole creature che trovava diffusamente nel suo giardino. Nessuno sapeva quanto amasse vedere e annusare il sangue mentre le sue prede non potevano fare altro che arrendersi. Sentirsi padrone della situazione era una cosa che amava.

Col passare degli anni la sua mentalità maturò, ma non secondo l’accezione più comune del termine. Egli imparò a mascherare la sua indole alla perfezione, le creature che vivisezionava continuamente erano diventate fonte di studio nel tempo libero tanto da riuscire a capire il funzionamento di numerosi organismi viventi animali. Approfondì segretamente le sue conoscenze, non era il primo che portava avanti degli studi ritenuti arcani per l’epoca, studiare il corpo dei morti andava decisamente contro l’etica del periodo, ma fortunatamente egli si limitava solo ad animali almeno per ora. Ma la sua sete di conoscenza e la mente contorta non erano mai soddisfatte, si avventurava in enigmi al limite del possibile, codici controversi e indecifrabili. Per lui erano dei giochi per tenere allenata la mente. Ben presto però scoprì di non essere l’unico nel suo paese ad apprezzare questi argomenti. In città qualcuno notò i suoi movimenti, i suoi interessi per l’anatomia e gli enigmi. Qualcuno lo spiò scoprendo quale fosse il suo vero passatempo. Questa figura che per tempo rimase nascosta gli si fece avanti solo quando egli raggiunse la maggiore età, in quei dieci anni aveva approfondito abbondantemente le sue conoscenze. Ora poteva entrare a far parte di quella setta...“La setta del Corvo Notturno”.

Il martedì notte si riunivano presso un edificio sotterraneo. Maekji venne ivi scortato la prima volta bendato, non volevano che potesse riferire a terzi quello che aveva visto e come giungere alla dimora della Setta. Tutto ciò avvenne un Martedì nel mese di Ottobre, era un periodo in cui il freddo entrava nelle ossa di tutti costringendoli a coprirsi e ripararsi come meglio potevano. Quell’inverno fu tra l’altro particolarmente freddo, la temperatura si aggirava sempre intorno agli 0 C°. Makeji indossava una giacca nera fatta di un tessuto particolare, essa lo teneva al caldo assicurando di mantenere la temperatura del suo corpo costante. Tutto avvenne mentre era chiuso nella sua stanza, con la luce di appena alcune candele mentre vivisezionava l’ennesima creatura, la serratura della sua camera era chiusa a chiave, non voleva assolutamente che qualcuno entrasse e lo sorprendesse in flagrante. Eppure fu proprio il silenzio e la Quiete a sorprenderlo. Ricordò ben poco di quei momenti, sentì solo le forze mancare ed un cappuccio nero che avvolgeva la sua testa e la copriva impedendo che qualsiasi fonte di luce potesse giungergli. Il suo risveglio non fu dei migliori, con ancora indosso quel cappuccio percepì appena di essere in una carrozza, il terreno su cui stavano viaggiano era piuttosto irregolare, spesso capitava di sbalzare a causa di buche o dossi. Tutto gli fu più chiaro quando giunse a destinazione. Fu costretto a camminare col cappuccio in testa, eppure non sembrava che i suoi rapitori lo costringessero con la forza, sembrava quasi un invito cortese, e che tutti quei dettagli fossero solo di precauzione. Ben presto avrebbe compreso cosa celava tutto ciò.

Finalmente giunse nella dimora della “Setta del Corvo Notturno”, appena il cappuccio gli fu tolto i suoi occhi ebbero un impatto violento con l’ambiente circostante. La luce penetrò nelle iridi accecandolo per alcuni secondi, ma quando mise a fuoco scoprì molte cose inquietanti che non fecero altro che sollecitare i suoi interessi e revocare nel suo animo una certa forma di piacere, cosiddetto Sublime dal Burke del tempo. Una passerella di metallo lo avrebbe condotto in una zona più ampia a forma circolare. Il materiale di cui era fatto quel tratto rendeva ogni passo più rumoroso del normale. Lo spettacolo orribile a cui partecipò giunto nella sala principale gli comunicò un certo piacere. Appesi al muro vi erano almeno 6 o 7 cadaveri. Non riuscì a contarli perché era troppo distratto a cogliere tantissimi altri particolari, la sua mente era bombardata da tante informazioni che lo interessavano. La cosa più strana fu il piacere fisico provato per quella visione. Ognuno di quei cadaveri era sezionato, aperto e in alcuni casi ricucito. Al posto della pelle vi era una lastra di vetro che rendesse visibili le interiora, in questo modo le avrebbero meglio studiate e analizzate. I suoi occhi brillavano, non aveva mai potuto studiare un corpo umano e per lui quella visione fu una vera libidine. Senza che nessuno oppose resistenza egli si avvicinò a ciascun cadavere osservando e imparando quanto più potesse, notò con piacere alcune somiglianze con la struttura interna di alcuni animali da lui vivisezionati. Poi per un momento la sua mente tornò alla ragione non più accecata da quei dettagli per lui sublimi. Guardandosi attorno vide solo delle facce sconosciute, non sapeva se preoccuparsi o no ma si rivolse a loro con tono deciso senza mostrare così alcuna debolezza.

« Voglio sapere perché sono stato portato qui. Chi siete voi...dove mi trovo, e perché tutti questi cadaveri. Esigo delle risposte! »

Solo una figura fra le tante gli rispose, il suo fare disinvolto dava a notare che era forse uno dei più anziani ed esperti, probabilmente il capo gruppo se mai ce ne fosse stato uno. Sta di fatto che fece un passo avanti con gli occhi semichiusi, calcati dalla fatica ma invigoriti di un’intensa vita. Uno sguardo penetrante a tal punto che Makeji sentì come leggersi dentro.

« Ti abbiamo notato...sei qui perché questo è il tuo mondo. Non puoi più fingere e accomodare chi ti sta intorno. Devi coltivare i tuoi interessi, e noi facciamo parte di questo. La tua mente ha sete di conoscenza, lo si legge dai tuoi occhi, e tutto quello che vedi qua attorno soddisferà le tue volontà. La società in cui viviamo ci impedisce di farci vedere alla luce del sole. Non saremmo accettati per quel che facciamo, soprattutto in un periodo in cui la Chiesa e le prediche morali sono al centro di ogni attenzione. Non puoi sapere dove ti trovi e per ora non te lo dirà nessuno...il perché di questi corpi lo hai già capito, è inutile fingere. Sono disposti in modo tale da poter essere studiati. Quelli che vedi sono i cadaveri più interessanti che abbiamo, presentano le più svariate anomalie anatomiche di questo secolo e sono quelli che più hanno destato interesse nei nostri studi. Ti doniamo l’opportunità di studiare qualcosa che non hai avuto il coraggio di conoscere prima. Noi daremo ciò che vuole alla tua sete di conoscenza, e tu metterai al nostro servizio le capacità che possiedi. Siamo gli unici in questo paese a coltivare questo interesse arcano ed era giusto riunirci per studiare e sperimentare approfonditamente senza altri disturbi. A te la scelta, o resti con noi, con ciò che rispecchia la tua indole, o torni indietro in quella società fittizia che ti spinge solo ad uniformarti ad uno stereotipo monotono e accecato dai grandi di questo periodo. Sai già qual è la risposta più giusta, segui il tuo spirito e capirai. »

Makeji ascoltò le parole di quell’uomo, forse assoggettato da quel discorso o forse realmente interessato. Sta di fatto che nella sua mente non passò nemmeno alla lontana l’idea di poter rifiutare. Il suo consenso fu pressoché immediato, i suoi occhi stupefatti osservavano quella stanza che lo affascinava sempre più. Il suo volto aveva parlato chiaro sulla risposta, ma preferì rispondere a parole.

« La questione mi affascina non lo metto in dubbio, e non riuscirei a rifiutare una tale proposta. Poter approfondire i miei studi sul corpo dell’uomo, cosa che non ho mai fatto fin’ora, è un’occasione che non mi si ripresenterà. Ma voglio sapere quali vite sono state sacrificate per il bene dei vostri studi. Quali sono i vostri fini ultimi e come siete riusciti a trovarmi...»

L’uomo sorrise a quelle domande normali per un neofito, la sua voce fredda rispose quasi come se fosse una frase ripetuta noiosamente numerose volte. Una spiegazione che probabilmente aveva già dato a tutti gli altri presenti. Makeji notò poi che solo tre di loro avevano una tunica particolare, gli altri erano vestiti in modo piuttosto anonimo. Forse erano il trio che stava a capo di quella setta. L’uomo aprì la bocca per pronunciare le parole di risposta.

« Quei corpi che vedi, sono di persone morte per causa naturale. I loro particolari organismi non gli permettevano di vivere a lungo, noi non abbiamo fatto altro che raccogliere i corpi inermi e ormai freddi. Non siamo disseppellitori di cadaveri, il nostro compito è fine allo studio come puoi ben vedere. Trovarti è stato un gioco da ragazzi, conosciamo questa città meglio di quanto credi. »

Makeji non era del tutto soddisfatto delle risposte ricevute, voleva saperne qualcosa in più. Si accontentò di quelle poche nozioni che ricevette dall’uomo per poi indossare come tutti gli altri l’anonima tunica che celava il suo volto. Da quel giorno iniziò la sua vita nuova nella setta, portò avanti studi molto approfonditi, le sue conoscenze sull’anatomia umana divennero complete, potè analizzare i casi più strani e particolari. La setta era organizzata in modo tale che ognuno di loro avesse dei ruoli ben precisi, Makeji si dedicava agli studi, altri recuperavano i cadaveri. Accadde un giorno che la sua curiosità lo spinse a spiare nel dettaglio il compito dei suoi compagni, se così si potevano definire dal momento che non parlavano quasi mai e che il silenzio regnava sovrano in quello strano edificio. Era notte fonda, e la pioggia arricchiva la città di un rumore interessante rendendo ogni superficie scivolosa e fangosa, l’acqua penetrava ovunque ma lo spettacolo che creava era affascinante. Fu proprio durante quella notte che Makeji distolse la sua attenzione dagli studi per seguire segretamente gli altri. Non voleva farsi vedere perché non pensassero che egli trascurasse i suoi doveri. Stargli dietro però fu complicato per lui, gli altri si muovevano con perfetta cognizione delle strade e della città, Makeji, che a lungo nella sua vita era rimasto chiuso nelle sua villa, non riusciva ad orientarsi con facilità. Lo spettacolo a cui assisté fu inquietante, per quanto il suo corpo gli comunicò un brivido di piacere, fu il fatto che avessero mentito a sconcertarlo più di ogni altra cosa. La vittima fu una donna, di circa 25 anni, di bell’aspetto. Il gruppo agì in silenzio senza lasciare alcuna traccia, la avvelenarono con un panno umido di qualche strana sostanza e la damigella svenne priva di sensi e di forze. Fu proprio in quel momento che un colpo netto inferse la morte a quella persona. Con fare disinvolto la portarono al riparo dalla pioggia e, caricata in spalle l’avrebbero destinata all’edificio dove Makeji portava assiduamente avanti i propri studi. Menzogne, ecco cosa gli avevano raccontato, non poteva sopportare l’idea che gli avessero mentito. Le vittime che ogni giorno analizzava erano designate e assassinate, non per morte naturale ma per causa loro. Da quell’evento iniziò a dubitare di tutto ciò che lo circondava, gli occhi guardinghi lo avrebbero mantenuto sull’attenti pronto a cogliere qualsiasi dettaglio. Che i suoi studi fossero esclusivamente fini a se stessi?

Voleva saperne di più e giunse il giorno in cui, nella stanza privata di colui che l’aveva accolto, notò un disegno, come un angelo dalle strane sembianze, soggetto a studi e ridisegnature. Forse un progetto, o chissà cosa. Le informazioni che aveva erano ancora troppo poche. Sapeva di rischiare molto, se lo avessero scoperto probabilmente sarebbe diventato lui stesso una cavia per studi approfonditi. Ecco perché mantenne assoluta segretezza sulle scoperte e massima discrezione. Non ne parlò mai con nessuno ma era un grosso peso di cui voleva liberarsi, non amava tenersi le cose per sé, preferiva confrontarsi con qualcuno ma in questa occasione dovette resistere.

[IMG]http://img95.imageshack.us/img95/6762/nightcrowzc3.jpg[/IMG]

Nel frattempo continuò i suoi studi sull’anatomia umana, e, quasi impallidendo, scoprì qualcosa su se stesso che lo rese estremamente perplesso. Fino a quel giorno non se ne era accorto, e nessuno mai lo aveva notato, il cuore dei morti che studiava era a sinistra ma, nelle situazioni di panico, il suo cuore batteva forte a destra. A quel punto dubitò, non sapeva se il caso particolare era lui o il “paziente” chiese conferma ad un collega piuttosto taciturno che rispose con tono duro e superficiale.

« Che Idiota, e io dovrei studiare con un incompetente, il cuore si trova a sinistra! »

Dopo la scoperta cercò di rimanere il più composto possibile, non voleva dare nell’occhio. Fra i vari cadaveri ritrovati nessuno aveva il cuore a destra. Approfondendo le conoscenze su libri antichi scoprì che anche tutti i suoi organi dovevano essere perfettamente inversi per permettergli di vivere normalmente, era affetto da una strana patologia nota come “situs inversus”. Ne fece segreto senza rivelarlo a nessuno e spesso tornò in quella stanza ad osservare il disegno del progetto. La scoperta che fece fu ancora sorprendente, il suo cuore battè forte e a ritmo sostenuto, quel progetto presentava un organismo il cui cuore era situato a destra proprio come il suo. In preda al panico corse in bagno per sciacquarsi il viso, forse era tutta una sua fissazione. Forse aveva visto male. Tornando nel laboratorio i suoi occhi e le sue orecchie si prepararono a cogliere qualsiasi dettaglio. Fra gli esemplari più rari di cadaveri si accorse che un posto era vuoto, così non potè far altro che chiedere ad uno dei comandanti della setta qualche spiegazione.

« Io sto portando avanti i miei studi in modo approfondito su tutti i casi particolari, ma mi chiedevo come mai fra tutti quei corpi, uno spazio è ancora vuoto... »

L’uomo rispose con un ghigno.

« Semplice, abbiamo raccolto tutti gli esemplari possibili ma ne manca uno solo all’appello il più raro in questo secolo, l’unico che ci permetterà di avere una visione completa dell’organismo umano... »

Sembrava volesse continuare a parlare ma improvvisamente si interruppe. Come si fosse accorto di aver parlato sin troppo. Makeji fece due rapidi collegamenti per capire che l’esemplare che andavano cercando fosse lui stesso. Che un giorno probabilmente si sarebbe trovato al posto di quei cadaveri e sul letto di laboratorio per essere analizzato. La cosa lo terrificò, non si sarebbe fatto sfruttare così. La sua mente contorta ragionava più e più volte sul da farsi, spiò ancora i comandanti per avere altre informazioni finchè un giorno non origliò una discussione compromettente.

« Per realizzare il nostro progetto abbiamo bisogno dell’ultimo esemplare, una volta che la conoscenza anatomica sarà completa, finalmente daremo vita al Corvo Notturno, il nostro sogno prenderà vita. Non è un caso che il destino ci abbia permesso di trovare l’ultima creatura, dobbiamo cogliere questa occasione e portare a termine il nostro compito una volta per tutte. Quel giovane ci è servito sia per gli studi che per... »

Un rumore lo fece sobbalzare, non potè ascoltare più il resto della discussione ma aveva chiaro nella sua mente quali erano gli intenti di quella setta. Non aveva capito bene cosa fosse il Corvo Notturno ma sapeva benissimo che lo avevano preso in giro sin dall’inizio. La questione infatti non reggeva in piedi, egli si era fatto affascinare troppo facilmente e solo ora se ne pentiva. Doveva fuggire da quel luogo ma come? Non sarebbe passato senza farsi notare e non era abile a muoversi nella città, ma doveva muoversi prima che fossero loro ad agire. Dovette usare la forza e l’astuzia, l’unica via per uscire era eliminare definitivamente alcuni suoi compagni, se così potevano essere definiti. I suoi occhi indemoniati erano come assetati di sangue, la sua violenza repressa trovava sfogo di fronte a quegli insulsi uomini che volevano il suo corpo, non gli avrebbe mai permesso di ottenerlo a costo di lottare fino allo stremo delle forze. Armato di bisturi, eseguì una vera e propria strage nel silenzio, coloro che lavoravano insieme a lui nell’analisi e studio del corpo umano ebbero la peggio, e furono i primi. La sua perfetta conoscenza dell’anatomia gli permise di avere la meglio in pochi gesti, quel bisturi nelle sue mani si rivelò un’arma letale. Con colpi decisi e netti recise l’aorta di un primo uomo che aveva appena fatto il suo ingresso nel bagno, lo lasciò morire dissanguato ma non resisté dal voler vedere come fosse un cuore che ancora pulsava sangue. L’incisione fu leggera, la perdita di sangue lenta, lo avvelenò con una particolare sostanza che lasciasse la mente sveglia ma il corpo completamente inerme. Col suo bisturi gli aprì la cassa toracica, colpi violenti, forti, in cui egli espletò tutta la sua rabbia. Gli occhi della sua prima vittima imploravano inutilmente pietà, a stento rimanevano nelle orbite per sopportare quel dolore atroce. Makeji non si fermò di fronte a nulla e osservò per alcuni attimi quell’organismo vivo e aperto di fronte ai suoi occhi. Si presentava così come egli aveva sempre desiderato ma non aveva mai trovato il coraggio di farlo. Adesso aveva delle serie motivazioni che lo spinsero oltre ogni limite.

Sul suo volto comparve un ghigno di puro godimento, sprezzante del pericolo e dell’inferiorità numerica si diresse nel laboratorio per una vera e propria strage che lo portarono ad uccidere ben altre 4 persone. Vennero tutte squartate vive come facevano loro stessi con i cadaveri di persone da loro uccise. Forse una forma di vendetta per lo spreco di vite innocenti. Lentamente la sua mente riprese a ragionare. Non poteva più stare in quel luogo, lo avrebbero scoperto prestissimo, doveva nascondersi. Così indossò una tunica che potesse coprire il suo volto, non voleva farsi riconoscere in alcun modo, si rifugiò nei posti più angusti della città, fuggendo in continuazione da quegli individui.

Il suo continuo fuggire divenne alquanto difficoltoso, egli conosceva pochissimo la città e orientarvisi era molto difficile. In quel momento rimpiangeva le giornate passate in casa, in quella villa da bambino viziato. L’unica soluzione era fuggire dalla città, abbandonarla definitivamente e far perdere le proprie tracce. Così fece, lunghe giornate a cavallo lo portarono attraverso immense distese d’erba. Non si era mai fermato se non per dare riposo all’animale. Spesso si guardava alle spalle per essere sicuro di non avere nessuno che lo pedinasse. Dopo giorni di viaggio giunse finalmente in un villaggio, sembrava come fuori dal mondo, una quiete irreale e un’apparente serenità caratterizzavano ciascun abitante. Ma non aveva scelta, decise di farvi sosta e di riposare per alcuni giorni.

Quella comunità lo impressionò. Non aveva mai visto un gruppo di persone così ben organizzate e ordinate. Avevano una chiesa ed erano tutti dei fedeli credenti. La messa era un momento importante per ciascun abitante. Un giorno di primavera accadde che Makeji stava soffrendo di un forte malore polmonare. Aveva difficoltà respiratorie e rischiò quasi di soffocare. Fortunatamente il padrone della locanda in cui aveva fatto dimora, lo aiutò a curarsi portandolo dal dottore del villaggio. Egli consigliò al giovane alcune medicine utili per la guarigione e prima di lasciarlo andare volle visitarlo per verificare che la sua respirazione fosse tornata corretta. Appena volle controllare il battito cardiaco il suo volto si fece cupo, sorpreso e sconvolto. Aveva appena scoperta che il cuore del paziente non batteva. Non riusciva a spiegarselo, qualcosa di innaturale, solo poco dopo si accorse che il cuore dimorava nella parte destra del petto dell’uomo. Che fosse una creatura del demonio? In quel paese così abituati alla regolarità, non seppero come interpretare quell’evento. Il giovane aveva qualcosa che non andava e alcuni contadini spaventati ne reclamavano l’uccisione. Molti andavano dicendo che quell’uomo non era stato generato da Dio, ma dal Demonio. Delle idee alquanto sorprendenti per Makeji che in pochi giorni si ritrovò nuovamente in pericolo di vita. Nemmeno la Santa Sede seppe spiegarsi la natura di quell’organismo consigliando invece di eliminare quella creatura demoniaca.

Incredulo e meravigliato delle conclusioni a cui erano giunte quelle persone non potè far altro che fuggire di nuovo, durante la notte, in groppa del suo fedele cavallo. La notizia si diffuse a macchia d’olio e ben presto i membri della Setta del Corvo Notturno avrebbero scoperto la sua locazione. Fuggì e fuggì ancora, ma si era stancato di doversi nascondere da tutto e da tutti. Doveva escogitare un modo per far perdere definitivamente le sue tracce. Il piano che aveva in mente comportava un grosso sacrificio, avrebbe perso la sua immagine ma ottenuto la libertà. Si ritrovò a Parigi dopo aver vagato per settimane, eppure era ancora seguito dai membri della Setta. Li sentiva muoversi alle sue spalle, li percepiva. Per attuare il suo piano avrebbe sacrificato la vita di un altro uomo. Un clochard fu la sua vittima per ottenere la libertà. Lo avvelenò per renderlo inconscio delle operazioni che Makeji avrebbe fatto sul suo corpo inerme.

I suoi studi passati e le sue perfette conoscenze gli permisero di eseguire un’operazione complicatissima. Soprattutto perché avrebbe dovuto gestire il tutto da solo. Utilizzando particolari veleni che inibissero la sensibilità facciale, riuscì a donare il proprio volto a quel clochard. Provare dolore per lui non era un problema, malgrado il fatto che fosse attutito da veleni e pozioni di ogni genere, il suo voltò era come in fiamme. Era disposto anche a questo pur di sentirsi nuovamente libero. Un ultimo intervento gli avrebbe assicurato la perfetta riuscita del piano, fece in modo di rendere inutilizzabili le corde vocali a quel povero uomo. Infine lo vestì con la sua tunica e lo rimise in libertà, lasciandolo al lato di una delle piazze principali di Parigi. La cosa che più lo sorprese fu la velocità con cui quel corpo venne rintracciato ed ucciso, in meno di mezz’ora quel povero clochard che non poteva nemmeno reclamare la sua innocente identità a causa della mancanza di voce, non dovette far altro che soccombere. La sua morte avrebbe dato piena libertà a Makeji. Da quel giorno indossò una tunica bianca che lo coprisse quasi interamente. La Setta del Corvo Notturno si era accorta presto della vera identità del cadavere, non era portatore del situs inversus, una prova evidente che non si trattasse della persona che cercavano. Ma le loro ricerche ebbero presto fine, non sapevano più a chi dare la caccia, non sapevano che volto cercare, non sapevano chi o cosa cercare. Da quel giorno non esistono testimoni in grado di descrivere quale sia il volto di Makeji, nessuno ha mai più saputo che fine abbia fatto.

Uno spirito vagante, ignoto ma finalmente LIBERO.

<b>Categoria:</b> Shinigami
<b>Grado:</b> Shinigami
<b>Divisione:</b> 1°
<b>Energia:</b> [color=green]Energia Verde[/color]
<b>Elemento:</b> Nessuno

<b>Statistiche:</b>

[QUOTE]Velocità: <b>247.5</b>
Resistenza: <b>192.5</b>
Forza: <b>220</b>
Kidou: <b>220</b>
Hohou: <b>220</b>
Zanjutsu: <b>220</b>[/QUOTE]

<b>Equipaggiamento:</b>
<b>Armi:</b>

<b>&#8593;Zampakuto&#8593;</b>

Quest'arma racchiude in sé uno spirito misterioso. Makeji stesso è all'oscuro della sua natura. Questa spada appartiene alla sua famiglia ed è stata tramandata di generazione in generazione. Sin da quando era una recluta possedeva quest'arma ma non aveva le capacità per utilizzarla ne era abilitato a farlo. Raggiunto il grado di Shinigami finalmente, ha potuto brandire la Soul Slayer ed iniziare a spargere terrore fra gli Hollows. L'impugnatura comoda permette facilmente di afferrare l'arma sia con una che con due mani, leggera e dalla lama piuttosto lunga rispetto al normale. Quest’arma è dotata di un particolare meccanismo che permette la comparsa di punte acuminate sull’impugnatura. Questo renderà possibile nutrire la propria arma con il proprio sangue. L’anima che risiede al suo interno rimane assopita e dormiente se non viene nutrita.

<b>Abilità Particolari</b>:

[QUOTE]
<p align="center">[color=red]<b>Controllo del Reiatsu - Lv.1</b>[/color]

[IMG]http://img243.imageshack.us/img243/5523/reiatsulv1ry7.jpg[/IMG]

<b>Formula di attivazione:</b> Nessuna
<b>Divisione:</b> Tutte
<b>Descrizione:</b> Con questa abilità si riconosce al combattente di possedere le capacità base per manipolare il proprio Reiatsu. In questo modo si è in grado di far scorrere la propria energia in qualsiasi parte del corpo rendendola più efficiente, potente o rapida.
<b>Restrizioni:</b> Nessuna</p>
[/QUOTE]
[QUOTE]
<p align="center">[color=red]<b>Controllo del Reiatsu - Lv.2</b>[/color]

<b>Formula di attivazione:</b> Nessuna
<b>Divisione:</b> Tutte
<b>Descrizione:</b> Questa abilità riconosce una capacità media nel saper manipolare il proprio reiatsu. Ciò permette una maggiore rapidità di esecuzione delle tecniche e un buon controllo della propria energia. Si è quindi in grado di far aderire parti del nostro corpo, a piani verticali (come alberi, palazzi, ...) e di poterli percorrere come se si stesse camminando normalmente.
<b>Restrizioni:</b> Nessuna
<b>Consumo:</b> Marginale per Camminare su superfici Verticali</p>
[/QUOTE]
[QUOTE]
<p align="center">[color=red]<b>Individuare Hollows - Lv.1</b>[/color]
<b>Formula di attivazione:</b> Nessuna
<b>Divisione:</b> Tutte
<b>Descrizione:</b> Una particolare abilità estremamente utile per combattere gli Hollows nel Mondo dei Vivi. Mantenendo la Concentrazione per circa un Minuto senza essere in movimento, si è in grado di individuare l'eventuale presenza di anime maligne nei dintorni. Non si è però capaci di capire la natura di questo spirito o la sua potenza, ma si potrà individuare una approssimativa dislocazione in un'area che copre circa 650 m².
<b>Restrizioni:</b> Nessuna
<b>Consumo:</b> Marginale</p>
[/QUOTE]
[QUOTE]
<p align="center">[color=red]<b>Reiraku</b>[/color]

[IMG]http://img166.imageshack.us/img166/1479/reirakurf9.jpg[/IMG]

<b>Formula di attivazione:</b> Nessuna
<b>Divisione:</b> Tutte
<b>Descrizione:</b> Permette di individuare l'aura di uno spirito. L'utilizzatore viene circondato da una serie di pergamene ognuna delle quali corrisponde ad uno spirito. Grazie ad esse si può rintracciare con facilità una persona specifica con cui si è già venuti in contatto precedentemente e del quale se ne conosce la forza spirituale. Tali linee sono di colore Rosso se appartenenti ad uno Shinigami e Blu se appartenenti ad un normale essere vivente.
<b>Restrizioni:</b> Nessuna
<b>Consumo:</b> Basso</p>
[/QUOTE]
<b>Tecniche:</b>

[QUOTE]
<p align="center">[color=red]<b>Blast Wave</b>[/color]

[IMG]http://img47.imageshack.us/img47/3955/blastwavepb1.jpg[/IMG]

<b>Formula di attivazione:</b> Nessuna
<b>Divisione:</b> Tutte
<b>Descrizione:</b> Potente incantesimo per creare buchi o voragini in muri, sul terreno o in altri oggetti. Per poter funzionare bisogna disegnare sulla zona interessata un cerchio virtuale con la mano e, a differenza di altri incantesimi, distrugge solo un unico obiettivo. Sugli oggetti è capace di creare un buco circolare con un raggio massimo di 1 m e una profondità piuttosto consistente di 1 metro e mezzo. Questa tecnica non alcun effetto se applicata su altre persone.
<b>Restrizioni:</b> Nessuna
<b>Consumo:</b> Medio</p>
[/QUOTE]
[QUOTE]
<p align="center">[color=red]<b>Sokatsui (Colpo del Fuoco Blu) - Hadou N° 33</b>[/color]

[IMG]http://img206.imageshack.us/img206/4636/fulmininn2.jpg[/IMG]

<b>Formula di attivazione:</b> <i>Supremi Regnanti, colui che è incoronato col nome di uomo, indossa una mascherda di sangue a carne, e ha dieci-mila ali fluttuanti! Con verità e moderazione, delicatamente fa scorrere le tue unghie contro la parete di un sogno che non conosce peccato!</i>
<b>Divisione:</b> Tutte
<b>Descrizione:</b> Arte demoniaca che porta alla concentrazione di reiatsu nel proprio palmo. Esso verrà espulso sotto forma di fulmini che si propagano in linea retta verso l'avversario. Si possono generare al massimo tre fulmini la cui traiettoria è irregolare e proprio per questo rendono più difficile l'evasione. Il raggio d'azione raggiunge al massimo i tre metri e un singolo fulmine può causare una ferita da ustione medio-leggera.
<b>Restrizioni:</b> Controllo del Reiatsu - Lv.1
<b>Consumo:</b> Medio</p>
[/QUOTE]
[QUOTE]
<p align="center">[color=red]<b>Shakkahoku (Colpo del Fuoco Rosso) - Hadou N° 31</b>[/color]

[IMG]http://img234.imageshack.us/img234/485/shakkahoumz2.jpg[/IMG]

<b>Formula di attivazione:</b> <i>Colui, incoronato cl nome di uomo, maschera di sangue e carne, 10000 immagini, sbattere d'ali! La violenta ed infernale turbolenza! Separando i mari cambia la marea verso il sud!</i>
<b>Divisione:</b> Tutte
<b>Descrizione:</b> Concentrando la propria energia nei palmi delle mani si è in grado di dare forma ad una sfera di colore rosso. Essa appare come un normale concentrato di Reiatsu ma ha effetti nettamente superiori alla norma. Può raggiungere la velocità fisica dell'utilizzatore e causare danni, entro un raggio massimo di 5 metri, da ustione Medio-Alti.
<b>Restrizioni:</b> Controllo del Reiatsu - Lv.2
<b>Consumo:</b> Medio-Alto</p>
[/QUOTE]
[QUOTE]
<p align="center">[color=red]<b>Senpa Nanida</b>[/color]

[IMG]http://img79.imageshack.us/img79/1046/senpananidayy3.jpg[/IMG]

<b>Formula di attivazione:</b> Nessuna
<b>Divisione:</b> Tutte
<b>Descrizione:</b> Arte demoniaca particolarmente interessante. Concentrando il proprio reiatsu nel palmo della mano si crea un semicerchio di energia visibile ad occhio nudo. Questo dev'essere indirizzato nella zona prescelta che diventerà sabbia all'istante. Ha un raggio di azione di 5 metri ed è capace di far cadere l'avversario in un terreno instabile, rendendolo così incapace a muoversi ed esposto ad un altro attacco.
<b>Restrizioni:</b> Nessuna
<b>Consumo:</b> Medio-Basso</p>
[/QUOTE]
[QUOTE]
<p align="center"><b>[color=red]Ekiseiza (Meditazione Combattiva)[/color]</b>

<b>Formula:</b> Nessuna
<b>Divisione:</b> III
<b>Descrizione:</b> Con un addestramento intenso e ripetuto di situazioni di combattimento, i membri di questa divisione stabiliscono “una condizione ideale di combattimento" unica sia nella mente che nel corpo. Durante una battaglia estesa, la mente dello Shinigami fornisce tranquillità interiore, grazie alla quale il corpo si muove più uniformemente e naturalmente. Grazie all'addestramento sono in grado di superare i loro limiti di forza più il combattimento è duraturo, in questo modo raggiungono una perfetta situazione di meditazione combattiva. Al livello fisico, tale meditazione rilassa e calma il corpo dell'utilizzatore permettendogli di liberare l'energia potenziale accumulata col progredire dello scontro. Per ogni turno che questa tecnica è attiva, lo Shinigami guadagna un bonus in forza, 1 tacca che si accumula col passare dei turni fino ad un massimo di tre tacche rispetto alla forza di base (1° Turno +1; 2° Turno +2; 3° Turno +3 ). La tecnica termina dopo 3 turni, dopo i quali il corpo e i muscoli devono recuperare lo sforzo e l'utilizzatore perde 2 tacche rispetto al valore di forza iniziale.
<b>Restrizioni:</b> Nessuna
<b>Grado:</b> Shinigami
<b>Consumo:</b> Medio-Alto</p>
[/QUOTE]
[QUOTE]
<p align="center">[color=red]<b>Beso de Abadon - Hadou N°72</b>[/color]

<b>Formula di attivazione:</b> Guardiano del mondo degli Inferi! Obbedisci al mio giuramento di sangue e apri il cancello che ci unisce, libera gli spiriti contro il mio nemico!
<b>Descrizione:</b> L'utilizzatore di questo Kidou apre un cancello temporaneo connesso con l’oltretomba e libera un numero definito di spiriti proporzionale alla quantità di Reiatsu impiegata. Tali spiriti sono in grado di attaccare l’avversario e di provocare al massimo una ferita di Medio-Bassa entità. Spesso viene impiegato questo Kidou per tenere impegnato l’avversario il quale, con un semplice colpo è in grado di eliminare uno di questi spiriti. Appena l’utilizzatore recita la formula si apre un cancello alto 20 piedi proveniente dall’inferno, rivelando un portale rosso e semi-celato dalla nebbia, dal quale provengono gli spiriti che attaccheranno l’avversario.
Tali spiriti scompaio se colpiti, oppure appena riescono a danneggiare l'avversario, le loro capacità sono pari ad un'energia inferiore rispetto all'utilizzatore e possono restare in campo inutilizzati per un massimo di 2 turni.
<b>Evocazioni:</b> Energia Verde 2 spiriti; Energia Rossa 4 spiriti; Energia Blu 6 spiriti; Energia Viola 8 spiriti; Energia Nera 10 spiriti; Energia Suprema 12 spiriti.
<b>Grado:</b> Shinigami
<b>Consumo:</b> Mezzo-Basso per ogni spirito</p>
[/QUOTE]
[QUOTE]
<p align="center">[color=red]<b>Severed Chain</b>[/color]

<b>Formula di Attivazione:</b> Nessuna
<b>Divisione:</b> XII
<b>Descrizione:</b> Una tecnica speciale nella quale l'utilizzatore rilascia un forte pugno alla spina o alla milza avversaria, utilizzando direttamente Reiatsu per impedire l'afflusso di energia. Il colpo, interrompendo l'afflusso di energia, riduce l'efficienza con cui l'energia spirituale viene rilasciata in tutto il corpo. Sotto l'effetto di questa tecnica, l'avversario sarà incapace di utilizzare del Reiatsu per potenziare singole parti del suo corpo.
Un esperto utilizzatore di questa tecnica può anche dirigere il colpo verso braccia, gambe o testa. Nel caso in cui venga diretto alle gambe la Velocità dell'obiettivo verrà ridotta di 1 tacca, se diretto alle braccia Forza e Zanjutsu verranno ridotti di una tacca, se diretto alla testa ridurrà tutte le statistiche di una tacca. Indirizzare questi colpi con maggiore precisione e in zone particolarmente critiche costituirà un consumo energetico maggiore.
<b>Restrizioni:</b> L'effetto che questa tecnica ha sull'avversario non può essere cumulabile ed ha effetto per un turno.
<b>Grado:</b> 8° Seggio
<b>Consumo:</b> Medio-Basso alla Spina e alla Milza; Medio alle Gambe; Medio-Alto alle braccia; Alto alla Testa.</p>
[/QUOTE]
[QUOTE]
<p align="center"><b>[color=red]Copia Marionetta - Bougyoudo N°42 [/color]</b>

<b>Formula:</b> <i>Saggezza Divina, Mano di un Marionettista. Dammi più forza di chi vive e respira. Donami la capacità di creare e infrangere i sogni di cui posso vederne l'entità.</i>
<b>Divisione:</b> VIII
<b>Descrizione:</b> Usando il proprio reiatsu si può creare una marionetta che abbia le stesse sembianze dell’utilizzatore. La marionetta ha la capacità di vedere, parlare ed anche annusare proprio come chi l’ha creata. Questo rende ancor più difficile la possibilità di distinguere la marionetta dall’originale. La marionetta ha una durata massima di 3 turni e può essere usata per qualsiasi scopo, anche come strumento di spionaggio. Essa però manca di abilità in Kidou e nell’utilizzo della Zampakuto, proprio per questo non resiste a lungo durante i combattimenti anche perché il suo reiatsu è circa 1/10 di chi l’ha evocata. Altro effetto sorprendente è che la marionetta ha una magia impressa su di essa. Quando viene distrutta, l’energia utilizzata per l’evocazione si dissolverà ricreandosi attorno a chi ha attaccato o inflitto il colpo di grazia a tale marionetta. In questo modo per la durata di un turno, l’avversario non potrà utilizzare alcuna arte magica. La Marionetta ha la resistenza massima di una ferita Media.
<b>Restrizioni:</b> Nessuna.
<b>Grado:</b> 8° Seggio
<b>Consumo:</b> Medio-alto</p>
[/QUOTE]
[/size]</p>


Edited by GÄþr¥³±WôRLd© - 2/6/2008, 21:27


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